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Password sotto assedio: perché la gestione delle credenziali è diventata un problema di sicurezza nazionale

13 Febbraio 2026 16:22

Negli ultimi anni, una percentuale crescente degli incidenti informatici ha un punto di partenza banale solo in apparenza: una password compromessa. Phishing, credential stuffing e malware specializzati non colpiscono più solo grandi aziende, ma anche professionisti, PMI e utenti comuni. Le credenziali rubate vengono rivendute, riutilizzate e automatizzate in attacchi su larga scala, trasformando una singola password debole in una falla sistemica.

Il problema non è solo tecnologico, ma comportamentale. L’essere umano fatica a gestire decine di credenziali diverse, tende a riutilizzarle e a scegliere combinazioni prevedibili. In questo contesto, la sicurezza non può più basarsi esclusivamente sulla memoria dell’utente.

Perché le password tradizionali non reggono più

L’idea della password come segreto conosciuto solo dall’utente è ormai superata. Database violati, keylogger, estensioni malevole e attacchi man-in-the-middle rendono sempre più difficile mantenere questo segreto. Anche password apparentemente complesse diventano inutili se riutilizzate su più servizi.

Inoltre, molte organizzazioni continuano a imporre policy obsolete: cambi frequenti, requisiti arbitrari, divieti poco sensati. Il risultato è l’effetto opposto a quello desiderato: password annotate, schemi ricorrenti, minore attenzione reale alla sicurezza.

Il fattore umano come superficie di attacco

Gli attaccanti lo sanno bene: non serve violare sistemi complessi se è più facile convincere una persona a inserire le proprie credenziali su una falsa pagina di login. Il phishing moderno è sofisticato, contestuale, spesso indistinguibile da comunicazioni legittime. Anche utenti esperti possono cadere in errore, soprattutto in ambienti di lavoro ad alta pressione.

Qui emerge un punto chiave: la sicurezza delle credenziali non può dipendere solo dalla vigilanza costante dell’utente. Serve un supporto tecnico che riduca l’esposizione all’errore umano.

Automazione e sicurezza: un equilibrio necessario

L’automazione è spesso vista con sospetto nel mondo della sicurezza, ma nel caso delle password rappresenta un alleato. Un gestore di passwordconsente di generare credenziali uniche e robuste, archiviarle in modo cifrato e inserirle solo nei contesti corretti. Questo riduce drasticamente il rischio di riutilizzo e di phishing basato su domini falsi.

Dal punto di vista della sicurezza, il valore non sta solo nella cifratura, ma nel modello di utilizzo: meno password ricordate, meno digitazioni manuali, meno possibilità di intercettazione.

Zero-knowledge e crittografia moderna

Un aspetto spesso sottovalutato è l’architettura di sicurezza alla base di questi strumenti. I sistemi più avanzati adottano modelli zero-knowledge, in cui nemmeno il fornitore può accedere alle credenziali dell’utente. La cifratura avviene localmente e le chiavi non lasciano mai il dispositivo in forma leggibile.

Questo approccio è fondamentale in un’epoca in cui anche i fornitori di servizi possono diventare bersagli. La fiducia non è cieca, ma verificabile attraverso scelte architetturali solide.

Impatto sulla sicurezza aziendale

Nel contesto aziendale, la gestione delle password è spesso il tallone d’Achille della sicurezza interna. Account condivisi, fogli Excel non protetti, credenziali inviate via email o chat sono pratiche ancora diffuse. Basta un singolo accesso compromesso per aprire la strada a movimenti laterali e escalation di privilegi.

L’adozione di strumenti dedicati permette di centralizzare il controllo, revocare accessi, monitorare comportamenti anomali e integrare l’autenticazione a più fattori. Non si tratta solo di comodità, ma di riduzione concreta del rischio operativo.

Password manager e phishing avanzato

Uno dei vantaggi meno evidenti, ma più rilevanti, è la protezione contro il phishing. Un sistema di gestione delle password non inserisce automaticamente le credenziali su domini non riconosciuti. Questo crea una barriera tecnica che funziona anche quando l’utente non si accorge dell’inganno.

In pratica, il tool diventa un secondo livello di verifica passiva: se le credenziali non vengono proposte automaticamente, qualcosa non quadra. È una forma di sicurezza “silenziosa” che lavora senza interrompere l’esperienza.

Verso un futuro senza password?

Si parla sempre più spesso di autenticazione passwordless, basata su chiavi hardware, biometria e standard come FIDO2. Tuttavia, la transizione sarà lunga e disomogenea. Nel frattempo, le password restano centrali e continueranno a esserlo per anni, soprattutto in sistemi legacy e servizi diffusi.

Gestirle in modo strutturato e sicuro non è quindi una soluzione temporanea, ma una necessità attuale. La differenza tra un incidente evitato e una violazione grave può dipendere da come viene trattata una singola credenziale.

La sicurezza quotidiana come strategia

Nel panorama della cybersecurity, le grandi minacce fanno notizia, ma sono le piccole abitudini quotidiane a determinare il livello reale di esposizione. La gestione delle password è una di queste. Non richiede competenze avanzate, ma scelte consapevoli e strumenti adeguati.

In un ecosistema digitale sempre più ostile, rafforzare la sicurezza delle credenziali significa agire alla radice di molti attacchi. Non è una misura spettacolare, ma è una delle più efficaci.

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