
Avevamo parlato qualche mese fa dei processi che sta facendo la biomedicina e la robotica per consentire di creare piccolissimi robot capaci di permettere terapie mirate, meno invasive e con i minimi effetti collaterali, soprattutto per le cure contro il cancro.
Nello specifico, i ricercatori stanno creando dei micro robot in grado di rilasciare carichi terapeutici attraverso la barriera ematoencefalica.
I ricercatori stanno elaborando i microrobot dall’esperienza fatta con i globuli bianchi, utilizzando campi magnetici rotanti per spingerli verso obiettivi all’interno del cervello.
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Ma hanno avuto delle difficoltà a far passare le molecole attraverso la barriera ematoencefalica per curare le malattie che colpiscono il cervello, inclusi tumori e disturbi neurologici, in quanto possono portare a reazioni immunitarie che portano alla loro eliminazione.
Pertanto, il team dell’Harbin Institute of Technology in Cina ha trovato una soluzione a questo problema.
Come riportato su Science Robotics, i ricercatori descrivono il modo in cui hanno caricato il farmaco antitumorale paclitaxel in nanogel magnetici, rivestendo queste particelle con Escherichia coli.
Quando i neutrofili, che sono un tipo di globuli bianchi, hanno rilevato la membrana di E. coli, hanno inghiottito immediatamente le particelle. Il processo ha creato quindi dei micro robot magnetici basati sui neutrofili.
Essendo quindi parte dei neutrofili, in quanto inglobati in essi, i nanogel caricati con il farmaco sono passati lungo il flusso sanguigno dei topi fino ad arrivare al cervello senza innescare alcun tipo di risposta immunitaria che abbia limitato l’effetto dei micro robot.
L’uso dei nanogel magnetici, come abbiamo visto in altri articoli in passato su RHC, ha consentito ai ricercatori di controllare il movimento dei nano robot. Piuttosto che aspettare che i nano robot raggiungano passivamente il bersaglio, i ricercatori li hanno spostati utilizzando un campo magnetico rotante.
L’approccio ha inibito la proliferazione delle cellule tumorali in modo più efficace rispetto a un’iniezione tradizionale del farmaco. Se tradotti con successo nell’uomo, i microrobot potrebbero facilitare la somministrazione di dosi terapeutiche elevate di farmaci antitumorali al cervello senza esporre i tessuti sani a livelli intollerabili derivanti l’abuso delle molecole presenti nei farmaci.
È necessario lavorare per preparare l’approccio per la clinica. In un editoriale di accompagnamento, due ingegneri robotici hanno affermato che
“La somministrazione mirata di farmaci da parte di neutrobot o microrobot è ancora lontana”.
Perché anche questo è hacking e il biohacking sarà sempre più utilizzato nel prossimo futuro.
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