
Von der Leyen lancia “AI First” all’Italian Tech Week: tre ostacoli da abbattere e una startup da 2 miliardi persa per strada
Torino, 3 ottobre 2025. Davanti a migliaia di imprenditori e investitori alle OGR, Ursula von der Leyen ha lanciato la sua visione: “AI First”, l’intelligenza artificiale prima di tutto. E per spiegare l’urgenza di questa rivoluzione, la presidente della Commissione europea ha raccontato una storia che brucia ancora: quella della startup italiana Kong, costretta ad attraversare l’Atlantico per trovare chi credesse in lei.
Tutto ha inizio con due ragazzi milanesi, in uno scantinato, con un’idea vincente. Tre anni a cercare finanziamenti in Italia: nessuno disposto a rischiare. Nel 2010, Kong (gestione dell’infrastruttura digitale cloud) sbarca negli Stati Uniti. In pochi giorni trova i primi investitori. Oggi quella startup vale 2 miliardi di dollari e il suo logo illumina Times Square.
È questa la storia che von der Leyen ha scelto come manifesto del problema europeo: il talento c’è, ma manca un ecosistema, un terreno di coltura dove farlo crescere. Osservando la platea dell’Italian Tech Week, ha dichiarato: “Vedo questo pubblico e penso che il talento non vi manca”, aggiungendo: “Il problema è che il talento da solo non basta: serve un ambiente che sappia riconoscerlo.”

Ma dal 2010, qualcosa è cambiato: in Italia gli investimenti in venture capital sono aumentati del 600% nell’ultimo decennio. Ma non basta. Von der Leyen ha identificato tre barriere che l’Europa deve superare per competere nella corsa globale all’AI.
Quindi, in Europa il problema non è la scarsità di denaro: il risparmio delle famiglie raggiunge 1.400 miliardi di euro, contro gli 800 miliardi degli Stati Uniti. Ciò che manca è il capitale di rischio. Solo il 24% della ricchezza finanziaria europea è investita in equity, contro il 42% americano.
E la risposta? Un fondo multimiliardario. Si chiama Scaleup Europe, che investirà in intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e clean tech.

Come evitare che una startup debba affrontare 27 legislazioni diverse per espandersi in Europa? Von der Leyen ha proposto il “28° regime”: un insieme unico di norme valide per tutta l’Unione.
“Una startup di San Francisco può espandersi facilmente in tutti gli Stati Uniti. In Europa dobbiamo avere la stessa possibilità”, ha sottolineato la presidente.
Il punto più doloroso. La lentezza nell’adozione tecnologica, lo stesso errore che trent’anni fa ha fatto perdere all’Europa la rivoluzione digitale. Von der Leyen ha scelto di non ripeterlo.
La strategia si chiama “AI al primo posto“: davanti a ogni problema, la prima domanda dev’essere “come può aiutarci l’intelligenza artificiale?”.
A Torino, città dell’automobile, la presidente ha lanciato l’idea di una rete di città europee per testare veicoli autonomi. Sessanta sindaci italiani hanno già alzato la mano.

La presidente della Commissione europea, medico di formazione, si dichiara stupita da quello che oggi si può fare in medicina con l’aiuto delle nuove tecnologie. Diagnosi precoci, sviluppo accelerato di farmaci innovativi, assistenza personalizzata.
“L’adozione dell’AI deve essere diffusa e l’Europa vuole contribuire ad accelerarla. Creeremo una rete europea di centri di screening medico avanzati basati sull’AI”, ha annunciato. Un’assistenza di prima classe in ogni parte d’Europa.

Come abbiamo già raccontato su Red Hot Cyber, i supercomputer sono macchine capaci di eseguire miliardi di miliardi di operazioni al secondo. Ma perché sono cruciali per l’intelligenza artificiale?
La risposta è semplice: addestrare un modello AI richiede una potenza di calcolo immensa. Raggiungere capacità di calcolo nell’ordine dei PetaFLOPS, testare milioni di parametri su miliardi di dati. Senza supercomputer, l’AI moderna non esisterebbe.
Dieci anni fa, solo uno dei dieci supercomputer più potenti al mondo era in Europa. Oggi quattro sono tra i primi dieci, e due sono in Italia. “Abbiamo smentito gli scettici”, ha dichiarato von der Leyen con orgoglio.
È la prova che l’Europa può competere quando investe con convinzione. Ma nella corsa all’intelligenza artificiale, avere l’hardware non basta: serve anche un ecosistema che sappia sfruttarlo. Ed è proprio qui che i tre ostacoli identificati dalla presidente diventano determinanti.
La corsa all’intelligenza artificiale è appena iniziata. Resta da vedere se questa volta l’Europa riuscirà davvero a trattenere i suoi Kong prima che attraversino l’oceano.
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