La sovranità oggi si misura sulla capacità di governare i propri dati e di questo ne parliamo spesso si queste pagine.
La recente decisione di Francia e Spagna di interrompere (o di congelare momentaneamente) i rapporti con la statunitense Palantir Technologies, segna un grande punto di svolta nelle relazioni transatlantiche e soprattutto su quanto concerne la sicurezza nazionale europea.
Tutto questo avviene dopo che il CEO di Palantir ha recentemente criticato aspramente il modello di “AI a token” tipico delle intelligenze artificiali come OpenAI, Anthropic e Google.
Ma andiamo con ordine.
La genesi della dipendenza
Nata negli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre, nasce Palantir, finanziata dal braccio venture della CIA. Ha costruito il suo monopolio sull’analisi dei dati, integrando grandi database complessi per l’antiterrorismo.
Con il passare degli anni, i governi europei i quali sono sempre stati privi di alternative interne, si sono affidati ai software Gotham e Foundry. Questo legame ha creato quindi una vulnerabilità sistemica e strategica in quanto Palantir è un vendor estero soggetto a leggi extraterritoriali statunitensi.
Anche in questo caso riemergono il FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act), che teoricamente consente a Washington l’accesso a dati gestiti dalle aziende americane.
La svolta di Parigi e Madrid
A metà di giugno 2026, la Francia ha rotto gli indugi in quanto il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha annunciato che l’intelligence interna, la Direction centrale du renseignement intérieur (DGSI), non rinnoverà più i contratti con Palantir, preferendo l’azienda nazionale ChapsVision. “Dobbiamo usare i nostri modelli di intelligenza artificiale. Non possiamo accettare nuove dipendenze strategiche nella sfera digitale o affidarci a strumenti sviluppati da potenze straniere“, così ha riportato Lecornu, mettendo in pratica la dottrina della sovranità tecnologica.
Poco dopo, a luglio 2026, la Spagna ha seguito la medesima linea francese. Tramite la holding pubblica SEPI, il governo Sánchez ha imposto un blocco dei nuovi contratti con Palantir per le aziende strategiche del Paese.
Tra queste figurano Navantia, Telefónica e Indra e la Guardia Civil. Come evidenziato dalle inchieste sul bando spagnolo a Palantir, la decisione è stata guidata dal timore di esporre informazioni classificate verso infrastrutture critiche con dinamiche geopolitiche fuori dal controllo di Madrid. Anche in questo caso si è adottato il principio della sovranità tecnologica.
Il dilemma dell’Italia
Mentre l’Unione Europea implementa l’AI act, che si attuano piani di sovranità tecnologica, l’Italia si trova di fronte a un bivio di identità.
Roma non ha ancora emesso alcun ban ufficiale, ma la pressione per uniformarsi all’asse franco-spagnolo risulta molto forte per il bel paese.
Gli apparati di sicurezza italiani si trovano quindi a decidere se continuare a sfruttare la superiore efficienza algoritmica americana (quindi accettare potenziali minacce alla sicurezza nazionale) o accettare un gap tecnologico nel breve periodo e finanziare soluzioni nazionali ed europee.
La svolta contro Palantir, analizzata anche nei report sulla resistenza europea a Palantir, dimostra che, nella geopolitica del silicio, chi non controlla il codice è destinato a subire le decisioni altrui. E quando si tratta di sicurezza nazionale, uno stato sovrano non lo può accettare.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance