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Attacco informatico a McDonald’s India: Everest rivendica 861GB di dati

Attacco informatico a McDonald’s India: Everest rivendica 861GB di dati

21 Gennaio 2026 07:09

Nella giornata di ieri, la banda di criminali informatici di Everest, rivendica all’interno del proprio Data Leak Site (DLS) un attacco informatico alla Mc Donalds. Dal post pubblicato dalla cybergang, i criminali informatici riportano di essere in possesso di 861GB di dati esfiltrati dalle infrastrutture IT dell’azienda e minacciano di pubblicarli tra 8 giorni.

Ancora non sappiamo se tali dati risultano di proprietà dell’azienda, anche perché non è ancora presente all’interno del loro sito nessun comunicato stampa relativamente all’accaduto.

Sul sito della gang è attivo un countdown che mostra che tra 1gg, ci sarà un aggiornamento del post. La gang in quella data pubblicherà la lista dei files esfiltrati dalle infrastrutture IT dell’azienda. Dopo 8 giorni invece inizierà la pubblicazione dei dati.

La cybergang, per poter attestare che l’accesso alle infrastrutture informatiche è avvenuto con successo, riporta una serie di samples con dei documenti afferenti all’azienda compromessa.

Questo, come sanno i lettori di RHC, generalmente avviene quando ancora non è stato definito un accordo per il pagamento del riscatto richiesto da parte dei criminali informatici. In questo modo, minacciando la pubblicazione dei dati in loro possesso, aumenta la pressione verso l’organizzazione violata, sperando che il pagamento avvenga più velocemente.

Come spesso riportiamo, l’accesso alle Darknet è praticabile da qualsiasi persona che sappia utilizzare normalmente un PC. Questo è importante portarlo all’attenzione in quanto molti sostengono il contrario, spesso nei comunicati dopo la pubblicazione dei dati delle cybergang ransomware e tali informazioni sono pubblicamente consultabili come fonti aperte.

Come avevamo anticipato all’inizio dell’articolo, al momento della scrittura non è presente un comunicato stampa sul sito della vittima che avverte dell’incidente informatico.

Come nostra consuetudine, lasciamo spazio ad una dichiarazione da parte dell’azienda qualora voglia darci degli aggiornamenti su questa vicenda e saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

Cos’è il ransomware as a service (RaaS)

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Il ransomware Everest

Il ransomware Everest è emerso nella seconda metà del 2018, effettuando attacchi a diverse aziende e grandi organizzazioni, un esempio è stato l’attacco al governo brasiliano, più precisamente a una rete del Procuratore Generale del Tesoro Nazionale, questi attacchi sono stati effettuati in Agosto 2021.

Il ransomware Everest fa parte della famiglia Everbe 2.0 , che è composta da Embrace, PainLocker, EvilLocker e Hyena Locker ransomware.

Il gruppo utilizza la tecnica della doppia estorsione, cercando di aumentare i profitti  ottenuti dai propri attacchi, in questa tattica il pagamento è richiesto non solo per ottenere la chiave di decrittazione ma anche affinché i dati dell’azienda non vengano divulgati. Questo metodo è utilizzato dalla maggior parte dei ransomware.

Il ransomware Everest utilizza la tattica delle e-mail di spam, questa tattica consiste nel riempire la casella di spam con e-mail commerciali di società pubblicitarie, perché in questo caso c’è la possibilità che l’e-mail dannosa vada direttamente nella tua casella di posta e non nella casella di spam.

Questa e-mail hanno al loro interno un file Word o Excel con “informazioni finanziarie”, hanno file con un payload contenente delle macro dannose, che eseguono dei loader per ottenere un primo accesso al sistema.

La cybergang è stata vista anche non utilizzare il ransomware, ma condurre estorsioni esclusivamente esfiltrando i dati dai sistemi IT delle vittime, senza cifrarne il contenuto ma richiedendo il riscatto per l’eliminazione dei dati.

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraversocorsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronica. Se un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF)come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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