
Il lavoro da remoto, ha dato libertà ai dipendenti, ma con essa è arrivata anche la sorveglianza digitale.
Ne abbiamo parlato qualche tempo fa in un articolo riportando che tali strumenti di monitoraggio stanno arrivando anche all’interno di Microsoft teams. Pertanto, al posto dello sguardo fisso del capo, questo ruolo verrà sempre più svolto dagli “algoritmi” che monitoreranno per quanto tempo le applicazioni rimangono aperte, quali siti web vengono visitati e con quanta attività viene mosso il mouse e premuto i tasti.
Sistemi avanzati analizzano persino le espressioni facciali e il modo in cui i dipendenti camminano davanti a una webcam. Ma questi strumenti sottolineando al tempo stesso i limiti intrinseci della raccolta di dati personali.
Tuttavia, per molti lavoratori, tale monitoraggio non è visto come una preoccupazione, ma come una sfiducia e una violazione della privacy. Sondaggi e dati dell’American Psychological Association collegano la sorveglianza costante a un aumento dello stress, a un peggioramento del benessere psico-emotivo e al desiderio di lasciare il lavoro.
La necessità di trasmettere immagini da webcam o informazioni mediche sensibili è particolarmente pressante. Le persone chiedono spiegazioni chiare sul motivo per cui i dati vengono raccolti e con chi possono essere condivisi.
Lo sguardo gelido degli algoritmi non è meno pericoloso. I programmi mancano di contesto e scambiano facilmente telefonate o documenti per inattività. Questo porta i dipendenti a fingere un’attività frenetica per il bene degli indicatori di performance, e gli esperti del National Employment Law Project degli Stati Uniti hanno documentato casi di sanzioni ingiustificate e difficili da contestare quando la decisione viene effettivamente presa dal sistema.
Nei magazzini e nella logistica, dove ogni movimento è digitalizzato, la pressione è particolarmente intensa: la fretta di rispettare gli standard si traduce in dolore fisico, affaticamento e burnout. Secondo NELP, la sorveglianza digitale ha anche un impatto sui diritti dei lavoratori, ostacolando l’organizzazione dei lavoratori e fornendo alle aziende uno strumento per la rilevazione precoce dell’attività sindacale, con il pretesto di analizzare altri parametri.
Le regole del gioco stanno cambiando lentamente. Negli Stati Uniti, i datori di lavoro sono tenuti a fornire un avviso sulla raccolta dei dati, ma questi requisiti sono limitati, quindi gli stati stanno cercando di introdurre misure di salvaguardia proprie. La California sta discutendo di vietare i sistemi che riconoscono emozioni, andatura o espressioni facciali e trasmettono dati a terzi.
Nel frattempo, il Massachusetts sta promuovendo una legislazione che proteggerebbe i lavoratori dall’abuso della sorveglianza digitale. Nel frattempo, le autorità federali stanno cercando un approccio unificato alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, il che potrebbe indebolire le iniziative locali. Pertanto, l’interesse per la contrattazione collettiva come mezzo valido per combattere la sorveglianza eccessiva sta crescendo.
I sostenitori di un approccio più cauto insistono sul fatto che tali strumenti siano significativi solo quando aiutano a identificare le tendenze generali e a migliorare i processi, piuttosto che trasformare le persone in parametri. Dove rispetto, autonomia e condizioni di lavoro sicure permangono, la produttività emerge in modo naturale, senza una telecamera onnipresente che controlla ogni mossa.
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