Gli utenti di lingua cinese sono stati presi di mira da una nuova campagna di SEO Poisoning che utilizza falsi siti web di app popolari per distribuire malware nei risultati di ricerca. Secondo un rapporto di Fortinet FortiGuard Labs, gli aggressori hanno utilizzato plugin SEO per ottenere un posizionamento elevato su Google e hanno registrato domini quasi indistinguibili da quelli originali. Le sostituzioni utilizzavano modifiche minime ai caratteri e descrizioni credibili, che inducevano le vittime a scaricare programmi di installazione infetti invece delle app originali.
Attraverso questo schema, sono state introdotte nei dispositivi modifiche del trojan RAT della famiglia Gh0st RAT: varianti di HiddenGh0st e Winos (ValleyRAT). Quest’ultimo è associato al gruppo Silver Fox (SwimSnake, Valley Thief, UTG-Q-1000, Void Arachne), attivo almeno dal 2022.
L’attacco è iniziato quando gli utenti cercavano prodotti come DeepL Translate, Google Chrome, Signal, Telegram , WhatsApp e WPS Office su Google. Invece di risorse ufficiali, sono finiti su copie accuratamente costruite, il cui download veniva avviato tramite programmi di installazione trojanizzati.
Advertising
Il processo era controllato da uno script che formava una catena a più fasi: prima veniva richiesto un file JSON con un collegamento aggiuntivo, quindi il nuovo JSON puntava all’indirizzo di download finale del pacchetto dannoso. All’interno del programma di installazione era presente un modulo DLL che eseguiva controlli per bypassare l’analisi. Estraeva una seconda libreria, il cui compito era sovraccaricare gli strumenti di analisi, costringendoli a consumare risorse e rallentarli.
La stessa libreria garantiva la decompressione e l’avvio del payload principale. In precedenza, veniva verificata la presenza dell’antivirus 360 Total Security. Se l’antivirus era installato, il malware utilizzava l’intercettazione dell’oggetto COM TypeLib per insinuarsi nel sistema ed eseguire il file insalivation.exe. In assenza di un antivirus, l’infiltrazione veniva garantita tramite un collegamento di Windows che puntava allo stesso file eseguibile.
La fase finale prevedeva il caricamento di AIDE.dll, che attivava tre componenti chiave. Il primo era il modulo C2, che gestiva la comunicazione crittografata con il server remoto e caricava plugin aggiuntivi. Il secondo era Heartbeat, che raccoglieva informazioni di sistema, incluso un elenco dei processi in esecuzione, e verificava le funzionalità di sicurezza. Il terzo era Monitor, che monitorava l’attività degli utenti, verificava il mantenimento della stabilità e inviava regolarmente segnali al server di controllo.
Le funzioni di controllo includevano la possibilità di installare plugin, intercettare l’input da tastiera e il contenuto degli appunti e rubare i portafogli di criptovalute associati a Ethereum e Tether. Alcuni plugin offrivano la possibilità di acquisire screenshot, precedentemente registrati come parte del toolkit Winos.
Gli esperti sottolineano che gli installer contenevano sia un’applicazione legittima che una parte dannosa , motivo per cui gli utenti non si sono accorti dell’infezione. Inoltre, i falsi sono arrivati persino ai primi posti dei risultati di ricerca, il che rende il controllo dei nomi di dominio e delle fonti di download una misura di sicurezza fondamentale.
Advertising
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
ICT CISO e Cyber Security Manager con oltre vent’anni di esperienza tra settore pubblico e privato, ha guidato progetti di sicurezza informatica per realtà di primo piano. Specializzato in risk management, governance e trasformazione digitale, ha collaborato con vendor internazionali e startup innovative, contribuendo all’introduzione di soluzioni di cybersecurity avanzate. Possiede numerose certificazioni (CISM, CRISC, CISA, PMP, ITIL, CEH, Cisco, Microsoft, VMware) e svolge attività di docenza pro bono in ambito Cyber Security, unendo passione per l’innovazione tecnologica e impegno nella diffusione della cultura della sicurezza digitale.
Betti RHC, la prima graphic novel al mondo dedicata alla cybersecurity awareness, ha finalmente il suo sito ufficiale. Uno spazio tutto suo dove scoprire il progetto, sfogliare le copertine degli episodi e immergersi nel mondo di Betti: la giovane laureanda in informatica che, dopo la morte misteriosa del padre, si trasforma nell'hacker più potente del mondo. Una storia avvincente che, episodio dopo episodio, affronta una minaccia digitale diversa — dal phishing al ransomware, fino al cyberbullismo — e insegna a riconoscerla e a difendersi, senza che sembri mai una lezione.
Sul sito trovate tutto ciò che rende Betti un progetto diverso dal solito: la sua filosofia, le anteprime delle tavole e il racconto di come nasce ogni volume. Perché dietro Betti RHC c'è solo lavoro umano: ogni tavola è disegnata interamente a mano dagli artisti del Gruppo Arte di Red Hot Cyber, senza alcun uso di intelligenza artificiale. E a garantire che ogni storia sia realistica e tecnicamente corretta c'è la supervisione degli hacker etici del gruppo HackerHood, che mantengono il racconto fedele al mondo reale della sicurezza informatica.
C'è spazio anche per le aziende, che possono usare Betti come strumento di awareness diverso dai soliti corsi: acquistare i volumi, personalizzarli con il proprio brand o sponsorizzare nuovi episodi. E come primo regalo, l'episodio "Byte the Silence", dedicato al cyberbullismo, è scaricabile gratuitamente per uso personale.