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L’italiana Matteoli colpita dal ransomware Lockbit 2.0

L’italiana Matteoli colpita dal ransomware Lockbit 2.0

16 Marzo 2022 20:26

La cybergang Lockbit è una tra tra quelle più organizzate, dove al suo interno sono presenti affiliati di differente natura, specializzati delle violazioni di grandi, medie e piccole imprese.

Questa volta sul data leak site di LockBit 2.0, viene riportata l’azienda italiana Matteoli S.r.l. con un countdown fissato al 23 di Marzo, data di quando verranno pubblicati i 2840 file esfiltrati dalle sue infrastrutture IT.

Questo è il segno che le trattative all’interno della sessione protetta del DLS di LockBit non sono andate a buon fine, pertanto come un ulteriore elemento di pressione, viene pubblicato un conto alla rovescia per dare modo all’azienda di pagare il riscatto prima della pubblicazione dei dati.

La Società MATTEOLI nasce nel 1970 come Ditta individuale con sede operativa a Venturina edinizia l’attività di distributore di macchine agricole con il marchio SAME TRATTORI; sviluppa fin da subito un adeguato Service per assistenza e ricambi per la provincia di Livorno e parte di Pisa.

La Ditta si inserisce subito con successo nel mercato e dopo pochi anni apre la sede di Cecina che inizialmente è costituita solo da ufficio vendite e sede amministrativa ma ben presto si rende più operativa creando un importante punto vendita che unisce alle macchine agricole anche macchine e prodotti per il giardinaggio con specifico Service per assistenza e ricambi Garden e vengono assunti ulteriori importanti marchi.

Nell’anno 1985 la Ditta da individuale si trasforma in società SNC. La sede di Cecina, nel 2006, viene trasferita nei nuovi e più ampi locali di Montescudaio (periferia est di Cecina) ubicata a poco più di 1000 mt dall’uscita della Superstrada; successivamente, nel 2007, la Società si costituisce nell’attuale SRL.

Questo vuol dire che anche le piccole aziende sono nel mirino del ransomware, anche se fanno meno notizia di una grande multinazionale. Questo vuol dire che anche le piccole aziende dovrebbero investire sulla cybersecurity, in quanto una violazione può capitare a tutti e la prossima, potrebbe essere proprio la tua azienda.

Il ransomware LockBit

LockBit ransomware è un malware progettato per bloccare l’accesso degli utenti ai sistemi informatici in cambio di un pagamento di riscatto. Questo ransomware viene utilizzato per attacchi altamente mirati contro aziende e altre organizzazioni e gli “affiliati” di LockBit, hanno lasciato il segno minacciando le organizzazioni di tutto il mondo di ogni ordine e grado.

Si tratta del modello ransomware-as-a-service (RaaS) dove gli affiliati depositano del denaro per l’uso di attacchi personalizzati su commissione e traggono profitto da un quadro di affiliazione. I pagamenti del riscatto sono divisi tra il team di sviluppatori LockBit e gli affiliati attaccanti, che ricevono fino a ¾ dei fondi del riscatto.

E’ considerato da molte autorità parte della famiglia di malware “LockerGoga & MegaCortex”. Ciò significa semplicemente che condivide i comportamenti con queste forme consolidate di ransomware mirato ed ha il potere di auto-propagarsi una volta eseguito all’interno di una rete informatica.

RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino è stato impossibile.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono:

  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware; i backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronica. Se un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail. Per ulteriori informazioni, fare riferimento alle risorse di phishing presenti su questo sito Web.
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda. Oggi occorre cambiare mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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