Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
Basta password 123456! Il Regno Unito mette a tacere le password predicibili con una specifica legge

Basta password 123456! Il Regno Unito mette a tacere le password predicibili con una specifica legge

3 Maggio 2024 08:45

Si può dichiarare per legge che una password troppo semplice è illegale? Per quanto possa sembrare, ad una prima lettura, una mossa stravagante, il governo inglese ha appena –per primo al mondo– promulgato una nuova legge che dichiara illegale l’uso di password troppo semplici nei dispositivi informatici, tra cui i devices IoT che ormai invadono le abitazioni degli Inglesi (e di gran parte del resto del mondo, Italia inclusa).

World-first laws protecting UK consumers and businesses from hacking and cyber-attacks take effect today;

manufacturers of products such as phones, TVs and smart doorbells are now required to implement minimum security standards against cyber threats;

consumers will benefit from banning of easily guessable default passwords, marking a significant leap in protecting individuals, society and the economy from cyber criminals;

Con la nuova normativa, i produttori di dispositivi informatici che vogliono vendere sul mercato inglese dovranno evitare l’uso di password troppo banali come ‘admin’ o ‘12345’, chiedendo all’utente –se necessario– di impostare una credenziale sicura al primo avvio.
Il mondo dei dispositivi Internet of Things (IoT), sempre più presente nelle nostre abitazioni, rappresenta una superficie di attacco molto vasta e con criticità che vanno dall’uso di credenziali troppo banali a protocolli di comunicazione non sicuri, favorendone l’uso improprio da parte del malware. Proprio nel 2016 l’ondata di attacchi DDoS da parte della botnet Mirai, che sfruttava vulnerabilità comuni nei dispositivi IoT (oltre 600.000 dispositivi violati) per scatenare attacchi mirati di incredibile potenza che causarono problemi a piattaforme come Twitter, Netflix, Reddit, CNN…, con costi quantificabili nell’ordine di milioni di dollari.

La compromissione da malware non è l’unico problema causato dall’uso di password troppo banali: come abbiamo già discusso in altri articoli, sempre su questo blog, a rischio è anche la nostra privacy, attraverso gli “occhi elettronici” (telecamere) di dubbia qualità che installiamo nelle nostre abitazioni e che, se non opportunamente configurati e protetti, espongono la nostra quotidianità in Rete. Sul sito web Insecam.org, che ricerca e censisce le webcam che trasmettono, senza protezione alcuna, le immagini in Rete l’Italia è oggi il quarto Paese più presente, con 271 flussi video che trasmettono piazzali privati, campi da calcio, negozi…

Chiaramente la problematica non è solamente per dispositivi di uso commerciale: anche e soprattutto i dispositivi professionali, usati per la gestione di impianti industriali o civili, è bene che siano adeguatamente protetti e tutelati da utilizzi indebiti.

A dirla tutta, comunque, requisiti che vanno nella direzione dell’enforcing delle credenziali esistono già anche in Italia. Seppure specifica per le credenziali amministrative, il controllo “Agid Basic Security Control(s)” 5-7-2 nelle Misure minime di Sicurezza ICT per le PA” prevede chiaramente che si debba “Impedire che per le utenze amministrative vengano utilizzate credenziali deboli“, oltre ad altri criteri come l’uso di MFApassword aging. Oltre a rilevare, in altri controlli, la necessità di individuare vulnerabilità comuni nei dispositivi connessi alla Rete (tra cui l’uso di credenziali deboli o di default).

La novità della normativa appena promulgata dal governo UK è ribaltare l’onere di garantire un livello minimo di cybersicurezza (quantomeno per le credenziali) sul costruttore e non sull’utilizzatore finale.

Concludendo, ammetto di apprezzare l’iniziativa e mi auguro che si arrivi presto a una definizione almeno Europea di standard minimi obbligatori di sicurezza sui dispositivi informatici in uso: una mossa che reputo essenziale per innalzare la tanto declamata “postura cyber” nazionale a un livello meno “sbracato” di quello che purtroppo abbiamo oggi.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Michele Pinassi 150x150
Nato e cresciuto a Siena, è Responsabile della Cybersecurity dell’Università di Siena. Lavora nel campo ICT da oltre 20 anni, usando esclusivamente software libero. Da sempre attento alle tematiche sulla privacy e sui diritti civili digitali, attraverso il suo blog nato nel lontano 2000, è ancora attivamente impegnato nel sensibilizzare i cittadini su queste tematiche.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Il “Reddit per AI” progetta la fine dell’umanità e crea una Religione. Ecco la verità su Moltbook
Carolina Vivianti - 03/02/2026

L’evoluzione delle piattaforme digitali ha raggiunto un punto di rottura dove la presenza umana non è più richiesta per alimentare il dibattito. Moltbook emerge come un esperimento sociale senza precedenti, un ecosistema dove milioni di…

Immagine del sitoCybercrime
Initial Access Broker (IaB): Sempre più una comodity nei mercati underground
Luca Stivali - 03/02/2026

Nel mondo dell’underground criminale, il lavoro si divide tra “professionisti”. C’è chi sviluppa ed esercisce il ransomware, c’è chi vende un accesso iniziale alle aziende e c’è chi sfrutta l’accesso iniziale per condurre attacchi informatici…

Immagine del sitoCybercrime
Microsoft Office sotto attacco: il bug da patchare per evitare spionaggio russo
Bajram Zeqiri - 03/02/2026

Negli ultimi giorni, APT28, noto gruppo di hacker legato alla Russia, ha intensificato gli attacchi sfruttando una vulnerabilità di Microsoft Office. La falla, catalogata come CVE‑2026‑21509, è stata resa pubblica da Microsoft pochi giorni prima…

Immagine del sitoDiritti
La governance dei flussi di dati tra Direttiva NIS 2 e responsabilità penale omissiva
Paolo Galdieri - 03/02/2026

Dopo aver analizzato nei precedenti contributi il perimetro dei reati informatici e i rischi legati alle manovre di difesa attiva, è necessario compiere un ultimo passo verso la comprensione della cybersecurity moderna ovvero il passaggio…

Immagine del sitoCyber Italia
Formazione avanzata in OSINT: la Polizia Postale rafforza le indagini nel cyberspazio
Massimiliano Brolli - 03/02/2026

Si è concluso la scora settimana, presso la Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Vibo Valentia, il corso di formazione specialistica in OSINT – Open Source Intelligence, rivolto agli operatori della Polizia Postale.…