
La pubblicazione dei dati di una azienda pubblica o privata, costituisce un problema collettivo in quanto i dati una volta in rete, sono persi per sempre.
Per questo occorre porre massima attenzione alla sicurezza informatica, in quanto una volta accaduto un fatto come questo, non è più possibile fare nulla per arginarne la diffusione di questi dati.
Come avevamo riportato circa un mese fa, la cybergang criminale Lockbit aveva attaccato le infrastrutture IT del comune di villafranca impostando il countdown al 30 di marzo.
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Infatti i 100gb esfiltrati dalle infrastrutture IT del comune, sono stati pubblicati nelle underground e ad oggi sono di pubblico accesso, scaricabili nelle darknet da chiunque.
Andando ad analizzare i dati pubblicati, una volta all’interno del data leak site di Lockbit, si accede ad una directory denominata “cartella_uffici”, dove al suo interno sono presenti le seguenti cartelle.

All’interno, scorrendo velocemente le cartelle, sono presenti dei dati personali degli addetti al comune e dei cittadini, oltre a molti atti di carattere pubblico e privato.

Ci sono anche documenti legati ai divieti di espatrio ed elenchi dei cittadini patentati con nomi, cognomi e numeri civici di residenza, atti di pignoramento, ovviamente con indicate le generalità dei soggetti in causa.
Inoltre sono presenti moltissime informazioni relative al funzionamento interno del comune, compresi gli stipendi degli impiegati e dei dirigenti oltre ai documenti di riconoscimento.



Si tratta di materiale sensibile che non sarebbe mai dovuto uscire dai server del comune.
LockBit ransomware è un malware progettato per bloccare l’accesso degli utenti ai sistemi informatici in cambio di un pagamento di riscatto. Questo ransomware viene utilizzato per attacchi altamente mirati contro aziende e altre organizzazioni e gli “affiliati” di LockBit, hanno lasciato il segno minacciando le organizzazioni di tutto il mondo di ogni ordine e grado.
Si tratta del modello ransomware-as-a-service (RaaS) dove gli affiliati depositano del denaro per l’uso di attacchi personalizzati su commissione e traggono profitto da un quadro di affiliazione. I pagamenti del riscatto sono divisi tra il team di sviluppatori LockBit e gli affiliati attaccanti, che ricevono fino a ¾ dei fondi del riscatto.
E’ considerato da molte autorità parte della famiglia di malware “LockerGoga & MegaCortex”. Ciò significa semplicemente che condivide i comportamenti con queste forme consolidate di ransomware mirato ed ha il potere di auto-propagarsi una volta eseguito all’interno di una rete informatica.
RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.
Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino è stato impossibile.
Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono:
Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.
La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda. Oggi occorre cambiare mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.
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