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Categoria: Diritti

Verso la “giuritecnica”: la formazione giuridica nell’era del digitale deve essere tecnologica

Come penalista e docente di Diritto Penale dell’Informatica, allievo del compianto Maestro Vittorio Frosini, pioniere dell’Informatica Giuridica in Italia, mi trovo costantemente a riflettere sullo stato della nostra formazione. È una riflessione che si scontra con l’accelerazione della storia: l’opera di Frosini, Cibernetica, diritto e società del 1968, seppur avanguardistica per l’epoca, è oggi un metro di paragone per misurare quanto il sistema giuridico italiano sia riuscito a stare al passo con la “società digitale” che lui anticipava. La mia stessa traiettoria professionale riflette questa evoluzione. Quando pubblicai il mio primo libro,Teoria e Pratica nell’interpretazione del reato informaticonel 1997, l’approccio era inevitabilmente

Nel designare il DPO, l’incarico non dev’essere un segreto!

La designazione del DPO avviene seguendo la procedura prevista dall’art. 37 par. 7 GDPR, per cui è necessario svolgere due adempimenti: pubblicare i dati di contatto e comunicare gli stessi all’autorità di controllo. Questo significa pertanto che un incarico formale è una condizione necessaria ma non sufficiente, motivo per cui il Garante Privacy si è più volte espresso a riguardo sanzionando per lo più enti pubblici per la mancanza di questi ulteriori passaggi. Passaggi che, beninteso, devono essere intesi come tutt’altro che meri formalismi dal momento che il loro adempimento consente di porre alcuni dei presupposti fondamentali per garantire l’efficace attuazione dei

Che fine ha fatto l’amministratore di sistema con il GDPR?

Ah, l’amministratore di sistema. Old but gold. Figura che nell’organigramma privacy risale ad un provvedimento del Garante Privacy del 27 novembre 2008, modificato il 25 giugno 2009 e rimasto pressoché intatto fino ad oggi. Il tutto, nonostante il nuovo quadro normativo introdotto dal GDPR e, soprattutto, le rilevanti modifiche del contesto tecnologico e del ruolo del sysadmin. Certo, la definizione di amministratore di sistema pecca di un certo grado di vaghezza: figura professionale dedicata alla gestione e alla manutenzione di impianti di elaborazione con cui vengano effettuati trattamenti di dati personali, compresi i sistemi di gestione delle basi di dati, i sistemi

La trappola del “dato non sensibile”: l’errore che costa caro alle aziende

Un argomento meravigliosamente diffuso nel campo largo di chi svolge attività sui dati personali è quello di sottovalutare i rischi o non volerli guardare affatto è quello secondo cui non occorre farsi particolari problemi nel caso in cui siano trattati dati “non sensibili”. La premessa ontologica per la ricerca di soluzioni e correttivi in ambito di liceità e sicurezza è la capacità di farsi le giuste domande. Motivo per cui la propensione al troppo facile skip non può comporre una strategia funzionale o minimamente utile. Certo, i dati sensibili esistono nel GDPR e richiamano elevate esigenze di protezione. Questo non comporta però

Un’estensione barzelletta e cade Chat Control! Houston, abbiamo un problema… di privacy

Nel 2025 l’Unione Europea vuole avere il controllo totale sulle chat private. Il Regolamento “Chat Control” (proposta COM(2022)209) promette di combattere la pornografia minorile con la scansione dei messaggi privati su WhatsApp, Telegram, Gmail e simili. Nobile proposito nella teoria. Ma nella pratica vuol dire che qualsiasi messaggio che scrivi online potrebbe essere letto e analizzato da sistemi automatici, con conseguenze reali e immediate per la privacy di tutti. E poiché nessun sistema è inviolabile, possiamo farci due conti sul rischio che corriamo. Per l’utente comune le conseguenze sono semplici ma concrete: E tutto questo mentre chi vuole davvero nascondersi non è

