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Attacco informatico alla Yamaha. La cybergang BlackByte pubblica i primi samples

Attacco informatico alla Yamaha. La cybergang BlackByte pubblica i primi samples

15 Giugno 2023 10:35

La banda di criminali informatici di BlackByte, rivendica all’interno del proprio Data Leak Site (DLS) un attacco informatico al colosso Yamaha.

I ransomware, come sappiamo, sono malware che criptano i file sensibili dell’utente o dell’azienda, rendendoli inaccessibili fino al pagamento di un riscatto. Questo tipo di attacco è spietato e priva le vittime dell’accesso ai propri dati critici, costringendole a fare scelte difficili tra la perdita dei dati o il pagamento dei criminali informatici.

Le conseguenze possono essere devastanti per le imprese, le quali possono subire interruzioni delle attività e perdite finanziarie considerevoli, che possono vedere compromessa la privacy dei loro clienti e la sicurezza digitale.


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Qualora il riscatto non venga ottenuto a seguito del blocco dei sistemi, le cybergang criminali adottano la tattica della “seconda estorsione”. Si riferisce a una pratica in cui gli aggressori, oltre a criptare i dati sensibili delle vittime, minacciano di pubblicare o divulgare tali dati se non viene pagato un ulteriore riscatto.

Con la “seconda estorsione”, gli aggressori vanno oltre e minacciano di rendere pubblici i dati critici, compromettendo la reputazione o violando la privacy delle vittime. Ed infatti BlackByte pubblica dei samples sul suto data leak site e 3,09 GB di dati per attestare la corretta violazione delle infrastrutture della Yamaha.

La pratica della seconda estorsione si basa sulla consapevolezza che le informazioni sensibili o confidenziali possono avere un valore significativo per l’azienda o l’individuo colpito. I criminali minacciano di rendere pubbliche queste informazioni, ad esempio caricandole su internet o inviandole a terze parti, come misura di pressione aggiuntiva per convincere le vittime a pagare il riscatto richiesto.

All’interno del sito dell’azienda al momento non è presente nessun comunicato che avverte dell’incidente informatico.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Nel caso in cui l’azienda voglia fornire una dichiarazione a RHC, saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.

Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

Cos’è il ransomware as a service (RaaS)

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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