
Wikipedia nacque il 15 gennaio 2001, in un freddo pomeriggio di metà gennaio che nessuno ricorda più davvero più.
Jimmy Wales e Larry Sanger decisero di fare un esperimento, uno di quelli che sembrano folli all’inizio. Non era il classico progetto elegante con grafici e business plan, era più… improvvisato, quasi come buttare un foglio nell’oceano e sperare che qualcuno leggesse.
La cosa curiosa è che nessuno dei due immaginava subito il gigante che sarebbe diventato.
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C’era un’idea semplice, quasi ingenua: creare un’enciclopedia libera. E “libera” non era una parola vuota, significava davvero che chiunque poteva mettere il suo zampino, con errori, correzioni, e tutte le cose strane che le persone fanno quando scrivono senza limiti.
Così nacque Wikipedia.
All’inizio, Wikipedia era solo un’idea sulla carta. Ma poi è diventata un sito.
Larry Sanger, che aveva già esperienza con progetti simili, si unì a Wales e cercarono di rendere tutto operativo in fretta. Non c’erano comitati eterni o approvazioni da mille uffici, c’era solo un URL e la voglia di provare.

Si può dire che fosse un po’ come costruire una barca mentre stai già remando.
Il bello è che nessuno aveva veramente idea di quante persone avrebbero partecipato.
Alcuni amici, conoscenti curiosi, qualche esperto che si annoiava a casa. Ma bastavano poche mani all’inizio a dare un senso di movimento, di vita. E così, pezzo dopo pezzo, la cosa cominciò a crescere.
Quello che successe subito dopo è stato quasi sorprendente: la comunità si formò quasi da sola. Persone anonime, sconosciute tra loro, che correggevano, aggiungevano, litigavano sulle piccole cose.
Non erano redattori professionisti, e si vedeva.
Ma c’era qualcosa di genuino in quel caos, un’energia particolare che faceva pensare che sì, forse qualcosa stava nascendo davvero.

Era curioso osservare come anche piccole discussioni potessero durare ore. Su cosa fosse corretto scrivere, su come citare le fonti, su dettagli insignificanti che però per qualcuno erano tutto. E Larry e Jimmy a guardare, un po’ divertiti, un po’ sorpresi, come chi lascia i bambini giocare nel cortile e non sa se usciranno puliti o pieni di fango.
La parola “libera” era centrale, ma anche spaventosa.
Dare carta bianca a chiunque è come aprire la porta di casa a sconosciuti e sperare che non combinino guai. E, naturalmente, qualche guaio c’era. Errori, falsità, confusione. Ma questo faceva parte del gioco, del modello. Meglio un errore visibile che niente. Meglio che tutti potessero partecipare, anche quelli che scrivevano senza pensare troppo.

Allo stesso tempo, questa libertà creava qualcosa di unico.
Nessuna biblioteca o enciclopedia tradizionale avrebbe mai permesso un simile esperimento. Era fragile, sì, ma piena di possibilità. E di qualche pasticcio inevitabile, naturalmente.
Da quel piccolo inizio del gennaio 2001, Wikipedia cominciò a prendere una forma riconoscibile. Non subito perfetta, non subito gigantesca, ma con quella scintilla che fa capire: qui succederà qualcosa di grande, anche se nessuno sa ancora quanto grande. Era una sorta di magia quotidiana, fatta di click, correzioni, minuti rubati a notte fonda.
Non c’è stata una grande fanfara, nessun annuncio roboante. Solo un sito che cresceva, lento, caotico, un po’ sbilenco, ma vivo. E oggi, guardando indietro, sembra incredibile pensare che tutto sia partito da una semplice idea buttata lì tra due persone curiose e un URL che nessuno conosceva.

A un certo punto, inevitabilmente, arrivò la domanda che arriva sempre. Chi paga.
Perché i server costano, il tempo costa, anche l’aria sembra costare qualcosa, prima o poi. Wikipedia, invece, continuava a stare lì senza banner lampeggianti, senza video che partono da soli, senza pubblicità di dentifrici o assicurazioni infilate tra una voce e l’altra. Una scelta strana, quasi ostinata.
Il progetto si reggeva sui fondi raccolti dagli utenti stessi. Donazioni.
Piccole, grandi, regolari o sporadiche. Nessun inserzionista da accontentare, nessun cliente da convincere. Solo lettori che diventavano, per un attimo, sostenitori. Non era un modello comodo, né prevedibile. Ma era coerente.
E forse proprio per questo ha resistito nel tempo, con quella testardaggine silenziosa che non fa rumore ma non si sposta.
Wikipedia è rimasta gratuita quasi per testardaggine.
Non perché fosse facile, non perché fosse l’unica strada possibile, ma perché tornare indietro avrebbe significato snaturarsi. Mettere un prezzo avrebbe cambiato il gesto alla base: aprire una pagina, leggere, correggere, aggiungere una frase storta ma onesta. È cresciuta così, senza chiedere permesso, senza chiedere il numero della carta di credito. Solo fiducia.
Che è una valuta strana, ballerina, ma evidentemente sufficiente.
Alla fine, Wikipedia assomiglia molto a un grande progetto open source, solo che invece del codice ci sono parole, idee, definizioni, tentativi.
Un sapere imperfetto, continuamente riscritto, che non appartiene a nessuno e proprio per questo appartiene a tutti.
Il sapere del mondo, messo insieme pezzo dopo pezzo da persone che non si conoscono, che non si incontreranno mai, ma che per qualche minuto hanno lavorato sulla stessa frase.
Non è poco. Anzi, è una cosa enorme.
Anche se continua a sembrare, ostinatamente, normale.
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