TOR Anonymizer v3.0: Protezione Avanzata per la Privacy Digitale

In un panorama digitale sempre più caratterizzato da sorveglianza di massa e raccolta indiscriminata di dati, la ricerca dell’anonimato online è diventata una necessità primaria per giornalisti, attivisti, ricercatori. È in questo contesto che emerge TOR Anonymizer v3.0, uno strumento che rappresenta un significativo salto di qualità nella protezione della privacy digitale. Il vero punto di forza di TOR Anonymizer v3.0 sta nella gestione evoluta dei percorsi all’interno della rete Tor. A differenza di un client tradizionale, che si limita a creare connessioni elementari, questo strumento introduce un sistema avanzato capace di costruire collegamenti multi-hop con nodi scelti in modo strategico, così

Gli USA vogliono hackerare Telegram! Il caso che fa discutere di privacy e giurisdizione

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ricevuto l’autorizzazione del tribunale per condurre un’ispezione a distanza dei server di Telegram nell’ambito di un’indagine sullo sfruttamento minorile. La mozione del pubblico ministero ha affermato che questa misura era necessaria a causa del rifiuto dell’azienda di collaborare con le forze dell’ordine e di rispondere alle indagini ufficiali. Il giudice ha concesso l’autorizzazione all’utilizzo di una tecnica di accesso remoto specializzata che consente di inviare una serie di richieste ai server di Telegram. Queste richieste costringono il sistema a restituire informazioni sull’account di destinazione, inclusi messaggi e dati associati. La decisione è stata riportata

GDPR: fra il dire e il fare c’è di mezzo… l’accountability!

Accountability, bestia strana. Viene citata dal 2016, quando il GDPR era un po’ come l’Inverno di Game of Thrones. Che poi in realtà è arrivato ma non è stato tutta questa confusione, il grosso dei danni l’hanno fatto per lo più operatori e, soprattutto, autorità di controllo che non si sono dimostrate granché pronte. Ma acqua passata non macina più, ma ha comportato dei gap cognitivi niente male. Primo fra tutti intendere – o concordare – che cosa si intende con quel principio cardine di accountability o responsabilizzazione. Che già a colpo d’occhio dovrebbe richiamare un’assunzione di responsabilità, l’interiorizzazione di una tendenza

Disciplinare la posta elettronica prima per non pentirsi dopo

La gestione della casella di posta elettronica dei dipendenti è un argomento spesso trascurato da parte delle organizzazioni, nonostante lo strumento dell’e-mail sia largamente impiegato e comporti rilevanti impatti su privacy e security. Per quanto strumento di lavoro, infatti, una casella di posta elettronica individuale (e dunque: nominale e attribuita ad un singolo operatore) è considerata domicilio digitale del dipendente e, di conseguenza, richiede una ragionevole protezione a tutela di diritti, libertà fondamentali e dignità degli interessati coinvolti negli scambi delle comunicazioni (intestatario e soggetti terzi). Questa complessità, riconosciuta non solo dalla giurisprudenza ma anche dalle autorità di controllo per quanto riguarda

Questo ennesimo articolo “contro” ChatControl sarà assolutamente inutile?

Avevamo già parlato della proposta di regolamento “ChatControl” quasi due anni fa, ma vista la roadmap che è in atto ci troviamo nell’imbarazzo di doverne parlare nuovamente. Sembra però un déjà vu ma al posto del gatto nero nel corridoio assistiamo all’UE che alternando abbondanti dosi di chine fatali e argomenti fantoccio prosegue nell’allineare il proprio desiderio di tecnocontrollo all’esempio statunitense denunciato ai tempi da Snowden. Probabilmente, per quell’ambizione propria del Vecchio Continente che ancora si crede ancora essere il centro del mondo. Ma veramente possiamo pensare che servirà a qualcosa pubblicare un ennesimo articolo in cui si discetta sull’eccesso di una

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