Oltre a competenze tecniche e soft skill, nella cybersecurity contano i punti di forza del carattere (modello VIA). Riconoscere e usare in modo consapevole le proprie qualità distintive migliora le prestazioni lavorative e aumenta il benessere personale, riducendo lo stress e il burnout. Non esiste un profilo ideale: l'efficacia nasce dall'applicare al meglio le proprie risorse.
Le competenze tecniche non sono mai state gli unici requisiti per lavorare nel campo della cybersecurity. Già nel 2017, il NICE Cybersecurity Workforce Framework del NIST illustrava la combinazione tra competenze tecniche e trasversali, ovvero le soft skill. Inoltre, recentemente il NIST ha svolto un’analisi delle competenze lavorative e come queste possono essere applicate al lavoro nella cybersecurity. Tra queste competenze emergono molte soft skill considerate importanti, come per esempio la collaborazione, la gestione dei conflitti e la comunicazione, solo per menzionarne alcune.
Oltre a queste soft skill, c’è un altro fattore fondamentale tra le nostre risorse che riceve meno attenzione nello sviluppo personale: i punti di forza del carattere (character strengths).
I punti di forza del carattere fanno parte di uno degli ambienti studiati in psicologia positiva. Contrariamente a quello che spesso le persone pensano, la psicologia positiva non riguarda pensare positivo oppure ignorare le difficoltà e le emozioni negative. Questa branca studia le risorse psicologiche che possono contribuire al benessere personale e collettivo, aiutando gli individui e le comunità ad affrontare le sfide della vita.
Uno dei modelli più conosciuto è il VIA Classification of Character Strengths, che è stato sviluppato dagli psicologi Christopher Peterson e Martin Seligman. Il modello identifica 24 punti di forza del carattere, organizzati in sei virtù più ampie che includono qualità come curiosità, creatività, capacità di giudizio, perseveranza, onestà, gentilezza, prudenza, umorismo, e molte altre1.
Tutti noi possediamo tutti questi punti di forza in misura diversa, ma alcuni ci caratterizzano più di altri. Questi vengono definiti come i nostri punti di forza distintivi: qualità che sentiamo come naturali, che riconosciamo come parte della nostra identità, e che spesso utilizziamo volentieri.
Diversamente dalle competenze tecniche e le soft skill, che delineano le nostre conoscenze e abilità, i punti di forza riflettono delle qualità personali che influenzano il nostro modo di pensare, di comportarsi e di affrontare le difficoltà. Sono quindi strettamente collegati alla nostra identità, ma possono anche essere sviluppati e usati più intenzionalmente.
Prendiamo come esempio un analista di cybersecurity che sta indagando un pattern insolito. La curiosità potrebbe guidare l’indagine, il giudizio potrebbe essere di aiuto nella valutazione delle diverse spiegazioni e la perseveranza potrebbe sostenere l’analista nel continuare a lavorare su un problema complesso.
Oppure si può pensare ad una persona che sta coordinando un incident response, che ricorre al suo punto di forza di team work, o attinge alla prudenza e all’autoregolazione per gestire decisioni che devono essere prese sotto pressione.
Probabilmente, questi professionisti non stanno pensando consapevolmente ai propri punti di forza. Stanno semplicemente facendo il loro lavoro, utilizzando delle qualità che sono già parte integrale e naturale di come affrontano le loro attività lavorative.
E se essere più consapevole dei propri punti di forza potesse aiutarci ad utilizzarli in modo più efficace?
Ci sono numerose ricerche che hanno studiato e analizzato le relazioni tra i punti di forza, il benessere e le prestazioni professionali.
Una metanalisi condotta da Rudolph e colleghi nel 2025 ha evidenziato un’associazione positiva tra l’utilizzo dei propri punti di forza sul lavoro, il benessere e il rendimento lavorativo. Sempre nel 2025, un’altra metanalisi condotto da Vásquez-Pailaqueo e i suoi colleghi ha mostrato che interventi incentrati sui punti di forza hanno prodotto miglioramenti moderati nel coinvolgimento lavorativo e le prestazioni lavorative.
Questi risultati sono incoraggianti, ma è da evidenziare che la maggioranza degli studi hanno coinvolto lavoratori di diversi settori professionali, senza concentrarsi specificamente sull’ambito della cybersecurity. Inoltre, è da prendere in considerazione la differenza tra associazioni ed effetti causali accertati.
