La storia arriva direttamente da Reddit, scritta da uno sviluppatore visibilmente scosso. Non un post tecnico freddo, ma quasi uno sfogo: panico, numeri assurdi e la sensazione di non avere molte vie d’uscita.
Tra l’11 e il 12 febbraio qualcosa è andato storto. La chiave API del progetto su Google Cloud, usata per lavorare con Gemini, viene compromessa. Il team non riesce nemmeno a capire bene come sia successo.
Nessun errore evidente trovato.
Advertising
82mila dollari in 48 ore
Il dato che fa sobbalzare tutti è semplice da leggere ma difficile da accettare. La spesa abituale del progetto era di circa 180 dollari al mese. Poi improvvisamente arriva un conto da 82.314,44 dollari generato in sole 48 ore.
Un salto enorme, circa 455 volte superiore al normale utilizzo. Le richieste incriminate riguardano quasi tutte due servizi specifici: Gemini 3 Pro Image e Gemini 3 Pro Text.
La reazione del team è immediata, quasi istintiva. Eliminano la chiave compromessa, disattivano le API Gemini, ruotano le credenziali, attivano il 2FA ovunque e stringono i controlli IAM. Nel frattempo aprono anche un caso con il supporto.
La risposta del supporto e il timore peggiore
Qui la situazione si complica. Dal supporto viene citato il modello di responsabilità condivisa di Google Cloud. In pratica, la gestione della sicurezza delle chiavi ricade sul cliente.
E quindi sì… il rischio è che la fattura resti a loro carico.
Advertising
Lo sviluppatore lo scrive chiaramente: anche pagare una parte dell’importo potrebbe mandare in bancarotta l’azienda. Sono tre sviluppatori in Messico che stanno cercando di far funzionare uno dei loro prodotti.
A quel punto emerge una domanda che nel thread viene ripetuta più volte.
Com’è possibile che non esistano barriere automatiche per un’anomalia così evidente?
Il dubbio sui controlli di utilizzo
Nel post originale lo sviluppatore elenca alcune cose che si sarebbe aspettato dal sistema. Un blocco automatico dopo un aumento estremo dei consumi. Una richiesta di conferma quando le richieste esplodono improvvisamente. O magari un congelamento temporaneo in attesa di verifica.
Oppure, ancora più semplice, limiti di spesa predefiniti per API. Perché passare da 180 dollari mensili a oltre 82mila in due giorni non sembra una variazione normale.
Nel thread diversi utenti suggeriscono di continuare a parlare con il supporto e insistere. Qualcuno racconta esperienze con altri provider cloud dove, almeno la prima volta, i costi sono stati rimborsati. Un altro commento segnala un’analisi pubblicata da Truffle Security (citata nel thread) che discute proprio il tema delle chiavi API e delle implicazioni legate a Gemini. Intanto lo sviluppatore sta tentando un’ultima strada: parlare con l’account manager e capire se esiste margine per una revisione del caso.
Per la community di Red Hot Cyber questo episodio suona come un promemoria abbastanza duro. Le chiavi API, quando esposte o abusate, possono trasformarsi in un rischio economico immediato. Pertanto se utilizzate chiavi API che richiamano servizi Cloud, impostate i limiti. Ad esempio Google dispone di limiti molto granulari per definire il consumo per giorno che devono essere usate e impostate su un consumo reale per evitare brutte sorprese.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Red Hot Cyber Security Advisor, Open Source e Supply Chain Network. Attualmente presso FiberCop S.p.A. in qualità di Network Operations Specialist, coniuga la gestione operativa di infrastrutture di rete critiche con l'analisi strategica della sicurezza digitale e dei flussi informativi.
Aree di competenza:Network Operations, Open Source, Supply Chain Security, Innovazione Tecnologica, Sistemi Operativi.
Dopo il successo delle scorse edizioni, Red Hot Cyber è lieta di annunciare una nuova live-class del corso "Dark Web & Cyber Threat Intelligence". A differenza dei corsi e-learning pre-registrati, queste lezioni online in tempo reale, condotte dal professor Pietro Melillo, offrono un’esperienza formativa interattiva e coinvolgente, ideale per approfondire i contenuti e affrontare casi pratici.
Le Live Class sono progettate per garantire un apprendimento mirato e personalizzato, con un massimo di 14 partecipanti per sessione. Questo consente di adattare il percorso formativo alle esigenze specifiche, ma anche di mantenere alta la qualità: i posti sono limitati e nelle scorse edizioni sono andati in sold-out due settimane prima dell’inizio. Prenota subito per assicurarti il tuo posto!
Docente: Pietro Melillo, PhD presso l’Università del Sannio e docente presso IUSI University
Livello: Intermedio
Durata: 15 ore in Live Class con docente dal vivo
Prerequisiti: Navigazione Internet e conoscenze base di sicurezza informatica
Certificazione : Cyber Threat Intelligence Professional (CTIP) previo superamento dell’esame finale
Opportunità post-corso: Accesso al laboratorio operativo DarkLab per attività pratiche di intelligence
Al termine del corso, potrai accedere all’esclusivo Laboratorio di Intelligence DarkLab, un ambiente operativo dove mettere in pratica le competenze acquisite. Sarà l’occasione per sperimentare attività di investigazione nel Dark Web, analisi delle minacce e redazione di report di intelligence e ricerche approfondite.