Avevamo ricevuto una mail nella giornata di ieri su questo presunto hack al comune di Villafranca, confermato questa mattina dalla pubblicazione sul sito di LockBit del “countdown”.
Si tratta di 100GB che saranno pubblicati tra 13 giorni, precisamente in data 30 marzo 2022 alle 17:25 UTC. Il bottino sembra ingente esfiltrato dalle infrastrutture IT del comune dal gruppo criminale.
Infatti, si parla di ben 83,094 file.
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Dalla mail arrivata alla redazione, ma ancora non confermata, sembrerebbe che i criminali informatici siano entrati all’interno del sistema sfruttando una VPN utilizzata in un computer di un dipendente dell’organizzazione.
“Abbiamo subito un attacco criptolocker sulla rete del comune. Abbiamo attivato da lunedì tutte le procedure per il ripristino dei dati e abbiamo segnalato al garante”.
Riporta il sindaco di Villafranca di Verona, Roberto Dall’Oca.
“Già oggi sono iniziate le procedure di riattivazione dei servizi essenziali e nel più breve tempo possibile riattiveremo tutto. Non abbiamo verificato particolari flussi di fuoriuscita dei dati ma le certezze si avranno solo con il tempo. Tutti i dati erano stati salvati su backup fatto precedentemente. Purtroppo un fenomeno sempre più frequente che colpisce imprese e anche enti spesso chiedendo riscatti per i dati sottratti”
Il sindaco inoltre riporta che non verrà pagata alcuna forma di riscatto:
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“Nel caso di pubblica amministrazione non ci sarebbe mai la possibilità di sottostare a questo. Ringrazio tutti i dirigenti, i responsabili e gli operatori del nostro Centro elaborazione dati per il lavoro fatto in questa emergenza”
Normalmente, quando viene pubblicato il “countdown” sul data leak site (DLS) della cybergang Lockbit, vuol dire che non si è trovato un accordo relativamente al pagamento del riscatto tra l’organizzazione colpita a gli affiliati della cyber gang.
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Naturalmente il comune di Villafranca ha notificato quanto accaduto al Garante della privacy, a cui seguirà una denuncia alla Polizia Postale.
Villafranca di Verona (Vilafrànca in veneto; talvolta indicata come Villafranca Veronese) è un comune italiano di 33 391 abitanti della provincia di Verona. È attualmente il secondo per numero di abitanti della provincia.
RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, oppure la stessa azienda voglia fare una dichiarazione, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.
Il ransomware LockBit
LockBit ransomware è un malware progettato per bloccare l’accesso degli utenti ai sistemi informatici in cambio di un pagamento di riscatto. Questo ransomware viene utilizzato per attacchi altamente mirati contro aziende e altre organizzazioni e gli “affiliati” di LockBit, hanno lasciato il segno minacciando le organizzazioni di tutto il mondo di ogni ordine e grado.
Si tratta del modello ransomware-as-a-service (RaaS) dove gli affiliati depositano del denaro per l’uso di attacchi personalizzati su commissione e traggono profitto da un quadro di affiliazione. I pagamenti del riscatto sono divisi tra il team di sviluppatori LockBit e gli affiliati attaccanti, che ricevono fino a ¾ dei fondi del riscatto.
E’ considerato da molte autorità parte della famiglia di malware “LockerGoga & MegaCortex”. Ciò significa semplicemente che condivide i comportamenti con queste forme consolidate di ransomware mirato ed ha il potere di auto-propagarsi una volta eseguito all’interno di una rete informatica.
RHC monitorerà la questione in modo da aggiornare il seguente articolo, qualora ci siano novità sostanziali. Nel caso ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.
Come proteggersi dal ransomware
Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino è stato impossibile.
Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono:
Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware; i backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronica. Se un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail. Per ulteriori informazioni, fare riferimento alle risorse di phishing presenti su questo sito Web.
Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.
La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda. Oggi occorre cambiare mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.
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Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione
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