Cloudflare ha registrato un’interruzione significativa nella mattina del 5 dicembre 2025, quando alle 08:47 UTC una parte della propria infrastruttura ha iniziato a generare errori interni. L’incidente, che ha avuto una durata complessiva di circa 25 minuti, si è concluso alle 09:12 con il ripristino completo dei servizi.
Secondo l’azienda, circa il 28% del traffico HTTP gestito globalmente è stato coinvolto. L’impatto ha riguardato solo clienti che utilizzavano una combinazione specifica di configurazioni, come spiegato dai tecnici.
Cloudflare ha chiarito che il disservizio non è stato collegato ad alcuna attività ostile: nessun attacco informatico, tentativo di intrusione o comportamento malevolo ha contribuito all’evento. A causare il problema è stato invece un aggiornamento introdotto per mitigare una vulnerabilità recentemente resa pubblica e legata ai componenti React Server, identificata come CVE-2025-55182.
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Come si è arrivati all’incidente
Il disservizio è nato da una modifica al sistema di analisi dei body delle richieste HTTP, parte delle misure adottate per proteggere gli utenti di applicazioni basate su React. La modifica prevedeva l’aumento del buffer di memoria interno del Web Application Firewall (WAF) da 128 KB a 1 MB, valore che si allinea al limite predefinito nei framework Next.js.
Questa prima variazione è stata diffusa con un rollout progressivo. Durante l’implementazione, i tecnici hanno rilevato che uno strumento di test WAF interno non era compatibile con il nuovo limite. Ritenendo quel componente non necessario per il traffico reale, Cloudflare ha proceduto con una seconda modifica destinata a disabilitarlo.
È stata questa seconda modifica, distribuita con il sistema di configurazione globale – che non prevede rollout graduali – a generare la catena di eventi che ha portato agli errori HTTP 500. Il sistema ha raggiunto rapidamente ogni server della rete in pochi secondi.
A quel punto, una particolare versione del proxy FL1 si è trovata a eseguire una porzione di codice Lua contenente un bug latente. Il risultato è stato il blocco dell’elaborazione di alcune richieste e la restituzione di errori 500 da parte dei server coinvolti.
Chi è stato colpito
A essere interessati, riportano gli ingegneri di Cloudflare, sono stati i clienti che utilizzavano il proxy FL1 insieme al Cloudflare Managed Ruleset. Le richieste verso i siti configurati in questo modo hanno iniziato a rispondere con errori 500, con pochissime eccezioni (come alcuni endpoint di test, ad esempio /cdn-cgi/trace).
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Non sono stati invece colpiti i clienti che utilizzavano configurazioni differenti o quelli serviti dalla rete Cloudflare operante in Cina.
La causa tecnica
Il problema è stato ricondotto al funzionamento del sistema di regole utilizzato dal WAF. Alcune regole, tramite l’azione “execute”, attivano la valutazione di set di regole aggiuntivi. Il sistema killswitch, utilizzato per disattivare rapidamente regole problematiche, non era mai stato applicato fino a quel momento a una regola con azione “execute“.
Quando la modifica ha disabilitato il set di test, il sistema ha saltato correttamente l’esecuzione della regola, ma non ha gestito l’assenza dell’oggetto “execute” nella fase successiva di elaborazione dei risultati. Da qui l’errore Lua che ha generato gli HTTP 500.
Cloudflare ha precisato che questo bug non esiste nel proxy FL2, scritto in Rust, grazie al diverso sistema di gestione dei tipi che evita questi scenari.
Collegamento con l’incidente del 18 novembre
La società ha ricordato come una dinamica simile si fosse verificata il 18 novembre 2025, quando un’altra modifica non correlata causò un malfunzionamento diffuso. In seguito a quell’episodio erano stati annunciati diversi progetti per rendere più sicuri gli aggiornamenti di configurazione e ridurre l’impatto di singoli errori.
Tra le iniziative ancora in corso figurano:
un sistema più rigido di versioning e rollback,
procedure “break glass” per mantenere operative funzioni critiche anche in condizioni eccezionali,
una gestione fail-open nei casi di errore di configurazione.
Cloudflare ha ammesso che, se queste misure fossero già state pienamente operative, l’impatto dell’incidente del 5 dicembre sarebbe potuto essere più contenuto. Per il momento, l’azienda ha sospeso ogni modifica alla rete finché i nuovi sistemi di mitigazione non saranno completi.
Cronologia essenziale dell’evento (UTC)
08:47 – Inizio dell’incidente dopo la propagazione della modifica di configurazione
08:48 – Impatto esteso a tutta la parte di rete coinvolta
08:50 – Il sistema di alerting interno segnala il problema
09:11 – Revoca della modifica di configurazione
09:12 – Ripristino completo del traffico
Cloudflare ha ribadito le proprie scuse ai clienti e ha confermato la pubblicazione, entro la settimana successiva, di un’analisi completa sui progetti in corso per migliorare la resilienza dell’intera infrastruttura.
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Bajram Zeqiri è un esperto di cybersecurity, cyber threat intelligence e digital forensics con oltre vent'anni di esperienza, che unisce competenze tecniche, visione strategica creare la resilienza cyber per le PMI. Fondatore di ParagonSec e collaboratore tecnico per Red Hot Cyber, opera nella delivery e progettazione di diversi servizi cyber, SOC, MDR, Incident Response, Security Architecture, Engineering e Operatività. Aiuta le PMI a trasformare la cybersecurity da un costo a leva strategica per le PMI.
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