Dopo l’Operazione Cronos, un colpo ben coordinato contro la cybergang LockBit portato avanti dall’FBI e dall’NCA, sembrava che il destino della banda fosse segnato. Ma ora, una nuova storia si sta dipanando nel labirinto digitale.
Ma ciò che sta scuotendo l’underground digitale è un post criptico apparso su breachforums, un noto forum underground. Un utente, con il nickname FBI e l’avatar dell’intelligence degli Stati Uniti, ha pubblicato un lungo messaggio che ha gettato dubbi sulla sua origine.
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Nel post, vengono citati dei passaggi del lungo post di LockBit pubblicato sul nuovo DLS.
In questo passaggio riportato dal presunto post pubblicato dall’FBI viene riportato che l’amministratore sembra ammettere la propria vulnerabilità tecnica: “Potrebbe non essere stato questo CVE, ma qualcos’altro come Oday per PHP.”
Questo post solleva domande sulla vera identità di chi si cela dietro l’avatar dell’intelligence degli Stati Uniti. Potrebbe essere davvero un agente dell’FBI o, più probabilmente, un affiliato deluso dalla condotta irresponsabile di LockBit?
Ma le dichiarazioni non finiscono qui. L’amministratore di LockBit afferma anche il suo successo finanziario: “L’FBI afferma che il mio reddito supera i 100 milioni di dollari, questo è vero.”
Il post si conclude con una minaccia di cattura: “Rimarrai sorpreso quando la storia si ripeterà? Un pessimo tentativo di riconquistare ciò che resta della tua reputazione. Quando ti prenderemo, io e la NCA faremo a turno a investirti con la tua Mercedes.”
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Queste parole, sebbene minacciose, sollevano ulteriori interrogativi sulla vera identità di chi sta dietro questo messaggio. È un avvertimento diretto dall’FBI o una minaccia da parte di un ex affiliato di LockBit?
La vera identità di chi si cela dietro l’avatar dell’intelligence degli Stati Uniti rimane avvolta nel mistero, ma una cosa è certa: la lotta nel regno oscuro del cybercrime continua.
È uno strano mondo quello in cui viviamo.
Il cosiddetto amministratore di LockBit ha deciso di creare un altro sito basato su PHP 8.3.3 con nginx 1.24.0 su http://lockbit3753ekiocyoSepmpy6klmejchj...2id.onion/ dopo aver ammesso nel suo patetico sfogo:
Citazione: "potrebbe non essere stato questo CVE, ma qualcos'altro come Oday per PHP"
In altre parole, non hai idea di quale sia il vero problema.
Citazione: "L'FBI afferma che il mio reddito supera i 100 milioni di dollari, questo è vero"
Dimentichi che noi siamo soldi.
Sei così ricco ma troppo povero per assumere dei veri amministratori che si prendano cura del tuo sito. Trovi invece il CVE pubblico più vicino relativo al tuo orrendo codice. cambia le tue password hardcoded, acquista un nuovo host su cui abbiamo già effettuato il root anni fa e eseguire prematuramente nella creazione di un altro sito utilizzando lo stesso linguaggio di prima.
Rimarrai sorpreso quando la storia si ripeterà? Un pessimo tentativo di riconquistare ciò che resta della tua reputazione. Quando ti prenderemo, io e la NCA faremo a turno a investirti con la tua Mercedes.
Beh, ci vediamo presto.
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Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.
Aree di competenza:Cyber threat Intelligence, Incident Response, sicurezza nazionale, divulgazione
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.