Un recente attacco informatico ha preso di mira gli account di posta elettronica aziendali di un’agenzia governativa cinese, con l’obiettivo di rubare informazioni riservate. Secondo le autorità, dietro l’operazione ci sarebbe una forza straniera ostile e anti-Cina che, dopo aver ottenuto l’accesso, ha utilizzato gli account compromessi come trampolino di lancio per diffondere malware anche presso altre unità collegate. L’intervento immediato delle autorità di sicurezza nazionale ha permesso di avviare controlli approfonditi e azioni di ripristino, limitando i danni e contenendo la minaccia.
Le indagini hanno mostrato che gli aggressori hanno fatto leva su tecniche di phishing e intrusioni tecniche per infiltrarsi negli account compromessi. Una volta dentro, hanno attivato in segreto risposte automatiche contenenti virus: chiunque scrivesse agli indirizzi infetti riceveva un messaggio malevolo, diventando a sua volta una nuova fonte di attacco.
Questo meccanismo a catena ha ampliato rapidamente la portata della campagna e reso difficile il controllo, aggravato anche dalla diffusione di contenuti dannosi con l’obiettivo di fuorviare il pubblico e creare rischi sociali e di sicurezza.
L’attacco ha colpito in particolare un dipartimento di gestione di un settore industriale sensibile, monitorato con attenzione da agenzie di spionaggio straniere. Le informazioni sottratte, se sfruttate, avrebbero potuto compromettere gravemente gli interessi nazionali e la sicurezza del Paese. L’inchiesta ha inoltre evidenziato come la gestione carente della sicurezza informatica all’interno di alcune unità abbia agevolato l’infiltrazione.
Tra le criticità riscontrate figurano la protezione insufficiente dei terminali e controlli di sicurezza poco rigorosi. Nonostante alcune misure fossero in vigore, gli account venivano condivisi da più utenti e la gestione delle autorizzazioni era confusa. Nei terminali non venivano applicati in modo sistematico crittografia obbligatoria e scansioni antivirus, mentre l’uso promiscuo di dispositivi mobili di archiviazione favoriva infezioni incrociate.
Un ulteriore problema è emerso nella scarsa consapevolezza del personale. In passato alcune unità avevano già subito attacchi informatici con conseguenti fughe di dati, ma gli errori non sono stati corretti. Dipendenti continuavano a cliccare su e-mail sospette o a usare dispositivi non dedicati per trattare dati sensibili, aumentando il rischio di nuove perdite.
L’agenzia per la sicurezza nazionale cinese ha quindi diffuso una serie di raccomandazioni. Tra queste: rafforzare la formazione e la consapevolezza, imparare a riconoscere informazioni false e non aprire allegati o link sospetti. Sul piano tecnico, è stato raccomandato l’uso di password complesse e aggiornate regolarmente, nonché l’attivazione di sistemi di autenticazione a più fattori per la protezione degli account aziendali.
Infine, le autorità hanno sollecitato un rafforzamento della protezione dei terminali, con sistemi di posta autocontrollati, aggiornamenti costanti e scansioni antivirus periodiche. È stato inoltre ribadito che la collaborazione del pubblico è fondamentale: eventuali attività di spionaggio possono essere segnalati alla hotline 12339, alla piattaforma online www.12339.gov.cn, al canale WeChat del Ministero della Sicurezza nazionale o direttamente presso le sedi locali competenti.
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