L’Italia è finita ancora una volta nel mirino del collettivo hacktivista filorusso NoName057(16). Dopo i pesanti disservizi che hanno colpito l‘Università La Sapienza e le Gallerie degli Uffizi all’inizio di questa settimana.
L’offensiva digitale russa ha colpito amministrazioni locali, sollevando allarmi sulla sicurezza delle infrastrutture in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
DDoS e “Russofobia”: l’Italia sotto assedio digitale
Nelle ultime ore, il gruppo NoName057(16) ha rivendicato attraverso il proprio canale Telegram (in lingua Italiana e Russa) una nuova ondata di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) contro diversi portali istituzionali italiani.
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Il “movente”, secondo i messaggi postati dai pirati informatici, sarebbe la presunta “russofobia” del governo e delle istituzioni italiane.
I bersagli inclusi all’interno dei loro comunicati sono:
Città di Parma e Città di Reggio Emilia
Comune di Giugliano in Campania
Consiglio Regionale della Valle d’Aosta
Operatore mobile Acantho
Gli attacchi DDoS, pur non comportando solitamente la sottrazione di dati sensibili, mirano a saturare i server rendendo i servizi inutilizzabili, un atto che il collettivo utilizza come forma di propaganda politica e pressione psicologica.
L’affondo sulle Olimpiadi: le telecamere hackerate “come noci”
Se l’offensiva DDoS rappresenta la routine del collettivo, un secondo post pubblicato da NoName057(16) alza il livello della provocazione. Gli hacker hanno diffuso una composizione di immagini provenienti da telecamere di videosorveglianza private e pubbliche, sostenendo di aver violato i sistemi di sicurezza italiani con estrema facilità.
Nel messaggio, intriso di sarcasmo, il gruppo punta il dito contro l’organizzazione delle Olimpiadi Invernali 2026:
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“Le autorità italiane non si preoccupano affatto della sicurezza informatica dei loro cittadini, anche alla vigilia delle Olimpiadi. […] Da diversi giorni hackeriamo le telecamere italiane come se stessimo spaccando noci.”
Le immagini mostrano interni di uffici, server room, parcheggi e aree di accoglienza, suggerendo una vulnerabilità diffusa dei sistemi IoT (Internet of Things) e dei circuiti chiusi (CCTV).
Sebbene non sia chiaro se si tratti di intrusioni recenti o di un collage di vulnerabilità note, il tempismo e il riferimento ai Giochi Olimpici confermano la volontà di minare la fiducia nelle capacità difensive del Paese.
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