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La laurea in informatica non è più una garanzia di lavoro. l’AI ruba i posti (e i colloqui)

La laurea in informatica non è più una garanzia di lavoro. l’AI ruba i posti (e i colloqui)

16 Ottobre 2025 18:26

Un tempo, una laurea in informatica rappresentava una garanzia di successo. Stipendi competitivi, benefit generosi e possibilità di impiego immediato erano la norma. Oggi, però, per molti giovani laureati nel 2025 la realtà si è rivelata ben diversa.

Azka Azmi, neolaureata in primavera, ha raccontato al Toronto Star di aver inviato centinaia di candidature senza ottenere nemmeno una risposta. «È come parlare con una macchina», ha spiegato, descrivendo un processo di selezione sempre più impersonale e frustrante.

Le statistiche confermano questa tendenza. In Ontario, le opportunità di lavoro nel settore dello sviluppo software e della programmazione sono diminuite del 25% tra il 2020 e il 2024. Le posizioni entry-level – tradizionalmente il primo passo nel mondo IT – stanno scomparendo, schiacciate da una combinazione di fattori: l’automazione spinta dall’intelligenza artificiale, l’incertezza economica e la crescita esponenziale dei laureati in informatica.

Alla Toronto Metropolitan University, ad esempio, il numero di studenti iscritti a corsi di informatica è passato da circa 690 nel 2016 a oltre 2.000 nel 2024. Incrementi simili si sono registrati anche in altri atenei canadesi come Waterloo, York e Wilfrid Laurier.

Eric Alexander, direttore senior dell’agenzia di reclutamento tecnologico Arcadia, ha sottolineato che negli ultimi dieci anni i giovani sono stati fortemente incoraggiati a scegliere la carriera informatica. Tuttavia, oggi il mercato è saturo: ci sono troppi candidati e troppo poche posizioni disponibili.

A complicare ulteriormente la ricerca di lavoro interviene l’intelligenza artificiale, impiegata dalle aziende per filtrare i curriculum e persino per redigere le risposte ai candidati. Alcune imprese inseriscono dettagli specifici o “trappole” nei propri annunci per smascherare le candidature generate automaticamente: una presentazione a tema golfistico o la ricetta di un dolce francese, per esempio, diventano test nascosti per verificare l’autenticità delle candidature.

Nel frattempo, cresce la pressione tra gli studenti. Un dottorando dell’Università di Toronto ha raccontato che molti colleghi vivono in uno stato di ansia costante, tanto da rischiare il burnout. La competizione accesa e l’ambiente accademico estremamente competitivo stanno incidendo sulla salute mentale di molti giovani.

Chrisee Zhu, studentessa della stessa università, ha deciso di ridurre la propria specializzazione in informatica a un semplice corso minore, sopraffatta dallo stress legato agli stage e alla preparazione continua per i colloqui di lavoro. «Durante i lavori di gruppo nessuno riusciva a concentrarsi», ha raccontato, «tutti pensavano solo a come esercitarsi per le selezioni o candidarsi per un nuovo tirocinio».

Anche Elliot Chen, laureato in informatica, ha vissuto difficoltà simili: dopo aver inviato centinaia di curriculum e ricevuto solo rifiuti per la scarsa esperienza, ha scelto di iscriversi a un master. Tuttavia, ha ricevuto ancora meno risposte dai datori di lavoro rispetto a quando era studente universitario.

Eyal de Lar, presidente del Dipartimento di Informatica dell’Università di Toronto, offre però una visione più ottimistica. Secondo lui, l’intelligenza artificiale non ridurrà drasticamente i posti di lavoro nel settore, ma potrebbe anzi generarne di nuovi. Ricorda che dopo la crisi delle dot-com, circa 15 anni fa, le iscrizioni ai corsi di informatica erano crollate, ma il mercato si è poi ripreso, superando in seguito la domanda di competenze.

«Questo è solo un momento di transizione, non la fine di un’era», ha dichiarato, invitando i giovani a non perdere di vista l’importanza dei rapporti umani e della comunicazione diretta.

Tuttavia, per molti neolaureati, la realtà resta dura. Oggi l’intelligenza artificiale non solo sostituisce il lavoro umano in azienda, ma sembra anche aver preso il posto dell’umanità stessa nei processi di selezione. Quando il destino professionale di un candidato viene deciso da un algoritmo e le offerte richiedono “un anno di esperienza” a chi ancora non ha avuto occasione di lavorare, il mito dorato dell’informatica sembra dissolversi.

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