
In questa avvincente a storia, ci catapulteremo nel 1959 al Tech Model Railroad Club dell’MIT ed incontreremo Steve Russel. Steve è stato uno tra i primi hacker e scrisse uno tra i primi videogiochi della storia, il primo munito di un Gamepad collegato.
Il Tech Model Railroad Club dell’MIT, era un club esclusivo, come abbiamo già visto, al cui interno vi erano personaggi speciali e bizzarri.
Di solito non erano alti, non erano atletici, molti di loro indossavano gli occhiali e avevano più probabilità di avere una regolo in tasca piuttosto che un biglietto con dedica da parte di una bella ragazza.

I ragazzi del Tech Model Railroad Club del MIT
Siamo alla fine degli anni ’50, i calcolatori tascabili non esistevano e nemmeno le calcolatrici e i grossi computer, erano appannaggio di grandi aziende e del mondo accademico.
Il club era rivolto a quegli studenti che volevano capire come funzionano le cose, guardandole dentro ed era talmente nerd, da inventare il proprio linguaggio tecnico incomprensibile a tutte le altre persone, che getto le basi a quello che divenne anni dopo il jargon file.
Ma torniamo a noi, Steve Russel era un ragazzo minuto, appena arrivato nel TMRC ed inoltre parlava molto poco, aveva gli occhiali e i capelli corti. Nonostante fosse, di fatto, un novellino, Russel si era già guadagnato una certa fama grazie ad avere collaborato, con il professor John McCarthy, uno dei pionieri nel campo dell’intelligenza artificiale, all’implementazione di un linguaggio di programmazione denominato “LISP”.

Una foto che ritrae il professor John McCarthy, pioniere dell’AI
Nell’estate del 1961, la Digital Equipment donò al MIT il PDP-I, un nuovo computer il quale comparato con il vecchio IBM 704, il gigante goffo come veniva chiamato, ed il TX-O, era molto più piccolo. Aveva appena la dimensione di una macchina familiare!
Intanto Russel lavorava ai suoi progetti incessantemente, anche se gli fu dato il soprannome “slug” (lumaca), ma a dispetto di tale soprannome era una persona sveglia ed energica, amava leggere libri di fantascienza ed era un gran fan di Doc Savage (un personaggio che ricordava parecchio Flash Gordon) ed era un appassionato di trenini.
Proprio dalla sua passione per i libri di fantascienza che intorno al 1961, ebbe una idea fulminante, l’Hack della sua vita, decise di scrivere un videogioco interattivo ambientato nello spazio, ed ovviamente la sua proposta generò ben più di una semplice eccitazione negli altri membri del club.

Alan Kotok sulla sinistra e Steve Russel sulla destra in primo piano, qualche anno dopo lo storico hack.
Purtroppo però, furono loro stessi a creare problemi a Russel, poiché nei mesi successivi chiesero continuamente al ragazzo quando il video gioco sarebbe stato ultimato. Infatti gli altri membri del Club, iniziarono a lamentarsi che il progetto fosse una perdita di tempo, lui, invece, diventò via via sempre più frustrato e demotivato.
Fu Alan Kotok, uno dei membri più anziani del TMRC, che si prese carico di spingere Russel a finire il suo lavoro. E lo fece davvero in modo ineccepibile quando Russel gli disse che gli serviva una routine per gestire il seno ed il coseno. Kotok andò direttamente dalla Digital Equipment (che aveva creato il PDP) e chiese se potessero fornirgliela.

Alan Kotok gioca a Spacewar! sul PDP-I con i gamepad costruiti dal club
A Russel servirono 6 mesi e 200 ore di lavoro per completare la prima versione del gioco: un semplice duello fra navicelle spaziali. I giocatori potevano controllare le navi semplicemente interagendo con degli switch costruiti per il PDP-I potendo controllare sia la velocità che la direzione delle navicelle, le quali potevano anche sparare dei torpedo. Russel chiamò il gioco “Spacewar!”.
Nel tipico stile del Tech Model Railroad club, gli altri componenti migliorarono e modificarono Spacewar!. Alcune delle modifiche migliorarono il gioco a tal punto da diventare elementi imprescindibili del gioco stesso. Quando Spacewar! fu ultimato aveva una accurata mappa stellare come sfondo e un sole con un suo proprio campo gravitazionale sulla parte “frontale” (ovvero dove avveniva il combattimento fra le navicelle). Ovviamente facciamo i dovuti paragoni con la tecnologia dell’epoca dimenticandoci della PS5 di oggi.

Schermata del video de PDP-I con Spacewar! in funzione.
I giocatori migliori sapevano accelerare nei pressi del campo gravitazionale del sole, girarci attorno, e prendere i giocatori meno esperti con la guardia scoperta. Ovviamente avvicinarsi troppo al sole significava andare in contro ad una morte prematura.
Un’altra introduzione interessante fu quella del salto nell’iperspazio; quando un giocatore era intrappolato poteva premere un pulsante specifico e scomparire, con il rischio però di apparire in un punto casuale dello schermo, persino vicino al sole stesso e perdere la partita.
Per aggiungere del realismo Russel originariamente rese le traiettorie dei suoi missili casuali, alcuni volavano dritti, altri viravano, ma basandosi sulle reazioni dei giocatori decise alla fine di optare per una semplice implementazione in cui tutti questi volavano in linea retta.
A parte questi ritocchi la visione iniziale di Russel rimase intatta.
Il TMRC, però, non soddisfatto decise di introdurre una ulteriore miglioria, di fatto inventando un’altra fondamentale novità nel mondo del gaming.
Alan Kotok e Bob Sanders, stanchi dei gomiti dolenti, a causa degli switch che dovevano essere premuti per controllare il gioco assemblarono dei controllers che potevano essere collegati al computer.
I controller erano di gran lunga più facili da utilizzare dei controlli del PDP-I e avevano pulsanti dedicati per ogni funzione del gioco, dai missili al salto nell’iperspazio.
Questi Hacker, avevano inventato il gamepad.

Il primo gamepad della storia creato per il videogioco Spacewar!
Sebbene il primo videogioco venne realizzato nel 1952 e si chiamava OXO, il secondo nel 1958 e si chiamava Tennis For Two, Spacewar! fu il primo ad essere dotato di un controller.
Ma i PDP non erano calcolatori usati della gente comune e quindi i videogiochi non interessavano a nessuno, infatti Russel da Spacewar non guadagnò nemmeno un dollaro dalla vendita di questo software.
Steve Russel non si laureò mai, ma decise di seguire un professore alla Stanford University per poi incontrare negli anni 70 un altro mago dei computer, un certo Bill Gates, che aveva già una notevole confidenza con i crash.
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