Il 21 ottobre 2025, un gruppo internazionale di ricercatori provenienti da 29 istituzioni di prestigio – tra cui Stanford University, MIT e Università della California, Berkeley – ha completato uno studio che segna una tappa fondamentale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: la definizione del primo quadro quantitativo per valutare l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI).
Basato sulla teoria psicologica Cattell-Horn-Carroll (CHC), il modello proposto suddivide l’intelligenza generale in dieci domini cognitivi distinti, ognuno con un peso del 10%, per un totale di 100 punti che rappresentano il livello cognitivo umano.
Sulla base di questa scala, GPT-4 ha raggiunto un punteggio del 27%, mentre GPT-5 ha ottenuto il 58%, evidenziando una distribuzione irregolare delle abilità, con risultati eccellenti in linguaggio e conoscenza, ma punteggi nulli nella memoria a lungo termine.
Advertising
Un approccio scientifico per misurare la “vera intelligenza”
Secondo i ricercatori, stabilire se un’IA possa essere considerata “intelligente” come un essere umano richiede una valutazione ampia e multidimensionale. Come in un check-up medico completo che misura la salute di diversi organi, l’AGI viene analizzata su vari fronti cognitivi – dal ragionamento al linguaggio, dalla memoria alla percezione sensoriale.
Il nuovo quadro si fonda sulla teoria CHC, utilizzata da decenni in psicologia per misurare le capacità cognitive umane. Questo approccio consente di scomporre l’intelligenza in componenti analitiche, come conoscenza, ragionamento, elaborazione visiva e memoria.
L’obiettivo del team è stato trasformare questi principi in un sistema di misurazione oggettivo applicabile anche ai modelli di intelligenza artificiale.
Il “test cognitivo” dell’IA
I test hanno valutato GPT-4 e GPT-5 su dieci aree: conoscenze generali, comprensione e produzione di testo, matematica, ragionamento immediato, memoria di lavoro, memoria a lungo termine, recupero mnemonico, elaborazione visiva, elaborazione uditiva e velocità di reazione.
GPT-5 ha mostrato miglioramenti significativi rispetto al predecessore, raggiungendo punteggi quasi perfetti in linguaggio, conoscenza e matematica. Tuttavia, entrambe le versioni hanno fallito nei test di memoria a lungo termine e nella gestione coerente delle informazioni nel tempo.
Advertising
Secondo gli studiosi, ciò dimostra che i sistemi di IA attuali compensano le proprie lacune attraverso strategie di “distorsione delle capacità”, sfruttando enormi quantità di dati o strumenti esterni per mascherare limiti strutturali.
La “mente a dente di sega” delle IA moderne
Il rapporto descrive la distribuzione dei risultati come “a dente di sega”: eccellenze in alcune aree e carenze gravi in altre. Ad esempio, GPT-5 si comporta come uno studente brillante in materie teoriche, ma incapace di ricordare le lezioni apprese. Questa frammentazione cognitiva evidenzia che, pur mostrando abilità avanzate, le IA non possiedono ancora una comprensione continua e autonoma del mondo.
Gli autori dello studio paragonano l’IA a un motore sofisticato ma privo di alcuni componenti essenziali. Anche con un sistema linguistico e matematico di altissimo livello, l’assenza di una memoria stabile e di un vero meccanismo di apprendimento limita la capacità complessiva. Per l’intelligenza artificiale, questo si traduce in prestazioni elevate in compiti specifici, ma scarsa adattabilità e apprendimento autonomo nel lungo periodo.
Implicazioni per il futuro dell’IA
Oltre a fornire una base scientifica per la valutazione dell’intelligenza artificiale, lo studio contribuisce a ridefinire le aspettative sullo sviluppo dell’AGI. Dimostra che la semplice crescita delle dimensioni dei modelli o l’aumento dei dati non bastano a raggiungere la cognizione umana: servono nuove architetture in grado di integrare memoria, ragionamento e apprendimento esperienziale.
Gli studiosi sottolineano anche l’importanza di affrontare le cosiddette “allucinazioni” dell’IA – errori di fabbricazione di informazioni – che rimangono un punto critico in tutti i modelli testati. La consapevolezza di questi limiti può guidare un uso più consapevole della tecnologia, evitando sia entusiasmi eccessivi che timori infondati.
In definitiva, il principale contributo di questa ricerca è l’introduzione di un vero e proprio “metro cognitivo” per misurare l’intelligenza artificiale in modo oggettivo e comparabile. Solo conoscendo i punti di forza e di debolezza attuali sarà possibile orientare in modo efficace la prossima generazione di sistemi intelligenti.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Red Hot Cyber Security Advisor, Open Source e Supply Chain Network. Attualmente presso FiberCop S.p.A. in qualità di Network Operations Specialist, coniuga la gestione operativa di infrastrutture di rete critiche con l'analisi strategica della sicurezza digitale e dei flussi informativi.
Aree di competenza:Network Operations, Open Source, Supply Chain Security, Innovazione Tecnologica, Sistemi Operativi.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.