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Incidente Ferrovie dello Stato. C’è qualcosa che non quadra.

Un week end molto lungo sarà quello delle Ferrovie dello Stato, che si è trovata a richiamare buona parte del personale IT per poter ripristinare l’ingente danno subito alle infrastrutture IT.

Come abbiamo visto su queste pagine durante questa intensa settimana, l’incidente alle Ferrovie dello Stato ha messo in ginocchio i trasporti italiani, creando non pochi disservizi in tutta la penisola.

Si è trattato, come abbiamo visto, di un atto di cybercrime da profitto e non di ritorsioni informatiche da parte del Cremlino verso l’Italia, anche se la paura ancora ad oggi non può essere del tutto eliminata, a causa dello schieramento ai danni della Federazione Russia messo in atto da parte dei politici italiani.

Dalle fonti in nostro possesso, chi ha violato le Ferrovie dello Stato è un gruppo affiliato alla cyber gang Hive che ha condotto questa aggressione informatica senza grandi esperienze in materia e senza conoscere l’azienda che c’era dietro.

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Ricordiamo che Hive Ransomware, lavora utilizzando il modello ransomware as a service (RaaS), quindi ha molti gruppi affiliati che utilizzano il malware e fanno gestire ad hive le trattative e lo sviluppo del malware.

Se vuoi approfondire cosa sono gli affiliati e del RaaS, puoi far riferimento ai seguenti articoli.

Detto questo, gli affiliati di Hive hanno richiesto alle Ferrovie dello Stato una somma pari a 5 milioni di dollari (poi passati a 10 a causa degli “scimpanzè informatici italiani”). Le Ferrovie dello stato, come riporta Wikipedia, hanno un reddito di 10 miliardi di euro nel 2020.

Vi ricordiamo che nel 2020, sempre Hive Ransomware aveva richiesto 240 milioni di dollari a Media Market, un’altra azienda violata che ha percepito (come riportato da Wikipedia) nel 2020 una revenue pari a 21 miliardi di euro.

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“Quindi perché Hive ransomware nel caso di Ferrovie dello stato ha chiesto solo lo 0,05% del reddito annuo e non l’1% come nel caso di Media Market?

Si tratta di una differenza sostanziale per una domanda che resta al momento tutta da esplorare.

Detto questo, dalle ultime notizie riportate dai big media, sembra che la situazione sia ancora “altamente critica”. Abbiamo riportato nella giornata di ieri che ci sono stati diffusi problemi ai Tabelloni degli orari dei treni che non funzionavano, le biglietterie automatiche fuori servizio e diverse stazioni che avevano messo in campo squadre di polizia ferroviaria impegnati a dare assistenza ai passeggeri.

Trenord (una compagnia ferroviaria che si occupa dell’esercizio dei treni passeggeri regionali in Lombardia), ha detto ieri di aver subito problemi dopo l’incidente informatico dichiarando:

“Siccome anche Trenord ha un sistema di bigliettazione collegato a quello di Trenitalia, siamo stati toccati anche noi da questo attacco. Abbiamo dovuto bloccare la vendita attraverso gli sportelli, mentre la vendita è continuata in via digitale”.

Detto questo, l’incidente ha colpito un vasto numero di server dell’infrastruttura IT delle ferrovie. Da alcune fonti si parla di circa 1000 macchine, mentre altre sono state spente per evitare il diffondersi del virus.

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Sicuramente ci vorrà ancora del tempo per ripristinare i sistemi, ma oggi più che mai, i piani di “disaster recovery” sono fondamentali abbinati alla sicurezza informatica in quanto in un incidente come questo, si deve passare ad una “Modalità manuale” per garantire il servizio, con tutti i risvolti del caso.

Speriamo quindi e auguriamo alle Ferrovie un rapido ripristino delle macchine affinché tutto l’ecosistema paese, che si basa in buona parte sui trasporti, non possa subirne delle conseguenze.