La cyber guerra che si sta svolgendo tra Iran ed USA, sta entrando in una nuova fase con nuovi attacchi rivendicati contro le infrastrutture cloud di Oracle negli Emirati e Amazon in Bahrein. Il gruppo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, puntano alle big tech che considerano estensioni del potere americano. Il targeting dei data center e dei relativi servizi digitali segna un cambio di passo strategico: il cyberspazio diventa un fronte operativo primario. Se questi attacchi saranno confermati, apriranno ad una guerra ibrida nuova, dove le aziende private diventano obiettivi diretti e strategici della guerra reale.
L’escalation del conflitto tra Iran e Stati Uniti si è spostata, come prevedibile, nel dominio digitale. Questo segna un ulteriore salto in avanti nella proiezione geopolitica del cyberspazio. Già nelle scorse settimane, un annuncio pubblicato da Red Hot Cyber, attribuito alle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, aveva riportato chiaramente una nuova dottrina operativa. Quella di colpire non solo gli obiettivi militari tradizionali, ma soprattutto andare alla caccia delle infrastrutture critiche del settore IT e cloud riconducibili agli Stati Uniti.
Nell’annuncio dell’ISNA, è stato riportato che in questo contesto, aziende come Microsoft, Google e NVIDIA erano state dichiarate sotto attacco, incitando i dipendenti a mettersi al riparo da eventuali attacchi della guardia rivoluzionaria iraniana.
Questa strategia, riflette una visione più ampia della cyber-war, dove il controllo delle informazioni e quindi dei dati delle infrastrutture cloud e dell’AI rappresenta un elemento per la supremazia globale e militare. Il targeting delle big tech statunitensi non è quindi un simbolico, ma punta a colpire le fondamenta su cui si regge economia, difesa, intelligence occidentale e anche l’industria della guerra.
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In questo quadro si inserisce un messaggio diffuso attraverso canali affiliati all’IRGC, in cui si afferma:
“Il data center e l’infrastruttura informatica dell’azienda statunitense Oracle, con sede negli Emirati Arabi Uniti, sono stati colpiti in risposta all’assassinio del dottor Kharrazi e di sua moglie.”
L’azienda Oracle infatti, rappresenta uno tra i principali fornitori globali di servizi cloud e database.
Un attacco a queste infrastrutture, in una regione così strategica come gli Emirati Arabi Uniti, ha implicazioni enormi non solo geopolitico,, ma anche economico, considerando quello che gli Emirati vogliono essere da tempo: un hub digitale e logistico tra Occidente e Asia.
Il messaggio delle Guardie Rivoluzionarie continua sottolineando la natura ritorsiva di questa azione e collegandola ai recenti eventi e ad una narrativa di vendetta strategica. Questo tipo di comunicazione, diffusa dalla guardia attraverso il proprio canale Telegram, rientra in una ben precisa strategia di “guerra psicologica e informativa“, volta a creare una percezione di capacità offensiva e deterrenza.
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Quello di Oracle non si tratterebbe di un caso isolato. In precedenza, un altro messaggio attribuito alla stessa guardia rivoluzionaria, era stato rivendicato un attacco contro infrastrutture di Amazon nella regione del Golfo. Secondo quanto riportato:
“Non hanno ascoltato l’avvertimento, abbiamo mantenuto la nostra promessa […] La sede di Amazon in Bahrein è stata attaccata e distrutta e […] Amazon si sta ritirando dalla regione.“
Il riferimento al Bahrein è significativo. Il Paese da sempre ospita installazioni militari statunitensi e rappresenta un nodo strategico per le operazioni americane nella regione. Colpire un data center di Amazon in questo luogo e in questo contesto significa inviare un altro messaggio diretto non solo all’azienda, ma soprattutto all’intero apparato logistico, economico militare statunitense.
Dal punto di vista geopolitico, sta quindi emergendo una tendenza sempre più marcata: la “privatizzazione” degli obiettivi della guerra. Le big tech americane sono quindi percepite come delle vere e proprie estensioni del potere statale, soprattutto dove queste vengono coinvolte in programmi governativi, infrastrutture militari e progetti di intelligenza artificiale. Questo le rende dei bersagli che diventano “legittimi”, nella logica asimmetrica della guerra e dagli attori che difendono l’Iran.
Questi sviluppi stanno indicando che il cyberspazio e tutte le infrastrutture digitali, sono oggi un teatro primario all’interno del confronto strategico. Se questi attacchi saranno confermati, segnerebbero un precedente pericoloso, aprendo la strada ad una nuova fase del conflitto, dove le aziende private globali diventano protagoniste – e quindi vittime – di una guerra ibrida sempre più difficile da contenere.
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Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.
Aree di competenza:Cyber threat Intelligence, Incident Response, sicurezza nazionale, divulgazione
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