
I ricercatori di Gen Threat Labs hanno identificato un nuovo sofisticato rootkit Snapekit che prende di mira la versione 6.10.2-arch1-1 di Arch Linux sull’architettura x86_64. Snapekit consente agli aggressori di ottenere l’accesso e il controllo non autorizzati di un sistema senza essere rilevati.
Il rootkit si infiltra nel sistema operativo, intercettando e modificando 21 chiamate di sistema, il meccanismo di comunicazione tra le applicazioni e il kernel del sistema operativo. Snapekit utilizza un dropper speciale per la distribuzione.
Il rootkit è in grado di riconoscere ed evitare strumenti di analisi e debug popolari come Cuckoo Sandbox, JoeSandbox, Hybrid-Analysis, Frida, Ghidra e IDA Pro. Quando viene rilevato uno degli strumenti, Snapekit modifica il suo comportamento per evitare il rilevamento.
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L’obiettivo principale di Snapekit è nascondere il codice dannoso rimanendo nello spazio dell’utente anziché nello spazio più controllato del kernel. Questo approccio complica notevolmente il rilevamento e l’analisi delle minacce. Inoltre, il rootkit utilizza i meccanismi di protezione PTrace per rilevare i tentativi di debug, il che aggiunge complessità per analisti e specialisti della sicurezza informatica.
Snapekit dispone di strumenti di evasione multilivello che non solo evitano gli strumenti di analisi automatizzata (sandbox e macchine virtuali), ma rendono anche difficile l’analisi manuale. Il creatore del rootkit, noto come Humzak711, prevede di pubblicare presto il progetto Snapekit open source su GitHub.
I potenti meccanismi di sicurezza di Snapekit includono l’offuscamento del codice, tecniche anti-debug e rilevamento del runtime. Queste caratteristiche distinguono il rootkit dagli altri malware. I professionisti della sicurezza sono incoraggiati a preparare ambienti di analisi più sofisticati utilizzando sandbox avanzati, tecniche di bypass del debugger e piattaforme di analisi collaborativa per combattere le nuove minacce.
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