Oggi la rete è il principale punto di attacco per le organizzazioni. Le infrastrutture IT moderne affrontano minacce sempre più avanzate, caratterizzate da movimenti laterali basati su credenziali compromesse, dall’uso improprio di protocolli interni come RDP e SMB e da esfiltrazioni di dati tramite canali legittimi.
Segmenti di rete privi di visibilità o non monitorati espongono l’azienda a rischi significativi: sono questi gli spazi in cui gli attaccanti si muovono senza essere rilevati.
La crescente complessità delle reti, unita alla scarsità di personale specializzato, rende la sicurezza di rete un elemento critico per la continuità operativa.
Comprendere questi punti deboli è spesso il primo passo per sviluppare una strategia realmente resiliente.
La protezione della rete implica analisi del traffico, controllo dei protocolli e monitoraggio delle comunicazioni interne. Ogni flusso, ogni dispositivo e ogni segmento devono essere osservati in modo continuativo per rilevare comportamenti anomali.
La protezione dei sistemi riguarda invece server, endpoint, dispositivi IoT e OT e tutti gli asset critici dell’infrastruttura. Un approccio moderno e realmente efficace unisce rete e sistemi, attraverso una gestione unificata di rete, endpoint e identità, superando la visione separata dei due domini per adottare una logica convergente.
Il riferimento operativo è il NIST Cybersecurity Framework, che struttura il ciclo di sicurezza in Identify → Protect → Detect → Respond → Recover.Questo approccio segna il passaggio dalla sicurezza perimetrale tradizionale a modelli distribuiti e ad architetture Zero Trust, in cui ogni asset deve essere verificato e monitorato costantemente.
È solo attraverso una visione integrata che le organizzazioni riescono a ottenere un controllo realmente completo dei propri ambienti ibridi.
Le minacce più rilevanti per le reti aziendali includono movimenti laterali, attacchibrute force,sfruttamento di vulnerabilità note, abuso di protocolli insicuri, compromissione di ambientiIoT/OTedesfiltrazione dei dati. Poiché molte di queste attività avvengono all’interno della rete, firewall ed EDR non offrono una visibilità sufficiente sul traffico laterale.
La mancanza di monitoraggio interno è uno dei principali fattori di rischio: configurazioni errate, vulnerabilità non rilevate e assenza di correlazione degli eventi permettono agli attaccanti di muoversi indisturbati.
In diversi ambienti è proprio durante l’analisi del traffico interno che emergono attività mai rilevate dai sistemi tradizionali.
Le best practice consolidate per la protezione dell’infrastruttura comprendono:
Un aspetto operativo spesso sottovalutato è la gestione degli asset. Anche se non citata esplicitamente nella NIS2, è un prerequisito fondamentale per adempiere agli obblighi di risk management e vulnerability management: senza un inventario aggiornato, nessuna strategia può essere realmente efficace.
La creazione di un inventario accurato è spesso il momento in cui emergono asset dimenticati o più esposti del previsto.
Il contesto italiano è caratterizzato da una forte pressione normativa: laDirettiva NIS2, recepita sotto la guida di ACN, richiede monitoraggio continuo, l’obbligo di reporting e la gestione dei fornitori terzi,gestione delle vulnerabilità, visibilità sugli asset, risposta strutturata agli incidenti e procedure di continuità operativa.
IlRapporto Clusit 2025evidenzia una crescita significativa degli attacchi cyber:il 78% è riconducibile al cybercrime, con un incremento del +40% rispetto al 2023.
La severità risulta elevata: il 53% degli attacchi rivolti a vittime italiane è classificato come alta gravità.
Sanità e Telco sono i settori più colpiti, mentre gli ambienti OT restano particolarmente vulnerabili a causa della presenza di sistemi legacy e scarse misure di hardening. La Cyber Kill Chain 2024 mostra un uso intensivo di scanning, reconnaissance e tecniche stealth nelle prime fasi d’attacco.
Il ransomware continua a essere una delle minacce più pervasive, con un impatto diretto su operatività e continuità dei servizi.
Questo scenario richiede alle organizzazioni italiane di valutare concretamente la propria capacità di detection e risposta interna.
Il monitoraggio continuo rappresenta la fase più delicata della sicurezza: senza una visibilità costante è impossibile identificare movimenti laterali e comportamenti anomali.
Le aziende sono spesso sommerse da log, falsi positivi e segnali non correlati, difficili da analizzare manualmente. Una detection moderna richiede analisi comportamentale avanzata, machine learning, modelli statistici e meccanismi di correlazione capaci di isolare gli eventi rilevanti e ridurre il rumore operativo.
Il valore emerge quando i sistemi riescono a distinguere ciò che conta da ciò che distrae.
Gli attaccanti agiscono in pochi minuti, mentre i processi manuali di incident response richiedono spesso ore. La velocità è quindi un fattore cruciale.
L’automazione del contenimento – tramite isolamento del traffico sospetto, sospensione delle comunicazioni anomale o creazione di segmenti air-gapped, permette di ridurre la propagazione e limitare i danni. L’air-gap è particolarmente rilevante negli ambienti industriali, in cui la continuità operativa è fondamentale.
Le aziende che adottano tecniche di contenimento automatico riducono drasticamente i tempi di recovery.
La resilienza rappresenta il nuovo paradigma: non è realistico evitare ogni minaccia, ma è possibile impedire che un incidente comprometta gli asset critici grazie a detection tempestiva, risposta dinamica e monitoraggio continuo.
Zero Trust (NIST SP 800-207) e i modelli di sicurezza adattiva richiedonoverifica costante, privilegi minimi e automazione della risposta.
Questi elementi permettono alle organizzazioni di mantenere la continuità operativa anche in presenza di minacce complesse.
La resilienza diventa così un vantaggio concreto, non un concetto astratto.
I sistemi NDR offrono visibilità interna, rilevano movimenti laterali, analizzano pattern anomali e si integrano con firewall ed EDR per una protezione completa. Sono essenziali per colmare il vuoto esistente tra endpoint e perimetro e per identificare comportamenti sospetti difficilmente rilevabili con strumenti tradizionali.
Per molte aziende rappresentano il primo strumento in grado di mostrare cosa accade realmente dentro la rete – soprattutto quando si tratta di ambienti ibridi IT/OT/IoT, dove soluzioni agent-based non possono operare.
In questo contesto, la piattaforma LECS, NDR agentless con intelligenza autonoma, amplia ulteriormente la profondità d’ispezione e permette di individuare anomalie anche su dispositivi legacy, macchinari industriali e sistemi non monitorabili con tecnologie tradizionali.
Proteggere reti e sistemi significa proteggere produttività, dati, reputazione e continuità del business.
Una strategia basata su visibilità interna, detection avanzata e risposta automatizzata consente di ridurre rischi, downtime e impatti economici, garantendo stabilità nel lungo periodo.
La sicurezza non è più solo protezione: è capacità di osservare, reagire e continuare a operare.
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