Grazie alla nostra community recentemente sono venuto a conoscenza di un tentativo di phishing contro PagoPA e ho deciso di fare due cose. Per prima cosa attivarmi in prima persona per arrecare un danno alla campagna ed ai suoi autori. Come seconda, scrivere questo articolo per condividere con la community quello che ho fatto, sperando di riuscire a sensibilizzare più persone ad agire spiegando la strategia e la metodologia che ho adottato
Come possiamo vedere l’email risulta molto scarna di contenuti facendo riferimento ad un non meglio specificato “biglietto”, il che suggerisce una doppia strategia da parte dell’attaccante, da un lato utilizza un contenuto generico così da cercare di colpire un pubblico decisamente più vasto, dall’altro l’email è talmente scarna da poter spingere l’utente medio a cliccare sul bottone “Vedi il biglietto”, anche io ho cliccato sul loro URL ma, come vedremo tra poco, ciò ha rappresentato una brutta esperienza per l’attaccante.
Entriamo nel vivo dell’attacco
Cliccando sul link (strutturato con username@dominio) si viene reindirizzati ad un finto blog su blogspot che serve solo come secondo redirect verso il sito di phishing vero e proprio:
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Qui scopriamo che il nostro “biglietto” non è altro che una finta sanzione e che, quindi, la campagna di phishing è rivolta verso PagoPA, una realtà di cui ci siamo già occupati in precedenza e che recentemente ha subito un aumento degli attacchi.
Come si evince dall’immagine, si tratta del classicophishing volto a spingere l’utente ad effettuare rapidamente un pagamento minacciandolo di un incremento della somma richiesta in caso di mancato pagamento entro 20 ore ma, come ben sappiamo, il mettere fretta è tipico delle campagne di phishing che tendono a massimizzare il risultato con il minimo sforzo.
A questo punto avevo davanti a me due strade: ignorare la campagna o attivarmi per contrastarla, ho scelto la seconda e, ora, vi spiegherò cosa e come ho fatto arrivando a far chiudere il sito in meno di 3 ore da quando sono venuto a conoscenza dello stesso.
Strategia adottata e servizi utilizzati
La prima cosa da fare quando si viene a conoscenza di un URL sospetto è sicuramente quello di analizzarlo con VirusTotal e questo è il risultato della mia prima analisi:
Come si può vedere al momento della mia prima analisi risultava un’ultima analisi effettuata 22 ore prima e solamente un vendor che segnalava l’URL come “Phishing”.
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Un risultato decisamente troppo basso per impedire la diffusione della campagna, effettuare una corretta mitigazione dei rischi e, soprattutto, incidere sul fattore più debole della catena, ovvero il fattore umano.
A questo punto rimaneva solo da agire e così ho segnalato l’URL all’apposito servizio di Google Safe Browsing che lo ha bloccato dopo circa mezz’ora:
Ora tutti gli utenti che utilizzino un browser Chrome o basato su Chromium e che dovessero visitare questo sito si ritroverebbero questo avviso che dovrebbe indurli a non procedere.
Un altro passaggio su VirusTotal ed ecco comparire correttamente Google Safebrowsing
Come secondo vendor a cui segnalare la risorsa di phishing ho scelto Netcraft, tuttavia, devo ammettere che mi ha stupito la loro risposta dove affermano di non aver rilevato minacce:
La risposta di Netcraft dove afferma di non aver rilevato minacce all’interno del sito e che, quindi, il sito per un utente medio è sicuro, ovviamente come si può vedere dallo screen ho aperto una controversia in merito alla classificazione; controversia che, al momento della stesura di questo articolo, non risulta ancora risolta(ma, come vedremo più avanti, ormai sarebbe totalmente inutile)
Come terza scelta ho utilizzato il servizio di URL Scanner di CloudFlare, dove inizialmente risultava non classificato e, successivamente alla mia segnalazione ho ottenuto questo risultato:
Successivamente, ho utilizzato l’apposito servizio di Fortinet ottenendo questo risultato:
La categoria del sito aggiornata con successo a phishing
Ho utilizzato anche altri servizi che trovate per esteso qui
L’ultimo rilevamento VirusTotal relativo al sito di phishing preso in esame
Conclusioni e risultato finale
Ho basato tutta la mia azione su alcune considerazioni:
Il phishing è una tipologia di attacco avente una motivazione esclusivamente economica, a basso costo ed a bassi rischi
L’anello debole della catena è il fattore umano, l’unico modo per cui un attacco di phishing possa avere successo è che la gente clicchi il link contenuto nell’email
Per impedire alla gente di cliccare il link è necessario che il link non sia più attivo e che, quindi, venga reso inoffensivo
Il sito di phishing è stato correttamente eliminato
Ora immaginate una tipologia di attacco basata interamente su fattore umano e tempistiche che venga colpita proprio su questi due fattori, probabilmente dopo un po’ diventerebbe pressoché inutile…
Lo avete immaginato?
Ora immaginate questo risultato ottenuto da un gruppo di professionisti competenti che, appena individuata una campagna di phishing contro entità del proprio paese, si attivano come descritto in questo articolo: il potenziale impatto, con il minimo sforzo, sarebbe enorme.
Ecco, con questo breve articolo ho cercato di far capire l’importanza di passare dall’ignorare la minaccia al contrastarla visto che, essendo una minaccia verso un target indistinto è fisiologico che qualcuno ne rimanga vittima.
Finché non ci attiveremo le campagne aumenteranno sempre di piú anzichè diminuire perché il phishing è molto semplice da fare, è a basso costo e garantisce risultati.
Forse è arrivata l’ora di invertire la tendenza e pensare ad un protocollo per segnalare le minacce di phishing di cui dovessimo venire a conoscenza così da stroncarle sul nascere ed incidere sui due fattori su cui si basa il phishing: Il fattore umano e la motivazione economica.
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Da sempre patito di sicurezza informatica e geopolitica cerca da sempre di unire queste due passioni, ultimamente ho trovato soddisfazione nell’analisi dei gruppi ransomware, si occupa principalmente di crittografia ed è un sostenitore del software libero.
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Geopolitica, Red Team, Osint
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Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.