
La tematica della cyber security è divenuta un argomento di grande rilevanza nel contesto odierno, sempre più permeato da una processo di digitalizzazione onnipervasivo. Con l’aumento esponenziale delle minacce informatiche e dei crimini cibernetici, si impone sempre più la necessità di competenze tecniche di base e specialistiche nonché di personale adeguatamente formato in materia di sicurezza cibernetica. Tale esigenza è divenuta una vera e propria priorità per molte organizzazioni e governi in tutto il mondo.
Non avendo a disposizione dei dati qualitativi e quantitativi, relativi alla situazione italiana, può essere di qualche interesse far riferimento ad altri contesti simili al nostro al fine di poter sviluppare alcune brevi riflessioni iniziali in merito al fabbisogno di competenze e di professioni nonché di comprendere la situazione attuale e le tendenze future, in termini di competenze richieste nell’attuale mercato del lavoro.
A questo riguardo, si può far riferimento a un rapporto appena pubblicato dal governo del Regno Unito “Cyber security skills in the UK labour market 2023”. Il rapporto, disponibile online, frutto di una rilevazione ricorrente che è oramai giunta al quinto anno, fornisce una panoramica piuttosto completa delle sfide e delle opportunità nel campo della sicurezza cibernetica del Regno Unito, ma molte considerazioni di carattere generale possono essere trasposte anche nel contesto italiano.
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Il documento si basa su una vasta gamma di fonti di dati, tra cui interviste con esperti del settore, analisi di dati occupazionali, rilevazioni di posti vacanti on-line e informazioni provenienti da organizzazioni del settore pubblico e privato. Il rapporto si concentra su diverse aree chiave, tra cui la domanda di competenze in materia di cyber security, l’offerta di formazione e istruzione nel settore e le sfide che le organizzazioni devono affrontare nel reclutamento e nella gestione dei professionisti della sicurezza informatica.
I dati statistici sintetici del contesto d’oltremanica sono quelli riportati qui di seguito:
Quali riflessioni, di carattere generale, possono essere tratte da questo rapporto d’oltremanica le quali possono essere applicabili anche al caso italiano? Innanzitutto, la necessità di dotarsi di un quadro informativo e statistico di un settore la cui rilevanza strategica, anche in termini di sicurezza nazionale, non è di secondaria rilevanza. Un settore, evidentemente su cui investire, con determinazione maggiore di quanto fatto finora. Vale qui evidenziare che il monitoraggio, qualitativo e quantitativo, promosso nel Regno Unito si inserisce all’interno della “National Cyber Strategy” che complessivamente vale 2,6 miliardi di sterline, utilizzata per proteggere e promuovere la sicurezza delle comunicazioni in rete. In particolare, l’obiettivo esplicito è quello di rafforzare l’ecosistema informatico del Regno Unito, migliorando ed espandendo le competenze di sicurezza della nazione, a tutti i livelli. Una strategia che si può configurare come la promozione di una sicurezza cibernetica a carattere prettamente sociale e non solo a fini commerciali e militari.
Nello specifico, poi, il rapporto evidenzia l’ancora scarsa disponibilità di competenze e professionisti specializzati i quali sono difficili da trovare poiché lo sviluppo del capitale umano, riconducibile al sistema educativo e formativo, ha tempi non comprimibili. Del resto, questo è l’identico problema che sussiste, seppur ancor più aggravato anche in Italia, come si può facilmente verificare dalla disamina dei dati italiani del Digital Economy and Society Index (DESI). La consapevolezza di tale situazione non esime, nondimeno, l’attuale Governo, in primis il Sottosegretario all’innovazione tecnologica e transizione digitale nonché l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), tra altri, dall’intraprendere tutti gli sforzi possibili affinché tale carenze siano colmate in un tempo ragionevole. In questo senso, sembrano andare nella giusta direzione anche i recenti accordi promossi dall’ACN con molteplici attori istituzionali e stakeholders. E tra questi, per quanto sin qui detto, vale qui sottolineare il documento “Agenda di Ricerca e Innovazione per la cybersicurezza 2023-2026” siglata con il Ministero dell’Università e della Ricerca.
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