Palantir ha dichiarato che la propria piattaforma militare Maven Smart System ha contribuito ad accelerare in modo significativo il processo di selezione e ingaggio dei bersagli da parte del Pentagono durante l’Operazione Epic Fury contro l’Iran. Nel corso della conferenza AIPCON, Cameron Stanley, responsabile della divisione digitale e di intelligenza artificiale del Dipartimento della Difesa statunitense, ha spiegato che il processo che va dall’identificazione di un obiettivo all’ordine di attacco oggi avviene all’interno di un unico sistema. In passato, invece, i militari dovevano operare contemporaneamente su otto o nove piattaforme diverse.
Secondo Stanley, in precedenza gli operatori erano costretti a trasferire manualmente i dati tra varie interfacce per completare quella che viene definita la “kill chain”, la sequenza operativa che collega l’intelligence alla fase di attacco.

Con Maven, invece, rilevamento, analisi e pianificazione delle operazioni vengono integrati in un’unica interfaccia operativa. Durante la presentazione, Palantir ha inoltre dichiarato apertamente il proprio supporto all’Operazione Epic Fury.
Le origini del sistema risalgono al 2016. Il Project Maven era stato inizialmente concepito per migliorare la velocità e la precisione delle decisioni militari attraverso l’analisi dei dati e algoritmi di visione artificiale. Il primo partner tecnologico del progetto fu Google, che tuttavia nel 2018 decise di ritirarsi dopo le proteste interne dei propri dipendenti. Stanley, che in passato aveva guidato direttamente il Project Maven, oggi dirige le iniziative di trasformazione digitale e di intelligenza artificiale del Pentagono.

Durante AIPCON molte azienda hnnao presentato sistemi autonomi, e i rappresentanti di Palantir hanno descritto Maven come una piattaforma in grado di integrare dati operativi, logiche decisionali e informazioni utili all’azione militare.
Uno degli architetti del sistema ha affermato che l’automazione avrebbe drasticamente ridotto il numero di analisti necessari per la selezione degli obiettivi: invece dei circa 2.000 ufficiali di intelligence precedentemente coinvolti, sarebbero sufficienti circa 20 specialisti.
Non esistono tuttavia conferme indipendenti di questa stima, che va quindi considerata come una dichiarazione dell’azienda.
Particolare attenzione ha suscitato anche uno screenshot mostrato durante la presentazione, che raffigurava una mappa dell’Iran all’interno dell’interfaccia Maven. Durante l’intervento di Stanley è stata proiettata una mappa del Medio Oriente con decine di indicatori rossi all’interno del territorio iraniano, alcuni dei quali contrassegnati come quartier generali militari.
In uno dei fotogrammi della registrazione della conferenza è visibile un indicatore nell’area di Minab, dove un missile ha colpito nei pressi di una scuola femminile situata vicino a un obiettivo militare. Secondo la fonte, diversi indicatori sembravano riprodurre visivamente la mappa degli attacchi che l’esercito statunitense aveva già mostrato in precedenza ai giornalisti.

La retorica adottata durante l’evento è stata particolarmente esplicita.
Stanley ha definito Maven un “sistema incredibile”, sottolineando che l’esercito non ha bisogno di “combattimenti leali” quando la tecnologia consente di vincere più rapidamente e riportare a casa i soldati americani.
Anche l’amministratore delegato di Palantir, Alex Karp, nel suo discorso di apertura all’AIPCON ha assunto una posizione molto netta, dichiarando che l’azienda non ha alcuna intenzione di ridurre il proprio supporto all’esercito statunitense e che considera questo contributo motivo di orgoglio.

Questa vicenda è rilevante non solo per l’ultimo progetto militare di Palantir.
Il caso Maven mostra infatti come l’intelligenza artificiale in ambito militare stia evolvendo da strumenti analitici sperimentali a sistemi operativi in grado di ridurre direttamente il tempo tra l’individuazione di un bersaglio e l’attacco.
Parallelamente, però, aumenta anche il costo potenziale degli errori: più la catena decisionale diventa rapida e automatizzata, più urgenti diventano le questioni legate alla verifica dei dati, alla supervisione umana e alle possibili conseguenze per i civili.
