Un’inserzione pubblicata nelle scorse ore sul forum underground XSS ha attratto la mia attenzione: un gruppo chiamato HAXORTeam ha messo in vendita l’accesso alla rete interna di IIX (Israeli Internet eXchange), l’Internet Exchange ufficiale dello Stato di Israele. Prezzo richiesto: 150.000 dollari, pagabili in Monero o Bitcoin, con servizio di escrow incluso.
“Hack sensitive communications between Israeli government, institutions and influential organizations” — HAXORTeam, XSS Forum, 13 maggio 2025
Nel post pubblicato alle 16:13 (UTC+3), il gruppo criminale descrive con orgoglio le potenzialità dell’accesso offerto:
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Intercettare comunicazioni sensibili di enti governativi, istituzioni e organizzazioni strategiche
Deviare e manipolare il traffico per eseguire furto dati, sabotaggio o deployment di malware
Condurre attacchi mirati su obiettivi israeliani
Accedere a proprietà intellettuali, dati finanziari e risorse classificate
Disintegrare servizi critici
Facilitare il movimento laterale nella rete e nuove fasi di compromissione
Il post è firmato da un utente con nickname HAXORTeam, appena registrato (11 maggio 2025) ma già con punteggio di “reazione” pari a 11.
Perché un Internet Exchange è un bersaglio strategico
L’IIX non è un semplice nodo: è la spina dorsale della connettività nazionale israeliana. È l’infrastruttura tramite cui i principali ISP, enti pubblici e fornitori cloud si interconnettono per scambiarsi dati in modo diretto, veloce e resiliente.
Un attore con accesso privilegiato alla sua rete interna può:
Manipolare routing BGP per indirizzare il traffico attraverso server malevoli
Monitorare metadati e pattern di comunicazione
Effettuare BGP hijacking su larga scala
Isolare digitalmente il Paese con tecniche di “network partitioning”
Impiantare persistent access in altri peer connessi, inclusi servizi cloud, CDN e DNS root israeliani
IIX: il cuore della rete israeliana
L’Israel Internet Exchange (IIX), gestito dalla Israel Internet Association (ISOC-IL), è il principale punto di interconnessione tra i provider Internet israeliani con connessioni che vanno da 1 fino a 200 Gbit. È qui che gli ISP si “incontrano” per scambiarsi il traffico in modo diretto, senza passare per dorsali internazionali o cavi sottomarini. Una struttura essenziale per garantire latenza minima, risparmio economico e sovranità digitale.
Dal punto di vista tecnico, l’IIX è uno switch a Layer3 (routing) collocato nel data center sotterraneo Med-1, uno dei più grandi del Paese. Gli operatori che vogliono fare peering devono stabilire un collegamento fisico, nel rispetto delle policy definite dallo statuto IIX. Una volta connessi, il traffico tra i vari ISP israeliani può fluire in modo locale, senza deviazioni verso hub europei.
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Precedenti storici: quando l’IXP diventa arma
Quello in vendita oggi non è un caso isolato. Gli Internet Exchange sono da anni un obiettivo privilegiato degli attori statali e dei gruppi APT, per le loro potenzialità di sorveglianza e sabotaggio.
2018 – DE-CIX Frankfurt: la Corte federale tedesca rivelò che l’intelligence USA, tramite la NSA, aveva cercato di intercettare massivamente il traffico passante per DE-CIX, il più grande IX europeo. Il caso sollevò un acceso dibattito politico sull’ingerenza estera nelle infrastrutture di rete.
2020 – Iran IXP: attacchi attribuiti a gruppi affiliati al Mossad e alla CIA avrebbero compromesso temporaneamente le tabelle di routing del principale IX iraniano, causando disservizi a cascata su provider locali. Nessuna rivendicazione ufficiale, ma una conferma implicita da parte di fonti militari israeliane.
2023 – Ucraina: durante i primi mesi della guerra, alcuni nodi IX secondari nella regione orientale vennero disattivati da remoto tramite accessi precedentemente compromessi, provocando isolamento digitale locale e interferenze su comunicazioni militari.
Questi episodi dimostrano che l’accesso a un IXP non è un semplice breach tecnico, ma una leva di potere strategico, utile per spionaggio, destabilizzazione e warfare digitale.
Il riferimento a target specifici ucraini nel post (citando “Ukraine intellectual property, financial or classified information”) suggerisce anche connessioni con attori filo-russi, o quantomeno una visione transnazionale dell’attacco, coerente con le tattiche dei gruppi APT sponsorizzati da stati.
Sebbene il prezzo di 150.000$ sia elevato risulta compatibile con l’interesse di soggetti avanzati (militari, intelligence, gruppi APT) disposti a pagare cifre alte per penetrare nodi di rilevanza critica.
In particolare, è plausibile che il venditore agisca come Initial Access Broker, ossia un intermediario che compromette infrastrutture e poi rivende l’accesso a gruppi più organizzati, capaci di monetizzarlo attraverso sabotaggi, intelligence o ransomware.
Questa annuncio rappresenta un precedente pericoloso: la compromissione di un Internet Exchange equivale a colpire il sistema nervoso digitale di una nazione. Non si tratta solo di un rischio teorico, ma di una minaccia immediata alla sicurezza nazionale e globale, con ripercussioni su intelligence, difesa e stabilità geopolitica.
In attesa di una risposta ufficiale dalle autorità israeliane o da ISOC-IL, resta una certezza: il cybercrime si sta evolvendo, e ora punta direttamente ai punti vitali dell’infrastruttura Internet globale.
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Cyber Security Enthusiast e imprenditore nel settore IT da 25 anni, esperto nella progettazione di reti e gestione di sistemi IT complessi. Passione per un approccio proattivo alla sicurezza informatica: capire come e da cosa proteggersi è fondamentale.
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