
Redazione RHC : 25 Marzo 2022 07:58
La famigerata banda ransomware Lockbit, sembra che in questi giorni sia tornata attiva sulle infrastrutture pubbliche e private italiane. Oggi è il turno di una media azienda Italiana, la Guazzini Srl che si trova a combattere con il ransomware.
Lockbit ha in mano oltre 5000 file esfiltrati dalle infrastrutture IT dell’azienda e verranno pubblicati, come da countdonw, tra circa 5 giorni, il tempo consueto che da la gang prima di rilasciare i dati trafugati.
Questo generalmente avviene in quanto l’azienda è reticente a pagare il riscatto, e aumentando la pressione i criminali informatici sperano che il riscatto venga pagato.
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La data di pubblicazione è il 31 di marzo alle 00:00 ora UTC.
GUAZZINI srl è un’azienda fiorentina con esperienza trentennale il cui punto di forza è il personale altamente qualificato e specializzato per affiancare e fornire assistenza alle imprese.
Dal sito viene riportato che risulta leader nel settore informatico e all’avanguardia nelle soluzioni per l’ufficio, dove “insieme ai nostri partners puntiamo ad offrire solo la qualità. La nostra sede è a Lastra a Signa, prestiamo i nostri servizi nel territorio della Toscana, dove in Firenze, Prato e relative province abbiamo la maggior concentrazione di clienti”.
“Il nostro centro specializzato di Assistenza Tecnica, punto strategico della nostra attività, è sempre tempestivamente a vostra disposizione, anche in collegamento da remoto tramite internet.
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LockBit ransomware è un malware progettato per bloccare l’accesso degli utenti ai sistemi informatici in cambio di un pagamento di riscatto. Questo ransomware viene utilizzato per attacchi altamente mirati contro aziende e altre organizzazioni e gli “affiliati” di LockBit, hanno lasciato il segno minacciando le organizzazioni di tutto il mondo di ogni ordine e grado.
Si tratta del modello ransomware-as-a-service (RaaS) dove gli affiliati depositano del denaro per l’uso di attacchi personalizzati su commissione e traggono profitto da un quadro di affiliazione. I pagamenti del riscatto sono divisi tra il team di sviluppatori LockBit e gli affiliati attaccanti, che ricevono fino a ¾ dei fondi del riscatto.
E’ considerato da molte autorità parte della famiglia di malware “LockerGoga & MegaCortex”. Ciò significa semplicemente che condivide i comportamenti con queste forme consolidate di ransomware mirato ed ha il potere di auto-propagarsi una volta eseguito all’interno di una rete informatica.
RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.
Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino è stato impossibile.
Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono:
Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.
La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda. Oggi occorre cambiare mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.
Redazione
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