Sygnia segnala che il vettore di attacco iniziale di Fire Ant CVE-2023-34048, sfrutta la vulnerabilità di scrittura fuori dai limiti nell’implementazione del protocollo DCERPC di vCenter Server che consente l’esecuzione di codice remoto non autenticato. I ricercatori di sicurezza hanno identificato arresti anomali sospetti del processo ‘vmdird‘ sui server vCenter, indicando lo sfruttamento di questa vulnerabilità critica.
Dopo aver ottenuto la compromissione, gli autori della minaccia implementano strumenti sofisticati, tra cui lo script open source vCenter_GenerateLoginCookie.py, per falsificare i cookie di autenticazione e aggirare i meccanismi di accesso. Gli aggressori raccolgono sistematicamente le credenziali vpxuser, ovvero account di sistema creati automaticamente da vCenter con privilegi amministrativi completi sugli host ESXi.
Questo furto di credenziali consente lo spostamento laterale nell’intera infrastruttura di virtualizzazione, poiché gli account vpxuser restano esenti dalle restrizioni della modalità di blocco. Gli autori della minaccia sfruttano anche il CVE-2023-20867, una vulnerabilità di VMware Tools che consente l’esecuzione di comandi host-to-guest non autenticati tramite il cmdlet Invoke-VMScript di PowerCLI.
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Capacità di persistenza e metodi di evasione
Fire Ant dimostra notevoli capacità di persistenza attraverso molteplici tecniche di distribuzione di backdoor. Il gruppo installa vSphere Installation Bundle (VIB) dannosi con livelli di accettazione impostati su “partner” e distribuiti utilizzando il flag -force per ignorare la convalida della firma. Questi VIB non autorizzati contengono file di configurazione che fanno riferimento a file binari nella cartella ‘/bin‘ e script personalizzati incorporati in ‘/etc/rc.local.d/’ per l’esecuzione all’avvio.
Inoltre, gli aggressori implementano una backdoor HTTP basata su Python denominata autobackup.bin che si collega alla porta 8888 e fornisce funzionalità di esecuzione di comandi remoti. Questo malware modifica ‘/etc/rc.local.d/local.sh’ sugli host ESXi per un’esecuzione persistente. Per eludere ulteriormente il rilevamento, Fire Ant termina il processo vmsyslogd, il demone syslog nativo di VMware, disabilitando di fatto sia la scrittura dei log locali che l’inoltro dei log remoti.
Gli autori della minaccia dimostrano sofisticate capacità di manipolazione della rete compromettendo i bilanciatori di carico F5 tramite lo sfruttamento CVE-2022-1388 e distribuendo webshell su ‘ /usr/local/www/xui/common/css/css.php ‘ per il bridging di rete. Utilizzano webshell di tunneling Neo-reGeorg su server web interni basati su Java e distribuiscono il rootkitMedusa su punti pivot Linux per la raccolta delle credenziali e l’accesso persistente.
Fire Ant utilizza i comandi netsh portproxy per l’inoltro delle porte attraverso endpoint attendibili, aggirando di fatto gli elenchi di controllo degli accessi e le restrizioni del firewall. Il gruppo sfrutta inoltre il traffico IPv6 per aggirare le regole di filtraggio incentrate su IPv4, dimostrando una conoscenza approfondita degli ambienti di rete dual-stack e delle comuni lacune di sicurezza nelle infrastrutture organizzative.
Le organizzazioni devono dare urgentemente priorità alla protezione dei propri ambienti VMware tramite l’applicazione completa di patch, un monitoraggio avanzato delle attività dell’hypervisor e l’implementazione di funzionalità di rilevamento avanzate che vadano oltre le tradizionali soluzioni di sicurezza degli endpoint.
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E’ un libero professionista, insegnante e perito di informatica Forense, Cyber Security ed Ethical Hacking e Network Management. Ha collaborato con importanti istituti di formazione a livello internazionale e ha esercitato teaching e tutorship in tecniche avanzate di Offensive Security per la NATO ottenendo importanti riconoscimenti dal Governo degli Stati Uniti. Il suo motto è “Studio. Sempre”.
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