Tuttavia, le prove suggeriscono che diventare più consapevole dei propri punti di forza e trovare le opportunità per impiegarli intenzionalmente potrebbe contribuire a come viviamo il proprio lavoro e quanto riusciamo a svolgerlo in modo efficace.
Valutando i 24 punti di forza del modello VIA, è difficile non essere tentato di identificare quelli che sembrano particolarmente utili nella cybersecurity. Ma l’obiettivo non è stabilire quali cinque punti di forza ogni professionista di cybersecurity dovrebbe avere o sviluppare. Il valore vero sta nello scoprire i propri punti di forza distintivi e a imparare come usarli in modo efficace.
Infatti, due persone che devono affrontare la stessa sfida professionale potrebbero approcciarla in modo completamente diverso, utilizzando punti di forza differenti. Nessuno degli approcci è necessariamente meglio o peggio. Quel che conta è riconoscere le risorse che introduciamo in una situazione e capire come applicarle.
Non significa che dobbiamo ignorare i punti di forza che sono meno evidenti nel nostro profilo personale. Tutti i 24 punti di forza possono essere sviluppati e utilizzato quando le circostanze le richiedono. Però cercare di sviluppare un punto di forza con minor evidenza nel proprio profilo richiede un uso disproporzionale di energia con miglioramenti marginali. Mentre l’impiego intenzionale dei nostri punti di forza distintivi porta a risultati migliori in quanto essi sono intrinsecamente motivanti perché costituiscono una parte importante della propria identità.
C’è poi da sottolineare una distinzione importante tra utilizzare un punto di forza più frequentemente e utilizzarlo bene. Prendiamo per esempio la perseveranza. Questo punto di forza potrebbe aiutarci nel portare aventi la risoluzione di un problema complesso. Ma potrebbe anche portarci oltre il limite, e impedirci di riconoscere quando dobbiamo cambiare l’approccio oppure chiedere aiuto. Così come la prudenza può assistere nel prendere delle decisioni delicate, ma in eccesso può diventare un ostacolo quando è necessario agire.
Sviluppare i propri punti di forza significa quindi anche riconoscere quando sono utili, quando rischiamo di abusarne e quando una situazione richiede una risposta diversa.
Uno degli aspetti interessanti dei punti di forza è proprio che possiamo iniziare a svilupparli da soli, senza aver bisogno di un progetto o programma formale o aziendale di sviluppo.
Il VIA Institute on Character offre un questionario gratuito che fornisce una classifica personale dei 24 punti di forza2. Non è un test di attitudine professionale, ma un punto di partenza per capire quali qualità sono più caratteristiche di noi.
Una volta identificati i nostri punti di forza distintivi, possiamo iniziare a riconoscere come li usiamo già nelle situazioni quotidiane ed esplorare nuovi modi per applicarli.
Un esercizio semplice è pensare a una sfida recente che abbiamo gestito particolarmente bene, sia al lavoro che nella vita privata. Cosa ci ha aiutato ad affrontarla? A quali punti di forza abbiamo attinto? Potremmo usare questi stessi punti di forza anche in un’altra situazione?
Possiamo quindi scegliere uno dei nostri punti di forza distintivi e cercare consapevolmente di applicarlo in modo nuovo durante la settimana successiva, e valutare se ha fatto qualche differenza.
Nella cybersecurity, lo sviluppo professionale si concentra ovviamente sul tenere il passo con nuove minacce, tecnologie e competenze tecniche. E anche e le soft skills sono riconosciute come una parte importante dell’efficacia professionale.
Ma i punti di forza del carattere offrono un’altra prospettiva. Diventare consapevoli di questi punti di forza ed imparare a usarli in modo più efficace non riguarda solo il miglioramento delle prestazioni professionali: anche per il benessere personale alcuni studi hanno riscontrato un’associazione tra l’uso dei punti di forza e livelli più bassi di burnout.
Sviluppare i nostri punti di forza non significa però eliminare lo stress o prevenire il burnout. Ma imparare a riconoscere e utilizzare queste risorse personali può aiutare ad affrontare le difficoltà e trovare più soddisfazione in ciò che facciamo. Per tanto sono fondamentali nel contribuire al nostro benessere complessivo.
L’approfondimento e l’utilizzo dei propri punti di forza distintivi, quindi, è una pratica che l’individuo può attuare in modo autonomo e diretto, a differenza di altri aspetti del proprio sviluppo professionale.
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