
Benvenuti al nostro secondo appuntamento! La scorsa settimana, abbiamo esplorato il campo di battaglia della mente umana, comprendendo come la coevoluzione tra hacker e difensori sia una partita a scacchi psicologica, e come i nostri bias cognitivi e schemi mentali siano i veri punti di accesso per chi vuole attaccarci.
Oggi, è il momento di passare all’azione!
Non ci concentreremo sulle vulnerabilità, ma su come trasformarle in punti di forza.
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L’obiettivo? Costruire la nostra resilienza digitale.
La resilienza, nella sua accezione più ampia, è la capacità di un sistema di adattarsi e riprendersi dopo un evento traumatico. Nel nostro contesto, non si tratta solo di resistere a un attacco, ma di uscirne più forti e consapevoli.
Come un muscolo che si irrobustisce dopo ogni sforzo, la nostra mente può diventare più agile e preparata a riconoscere e contrastare le minacce digitali.
Il coaching, in questo processo, agisce come un personal trainer per il nostro cervello. Aiuta a identificare i nostri schemi di pensiero, a sfidare le credenze limitanti e a costruire nuove abitudini mentali che favoriscono la vigilanza e la reazione consapevole.
Per comprendere a fondo questo concetto, possiamo guardare a una scuola di pensiero millenaria: lo Stoicismo. Filosofi come Seneca e Marco Aurelio ci hanno lasciato un’eredità preziosa su come affrontare l’incertezza e la paura.
Ci insegnano a distinguere ciò che possiamo controllare da ciò che non possiamo.
Possiamo controllare le nostre azioni, le nostre scelte, la nostra attenzione, ma non possiamo controllare l’esistenza degli hacker o la natura di un attacco.
Dobbiamo quindi concentrarci sull’unica cosa che possiamo realmente fortificare: noi stessi.
La premeditatio malorum è una pratica stoica che consiste nel visualizzare in anticipo gli scenari peggiori per preparare la mente a una potenziale avversità. Non si tratta di essere pessimisti, ma di prepararsi a gestire gli imprevisti in modo lucido e calmo, riducendo l’impatto emotivo quando si verificano.
Nel contesto della cybersecurity, questa pratica è il cuore di un approccio proattivo. Invece di attendere l’attacco, occorre mettersi in condizione di affrontarlo prima che accada e il coaching eleva proprio questa pratica, trasformandola da un semplice esercizio mentale in un vero e proprio piano di risposta e di azione.
Come un coach può aiutarci a usare la premeditatio malorum:
Un coach ci spinge a sfidare le nostre convinzioni e a vedere gli errori come occasioni di crescita.
Nel mondo digitale, la nostra prima linea di difesa non sono solo gli antivirus o i firewall, ma la nostra stessa mente.
La resilienza digitale è la capacità di resistere e recuperare dagli attacchi cibernetici, e si basa in gran parte sulle nostre decisioni e sul nostro comportamento.
Gli attacchi più subdoli non puntano a forzare un sistema, ma a ingannare la persona che lo usa.
Proprio per questo, allenare la nostra mente a riconoscere le minacce e a reagire in modo consapevole è fondamentale.
Qui di seguito, ho aggiunto alcuni esempi di semplici esercizi pratici che si possono applicare subito nella nostra quotidianità per costruire un atteggiamento proattivo e difensivo.
Obiettivo: riconoscere e disinnescare la manipolazione psicologica prima di agire. Questo esercizio ci aiuta a superare le trappole cognitive basate sull’urgenza o l’emotività, tipiche del social engineering.
Esercizio: la prossima volta che riceviamo una comunicazione che ci spinge ad agire in fretta – che si tratti di un’email di phishing che simula un’emergenza aziendale o un messaggio che richiede un’azione immediata – fermiamoci.
Non rispondiamo subito. Facciamo una pausa e applichiamo la “regola dei 3 S”:
Obiettivo: trasformare l’impulso in un’azione consapevole, riducendo i rischi legati ai clic automatici e alla fretta.
Questo esercizio si basa sul principio di thinking slow per prevenire errori che possono compromettere la sicurezza.
Esercizio: per una settimana, introduciamo una pausa di 15 secondi ogni volta che dobbiamo cliccare su un link, scaricare un allegato o eseguire un comando. In quei 15 secondi, non pensiamo a nient’altro se non a una domanda chiave: “Ho verificato la fonte?”
Questo piccolo rituale ci aiuterà a creare una barriera mentale contro le minacce e a trasformare una reazione istintiva in una decisione analitica e consapevole.
Obiettivo: applicare le metodologie di analisi del rischio al nostro profilo personale e professionale. Dobbiamo sviluppare una mentalità proattiva e difensiva, identificando le nostre vulnerabilità prima che possano essere sfruttate.
Esercizio: dedichiamo 10 minuti a un threat modeling del nostro profilo personale. Poniamoci queste domande:
In questo viaggio, abbiamo compreso che la vera sicurezza non risiede solo in software all’avanguardia o protocolli rigidi, ma nella fortezza interiore che costruiamo.
Abbiamo smesso di essere semplici bersagli passivi per trasformarci in difensori consapevoli, capaci di anticipare e disinnescare la minaccia prima che ci colpisca.
Il Coaching, unito alla saggezza millenaria dello Stoicismo e alla potente pratica della Premeditatio Malorum, ci ha fornito una mappa per navigare nel campo minato del mondo digitale.
Non si tratta di eliminare il rischio, ma di imparare a danzare con l’incertezza, a trasformare la paura in azione lucida e ogni errore in un trampolino di lancio verso una maggiore resilienza.
Come un muscolo che si irrobustisce dopo ogni sforzo, la nostra mente può diventare più agile e preparata a riconoscere e contrastare le minacce.
La nostra resilienza non è una dote innata, ma un’abilità che si costruisce, passo dopo passo, un pensiero consapevole dopo l’altro.
La sicurezza non è una destinazione, ma un percorso di crescita continua!
La prossima settimana, spingeremo la nostra esplorazione ancora oltre, scavando nel ruolo profondo e spesso sottovalutato delle discipline umanistiche e della filosofia nella cybersecurity.
Siete pronti a fare un ulteriore salto di consapevolezza? Vi aspetto.
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