Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
Orion Leaks: Erede Legittimo o “Scavenger” nell’Ombra di LockBit?

Orion Leaks: Erede Legittimo o “Scavenger” nell’Ombra di LockBit?

14 Gennaio 2026 07:02

Un’analisi approfondita sulle connessioni infrastrutturali del gruppo emergente Orion Leaks e il suo possibile legame con l’ex gigante LockBit RaaS.

Negli ultimi mesi, a seguito dell’Operazione Cronos, condotta da agenzie internazionali per smantellare l’infrastruttura e la leadership di LockBit, l’ecosistema ransomware ha subito una forte frammentazione. Questa operazione ha compromesso server centrali, leak site e strumenti di distribuzione automatizzati, lasciando un vuoto operativo che ha favorito la comparsa di nuovi nomi nel panorama dei data leak. In questo contesto emerge Orion Leaks, che secondo le prime analisi potrebbe avere un collegamento con un gruppo che attira l’attenzione per il modo in cui gestisce i dati rubati: stiamo osservando un gruppo indipendente o un fenomeno che opera nell’ombra, sfruttando infrastrutture e dataset storici di LockBit?

A prima vista, Orion si comporta come un tipico gruppo di doppia estorsione, pubblicando leak e facendo pressione sulle vittime. Tuttavia, un’analisi più attenta mostra un pattern interessante:

  • Assenza di encryptor proprietario: non ci sono evidenze di strumenti di cifratura sviluppati ex novo.
  • Vittime già note: molte aziende rivendicate da Orion erano già state colpite da LockBit.
  • Repackaging dei dati: Orion sembra riutilizzare dataset esistenti piuttosto che effettuare nuove intrusioni.

Questo comportamento rientra nella categoria dei cosiddetti “Scavenger Groups”, attori che cercano di monetizzare dati già esfiltrati, sfruttando la paura residua delle vittime e la confusione mediatica.

Orion ad oggi vanta 13 vittime sul proprio DLS.

Disclaimer: Questo rapporto include screenshot e/o testo tratti da fonti pubblicamente accessibili. Le informazioni fornite hanno esclusivamente finalità di intelligence sulle minacce e di sensibilizzazione sui rischi di cybersecurity. Red Hot Cyber condanna qualsiasi accesso non autorizzato, diffusione impropria o utilizzo illecito di tali dati. Al momento, non è possibile verificare in modo indipendente l’autenticità delle informazioni riportate, poiché l’organizzazione coinvolta non ha ancora rilasciato un comunicato ufficiale sul proprio sito web. Di conseguenza, questo articolo deve essere considerato esclusivamente a scopo informativo e di intelligence.

Il cordone ombelicale: evidenze infrastrutturali

L’indicatore più significativo che collega Orion a LockBit riguarda l’infrastruttura utilizzata. I link per il download puntano direttamente a un file server storico di LockBit, indicando accesso diretto a backend legacy invece di server clonati.

IoC: hxxp://lockbit24pegjquuwbmwjlvyivmyaujf33kvlepcxyncnugm3zw73myd[.]onion

Questo dettaglio suggerisce due scenari principali:

  1. Affiliato rebrandizzato: Orion potrebbe essere gestito da ex affiliati di alto livello di LockBit che, pur avendo cambiato “brand” per sfuggire all’attenzione delle forze dell’ordine o per distanziarsi dalla reputazione ormai compromessa del brand principale (LockBitSupp), mantengono ancora l’accesso alle chiavi di backend e ai server di archiviazione originali.
  2. Sottogruppo operativo: Non è raro che grandi cartelli RaaS creino sottogruppi “fantoccio” per gestire negoziazioni parallele o per esercitare pressione su vittime che hanno rifiutato il primo pagamento, simulando un nuovo leak senza eseguire nuove intrusioni.

Implicazioni operative

Il repackaging dei dati comporta rischi specifici:

  • I dati rimangono sui server originali di LockBit. Se Orion sta semplicemente reindirizzando al file server di LockBit lockbit24…, significa che i dati non sono stati spostati.
  • La minaccia è principalmente reputazionale, senza nuova cifratura.
  • Le vittime possono percepire una nuova compromissione quando in realtà si tratta di un echo di incidenti precedenti.
  • La persistenza è lato server: L’infrastruttura di storage di LockBit, nonostante i tentativi di takedown, mantiene nodi attivi e accessibili a terze parti (o ex-partner).

Per i team di Incident Response, la comparsa di Orion richiede:

  • Verifica dei database di vittime LockBit.
  • Analisi per distinguere nuovi attacchi da dati riutilizzati.
  • Preparazione a gestire richieste di riscatto basate su informazioni preesistenti.

MITRE ATT&CK: mappatura TTP

Sebbene Orion non mostri evidenze di nuove intrusioni, le sue attività si possono mappare sulle tecniche MITRE ATT&CK legate all’impatto e all’estorsione:

  • TA0040 – Impact
    • T1657 – Data Manipulation for Extortion
    • T1486 – Data Encrypted for Impact (storica, LockBit)
  • TA0010 – Exfiltration
    • T1041 – Exfiltration Over C2 Channel (storica)
  • TA0002 / TA0001
    • Nessuna evidenza di nuove TTP nelle fasi di accesso iniziale o execution

Conclusione

Le evidenze infrastrutturali collegano Orion direttamente ai server LockBit, ridimensionando la percezione di una nuova minaccia emergente. Al momento, Orion appare più come uno spin-off o un gruppo di riciclaggio interno all’ecosistema LockBit, piuttosto che un attore ransomware indipendente.

Per i team di Incident Response , comprendere questa differenza è essenziale per rispondere in modo proporzionato e proteggere le organizzazioni colpite, distinguendo tra nuovi attacchi e semplici riutilizzi di dati storici. Monitorare Orion continuerà a fornire insight preziosi per chi opera nel campo della sicurezza e della threat intelligence.

RHC continuerà a monitorare la situazione e pubblicherà eventuali ulteriori aggiornamenti qualora emergessero informazioni significative.
Invitiamo chiunque sia a conoscenza di dettagli rilevanti a contattarci attraverso la mail crittografata del whistleblower, garantendo la possibilità di rimanere anonimi.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Raffaela Crisci 300x300
Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab. Ingegnere informatico laureata con lode presso l'Università degli Studi del Sannio, con specializzazione in Cyber Security. Esperta in Cyber Threat Intelligence con esperienza in una multinazionale leader del settore. Forte disciplina e capacità organizzative sviluppate attraverso lo sport

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Robot in cerca di carne: Quando l’AI affitta periferiche. Il tuo corpo!
Silvia Felici - 06/02/2026

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…

Immagine del sitoCybercrime
DKnife: il framework di spionaggio Cinese che manipola le reti
Pietro Melillo - 06/02/2026

Negli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…

Immagine del sitoVulnerabilità
Così tante vulnerabilità in n8n tutti in questo momento. Cosa sta succedendo?
Agostino Pellegrino - 06/02/2026

Negli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…

Immagine del sitoInnovazione
L’IA va in orbita: Qwen 3, Starcloud e l’ascesa del calcolo spaziale
Sergio Corpettini - 06/02/2026

Articolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…

Immagine del sitoCyber Italia
Truffe WhatsApp: “Prestami dei soldi”. Il messaggio che può svuotarti il conto
Silvia Felici - 06/02/2026

Negli ultimi giorni è stato segnalato un preoccupante aumento di truffe diffuse tramite WhatsApp dal CERT-AGID. I messaggi arrivano apparentemente da contatti conosciuti e richiedono urgentemente denaro, spesso per emergenze come spese mediche improvvise. La…