Si chiama Carmelo Miano, il giovane di 24 anni nato a Sciacca e residente a Gela, che è stato arrestato il 2 ottobre con l’accusa di aver violato diversi sistemi informatici sensibili. Tra questi, spiccano i server del ministero della Giustizia e di varie procure italiane.
L’arresto, eseguito dalla procura di Napoli, lo vede accusato di accesso abusivo a sistemi informatici, con l’aggravante di aver introdotto malware per acquisire informazioni riservate e accedere a capitali digitali. Secondo il procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo e il procuratore Nicola Gratteri, Miano si è reso protagonista di una serie di crimini cibernetici che hanno messo a rischio la sicurezza di diverse infrastrutture statali.
Miano, che vive a Roma e lavora come programmatore informatico, è accusato anche di aver ottenuto accesso a un documento segreto della Guardia di Finanza, datato 22 dicembre 2023, che lo riguardava direttamente poiché era sotto inchiesta a Brescia. Attraverso i suoi attacchi, ha violato i sistemi di vari enti, accumulando un bottino di tre milioni di euro in bitcoin, successivamente sequestrati.
Advertising
Nell’inchiesta risultano coinvolti altri tre individui, e Miano utilizzava false identità e un sistema cifrato per operare nell’ombra. Il giovane hacker sembra aver focalizzato la sua attenzione principalmente sulla criminalità organizzata, trascurando però il terrorismo.
Come riusciva a violare le reti
Miano, utilizzando le credenziali di un amministratore di sistema, ha scalato diversi livelli di sicurezza informatica. Tra i suoi obiettivi vi era anche la Procura di Gela, le cui mail consultava quotidianamente attraverso la webmail.
Ha infettato i computer di due dipendenti del ministero, rubando dati come username e password salvate nei browser, ed è riuscito ad accedere al portale sanitario della Guardia di Finanza, prelevando documenti contenenti informazioni riservate.
Secondo il Messaggero, l’inchiesta coinvolge anche funzionari pubblici ignoti, i quali avrebbero inavvertitamente aiutato Miano accettando i malware inviati da account riconducibili a lui. Questo ha permesso al giovane hacker di raccogliere informazioni, cambiare password e cancellare le tracce delle sue attività. Per evitare ulteriori fughe di notizie, l’ordinanza di arresto nei suoi confronti è stata stampata a mano e consegnata fisicamente, bypassando i soliti sistemi informatici per motivi di sicurezza.
Gli sviluppi
Questi fatti rientrano in una più ampia operazione che coinvolge altre tre persone già iscritte nel registro degli indagati. Durante le indagini, sono stati sequestrati terabyte di dati riservati, tra cui file rubati dai server della Procura di Brescia, dove Miano era inizialmente sotto indagine. Le autorità sospettano che l’hacker abbia esfiltrato migliaia di documenti giudiziari, mettendo in seria difficoltà il ministero della Giustizia e costringendo i magistrati a ritornare a metodi di comunicazione più tradizionali, per evitare ulteriori compromissioni dei loro sistemi digitali.
Advertising
L’inchiesta, che sembra solo all’inizio, ha già messo in evidenza come il ventiquattrenne sia stato capace di scardinare le difese di vari sistemi statali, mettendo in serio pericolo la sicurezza delle infrastrutture e delle informazioni sensibili in Italia.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
Dopo il successo delle scorse edizioni, Red Hot Cyber è lieta di annunciare una nuova live-class del corso "Dark Web & Cyber Threat Intelligence". A differenza dei corsi e-learning pre-registrati, queste lezioni online in tempo reale, condotte dal professor Pietro Melillo, offrono un’esperienza formativa interattiva e coinvolgente, ideale per approfondire i contenuti e affrontare casi pratici.
Le Live Class sono progettate per garantire un apprendimento mirato e personalizzato, con un massimo di 14 partecipanti per sessione. Questo consente di adattare il percorso formativo alle esigenze specifiche, ma anche di mantenere alta la qualità: i posti sono limitati e nelle scorse edizioni sono andati in sold-out due settimane prima dell’inizio. Prenota subito per assicurarti il tuo posto!
Docente: Pietro Melillo, PhD presso l’Università del Sannio e docente presso IUSI University
Livello: Intermedio
Durata: 15 ore in Live Class con docente dal vivo
Prerequisiti: Navigazione Internet e conoscenze base di sicurezza informatica
Certificazione : Cyber Threat Intelligence Professional (CTIP) previo superamento dell’esame finale
Opportunità post-corso: Accesso al laboratorio operativo DarkLab per attività pratiche di intelligence
Al termine del corso, potrai accedere all’esclusivo Laboratorio di Intelligence DarkLab, un ambiente operativo dove mettere in pratica le competenze acquisite. Sarà l’occasione per sperimentare attività di investigazione nel Dark Web, analisi delle minacce e redazione di report di intelligence e ricerche approfondite.