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948 exploit nel kernel Linux: l’IA di OpenAI ha scoperto un arsenale di falle mai visto prima

6 Novembre 2026 06:23
In sintesi

OpenAI ha utilizzato agenti di intelligenza artificiale per analizzare il kernel Linux, individuando 948 vulnerabilità uniche sfruttabili per ottenere privilegi root. L'esperimento è costato 1,2 milioni di dollari e ha prodotto anche proposte di correzione. Centinaia di segnalazioni e patch sono già state inviate agli sviluppatori del kernel.

OpenAI ha costretto l’IA a cercare autonomamente falle nel kernel di Linux e ha ottenuto 948 metodi unici per elevare i privilegi a root. L’esperimento è costato 1,2 milioni di dollari e la rete neurale non solo ha creato exploit funzionanti, ma ha anche proposto correzioni per gli errori trovati. Il test si è svolto a metà ottobre 2026. Il sistema autonomo ha studiato il codice attuale del kernel di Linux in un ambiente isolato. Inizialmente, gli agenti hanno selezionato 5034 sezioni da verificare, coprendo 2,8 milioni di righe, circa il 7% dell’intero progetto. Poi, in 12 ore, hanno identificato 2308 potenziali problemi, ulteriori verifiche sono state anch’esse automatizzate.

La fase successiva ha separato le vulnerabilità reali dai frammenti di codice sospetti. L’IA ha creato programmi di test e li ha eseguiti in macchine virtuali con strumenti di rilevamento degli errori di memoria. In 30 ore, il sistema ha riprodotto 1724 problemi, ovvero il 74,7% delle scoperte iniziali. Per le restanti conferme non è stato sufficiente il tempo o le condizioni.

Successivamente, gli agenti hanno tentato di trasformare gli errori confermati in attacchi funzionanti. Sono stati ottenuti 291 dimostrazioni di fuga di informazioni e 1169 exploit per l’elevazione locale dei privilegi. Dopo aver escluso i casi duplicati, sono rimaste 948 vulnerabilità. Le verifiche sono state eseguite su un normale Linux con protezione standard.

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L’elevazione locale dei privilegi significa che un malintenzionato ha bisogno inizialmente di un accesso al sistema con diritti limitati. Gli errori trovati permettono di passare da tale accesso a privilegi root. I ricercatori hanno anche identificato almeno dieci tecniche precedentemente sconosciute di sfruttamento. Tra queste, metodi per posizionare oggetti nella memoria del kernel e tecniche per modificare i dati per catturare privilegi.

Il costo totale dell’operazione è stato di 1.213.430 dollari in crediti API, in media 1.279 dollari per ogni vulnerabilità unica con exploit. A titolo di confronto, OpenAI ha citato i premi storici per scoperte simili nei concorsi Pwn2Own e TyphoonPWN. A tali tariffe, 948 exploit potrebbero valere teoricamente tra 18,9 e 66,3 milioni di dollari, ma non si tratta di vendite reali o premi effettivamente pagati.

La rete neurale ha preparato anche progetti di patch, ma la decisione finale spettava agli esseri umani. Gli esperti hanno verificato le cause degli errori, i metodi di sfruttamento e le correzioni proposte prima di inviare i materiali agli sviluppatori di Linux. Secondo il rapporto di OpenAI, ai mantainer del kernel sono già stati inviati centinaia di messaggi e correzioni, partendo dai problemi più gravi.

Gli autori hanno verificato separatamente l’affidabilità dei risultati. In uno dei primi test, 20 su 200 attacchi riusciti hanno ottenuto root attraverso un’altra vulnerabilità, e non attraverso quella assegnata per la verifica. Dopo aver rilevato l’errore, la procedura è stata resa più rigorosa. Al termine della ricerca decennale, 61 vulnerabilità erano già state corrette nel codice principale del kernel, altre 43 avevano patch pronte e 299 erano in discussione pubblica.

I risultati non significano che qualsiasi server Linux possa essere hackerato da remoto. Gli exploit sono stati testati su configurazioni specifiche e con accesso locale. OpenAI invita ad accelerare il rilascio delle patch e a rafforzare l’isolamento dei processi.

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Luigi Zullo 300x300
Ricercatore di sicurezza informatica con esperienza nell’analisi delle vulnerabilità, nella mitigazione del rischio cyber, nelle attività di red teaming ed ethical hacking e nella protezione di sistemi complessi. Specializzato in penetration testing e Threat Intelligence, contribuisce al rafforzamento della resilienza digitale di infrastrutture e reti aziendali.
Aree di competenza: Penetration Testing, Threat Intelligence, Red Teaming, Vulnerability Assessment, Incident Response