Lazarus Group ha utilizzato un malware che evita di lasciare tracce su disco, sfruttando DPAPILoader e RemotePELoader per eseguire comandi e rubare dati. Gli esperti consigliano di limitare i privilegi amministrativi e implementare il rilevamento comportamentale delle minacce in memoria.
Il famigerato gruppo di hacker di stato Lazarus, legato alla Corea del Nord, ha lanciato una nuova campagna contro banche e piattaforme di criptovalute utilizzando un malware che opera esclusivamente in memoria, evitando così di lasciare tracce su disco. Questo approccio rende il rilevamento e l’investigazione post-infezione estremamente difficili.
Gli esperti di Cognyte hanno scoperto che il malware è composto da tre parti fondamentali: DPAPILoader, RemotePELoader e un trojan per l’accesso remoto. Il primo componente utilizza il sistema di protezione dei dati di Windows, noto come DPAPI, per decrittare e avviare la seconda parte.
Il secondo componente, invece, carica direttamente il payload finale del malware dai server degli attaccanti. La terza parte, che opera completamente nella memoria del computer, consente agli aggressori di prendere il controllo totale del sistema, eseguendo comandi, gestendo file e rubando dati.
Advertising
Una delle tecniche utilizzate da questo malware è l'”ambient binding”, dove il codice malevolo viene crittografato in modo specifico per ogni macchina vittima, utilizzando il DPAPI.
Ciò significa che ogni infezione è unica e rende difficile il rilevamento del malware attraverso le firme dei file.Il gruppo Lazarus è famoso per rubare criptovalute, ma stavolta sembra aver cambiato tattica.
Ora cerca di essere più discreto e di restare nascosto dentro le reti delle sue vittime per molto tempo. Questo modo di operare è simile a quello delle agenzie di spionaggio dei governi.Per proteggersi, gli esperti consigliano di dare meno poteri agli amministratori, di controllare meglio le minacce che si nascondono nella memoria, di raccogliere più dati dai computer delle vittime e di tenere d’occhio l’uso strano di alcune funzioni e le attività strane che escono dalla rete.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Ricercatore di sicurezza informatica con esperienza nell’analisi delle vulnerabilità, nella mitigazione del rischio cyber, nelle attività di red teaming ed ethical hacking e nella protezione di sistemi complessi. Specializzato in penetration testing e Threat Intelligence, contribuisce al rafforzamento della resilienza digitale di infrastrutture e reti aziendali.
Aree di competenza:Penetration Testing, Threat Intelligence, Red Teaming, Vulnerability Assessment, Incident Response
Sono aperte le iscrizioni al corso in Live Class “AGENTIC AI CYBER OPERATIONS (AACO)”. La cybersecurity sta entrando nell'era degli AI Agent: sistemi capaci di ragionare, utilizzare strumenti, orchestrare attività e portare avanti operazioni complesse. Ma come funzionano davvero dal punto di vista tecnico? Con AACO, Red Hot Cyber porta i professionisti della cybersecurity a toccare con mano gli strumenti agentici, attraverso una Live Class in italiano con 15 ore di formazione, laboratori pratici e scenari reali. Agentic AI, Tool Calling, MCP, orchestrazione di agenti, OSINT, Threat Intelligence, vulnerability assessment e automazione delle operazioni di cybersecurity. Non un corso per imparare a usare un chatbot, ma un percorso per capire, costruire e governare sistemi agentici applicati alla sicurezza informatica.