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Illustrazione editoriale ad alto impatto visivo che raffigura Torre Eiffel al centro della scena, immersa in un paesaggio urbano parigino visto dall’alto. In primo piano domina il pinguino Tux, mascotte di Linux, rappresentato in grande formato con colori lucidi e definiti, simbolo del passaggio tecnologico verso l’open source. Sullo sfondo, una gigantesca bandiera francese (blu, bianco e rosso) si estende nel cielo con effetto dinamico e ondulato. Attorno alla torre e alla città si notano elementi digitali come flussi di dati luminosi, linee di rete e pattern tecnologici che evocano cyber security e infrastrutture digitali. L’illuminazione è cinematografica, con forti contrasti e toni saturi che enfatizzano il messaggio di trasformazione tecnologica e sovranità digitale della Francia.

La Francia fa sul serio! Addio Windows, lo Stato passa a Linux e soluzioni proprietarie

11 Aprile 2026 08:54
In sintesi

La sovranità digitale europea sta entrando in una fase di grande cambiamento e di discussione politica. In Francia si entra nella fase operativa con l’abbandono progressivo di Microsoft Windows nelle pubbliche amministrazioni, il quale verrà sostituito da software Linux. La decisione, guidata dalla Francia e coordinata dalla DINUM, sta mirando a ridurre la forte dipendenza del paese da fornitori extra UE e vuole rafforzare il controllo su dati e infrastrutture critiche. La migrazione coinvolge decine di migliaia di dipendenti pubblici e stimola allenanze tra il pubblico e il privato.

La riduzione della dipendenza tecnologica in Europa si fa sempre più sentire, e sta entrando in una fase più operativa e concreta. La dipendenza dai big player del cloud e dei sistemi operativi è entrata nella discussione politica e diventa operativa.

L’8 aprile 2026 la Direzione Interministeriale per gli Affari Digitali (DINUM) francese, ha riunito ministeri, agenzie e industria per definire un cambio di rotta che ha come obiettivo quello di riportare il controllo delle infrastrutture e dei software critici all’interno della nazione.

In quella sede sono stati identificati alcuni dei passaggi chiave che porteranno ì all’abbandono progressivo di Microsoft Windows dalle workstation statali a favore di ambienti open source Linux.

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La spinta arriva direttamente dal vertice politico francese e le linee guida diffuse dal governo hanno imposto una speciale revisione degli acquisti pubblici digitali e una diffusione mirata di strumenti interni come la piattaforma “Visio”, già incontrata in precedenza, che permette videoconferenze riducendo la dipendenza dalle piattaforme quali Microsoft teams.

L’obiettivo quindi non resta solo teorico ma si traduce in scelte tecniche precise perché ogni ministero dovrà ridurre la presenza di fornitori extraeuropei nei propri sistemi.

Dei segnali operativi erano precedentemente emersi in questi giorni quando la cassa nazionale di assicurazione sanitaria francese, aveva avviato uno migrazione di 80.000 dipendenti verso strumenti interni come Tchap, Visio e FranceTransfert. Questo segnale ha fatto comprendere che si sta facendo sul serio con segnali mai registrati all’interno della pubblica amministrazione francese.

Il punto delicato resta la gestione dei dati sanitari e sensibili perché il governo ha fissato la scadenza di fine 2026 per trasferire la piattaforma verso una soluzione ritenuta sicura ed affidabile.

Si rompe quindi uno schema rigido. Invece di interventi isolati, si punta nel creare iniziative tra settore pubblico e privato, mettendo assieme competenze industriali e asset statali. Ad esempio, progetti come Open-Interop e OpenBuro nascono con l’idea di costruire standard condivisi, evitando duplicazioni e consentendo di focalizzare l’effort su punti strategici nazionali.

Ora quindi la Francia è alle prese con una pianificazione dettagliata. La DINUM coordinerà un vasto piano interministeriale che comprende ambiti concreti: postazioni di lavoro, strumenti di collaborazione, antivirus, intelligenza artificiale, database e reti. Ogni amministrazione deve formalizzare per questo autunno la sua roadmap interna con obiettivi perfettamente misurabili e tempistiche ben definite.

La DAE giocherà un ruolo importante in quanto ha già avviato la mappatura delle dipendenze tecnologiche. Questo lavoro molto complesso, permetterà di individuare dove lo Stato dipende da fornitori esteri e dove esistono delle alternative europee già disponibili. Il mercato digitale europeo sta ricevendo quindi un segnale molto chiaro sulle esigenze future della pubblica amministrazione.

Il dettaglio che potrebbe essere non ovvio riguarda la dimensione industriale di questa operazione. A giugno 2026 ci saranno degli incontri dedicati alla filiera digitale, con l’obiettivo di costruire quella alleanza (della quale parlavamo prima) pubblico-privata che orienterà la sovranità tecnologica europea. In quella sede potrebbero emergere delle nuove partnership che dovranno essere in grado di sostituire interi segmenti oggi dominati da vendor extra UE.

Le dichiarazioni dei politici non lasciano ad oggi più spazio ad interpretazioni. La dipendenza tecnologica non viene più considerata una condizione inevitabile ma una vulnerabilità da ridurre.

Dati, infrastrutture e decisioni strategiche restano oggi esposti a regole e modelli economici non controllabili dallo stato. La transizione è partita e nei prossimi mesi sarà possibile misurarla su elementi concreti come software installati, piattaforme migrate e contratti pubblici riscritti.

Ora viene da pensare: se la Francia sta puntando a rendere le infrastrutture pubbliche prive da interferenze estere e aziende come Airbus puntano alla migrazione su cloud sovrano, l’Austria ha dichiarato che le forze armate dovranno passare a LibreOffice, La Germania ha dichiarato l’obiettivo di adottare linux e LibreOffice entro il 2026 e la Danimarca eliminerà Microsoft Office a favore di LibreOffice, perché l’Europa non definisce delle regole ben specifiche per fare in modo che gli Stati non vengano lasciati da soli ad interpretare questi cambiamenti?

Nel mentre l’Italia a cosa sta pensando?


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Silvia Felici 150x150
Red Hot Cyber Security Advisor, Open Source e Supply Chain Network. Attualmente presso FiberCop S.p.A. in qualità di Network Operations Specialist, coniuga la gestione operativa di infrastrutture di rete critiche con l'analisi strategica della sicurezza digitale e dei flussi informativi.
Aree di competenza: Network Operations, Open Source, Supply Chain Security, Innovazione Tecnologica, Sistemi Operativi.
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