Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza.
La vera forza della cybersecurity risiede
nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
970x20 Itcentric
Banner Ransomfeed 320x100 1
LockBit 2.0: il ransomware che ha colpito Accenture. Pubblicati 2384 file.

LockBit 2.0: il ransomware che ha colpito Accenture. Pubblicati 2384 file.

11 Agosto 2021 16:09

A cura di: Emanuele De Lucia

Data Pubblicazione: 11/08/2021

Come abbiamo pubblicato poco fa, il colosso Accenture è rimasto vittima di LockBit 2.0, un ransomware d’élite che ha riportato all’interno del suo blog nel dark web quanto segue:

“Queste persone sono al di là della privacy e della sicurezza. Spero che i loro servizi siano migliori di quello che abbiamo visto all’interno (dei loro sistemi, ndr). Se siete interessati ad acquistare i lotti di dati, contattateci”.

B939cf 99c59a1cb549485091883879f8908d4d Mv2

Poco dopo l’incidente, Accenture ha commentato:

“L’incidente è stato prontamente contenuto ed i server colpiti immediatamente isolati. Non c’è stato alcun impatto sulle operations di Accenture e sui sistemi dei nostri clienti”.

Ma alla scadenza dell’ultimatum, LockBit pubblica 2384 file i formato pdf sul suo blog.

B939cf 7f449271b0744449ad42b7d2fa6767ad Mv2
File pubblicati sul blog di LockBit

iniziamo a prendere confidenza con LockBit e LockBit 2.0, un nuovo ransomware che sta mietendo molte vittime, oggetto anche di uno specifico avviso da parte del Cyber Center Australiano.

Nel mentre, scopriamo LockBit in questa analisi di Emanuele De Lucia.

Introduzione

LockBit è un ransomware relativamente nuovo che è diventato molto popolare e conosciuto in modo veloce. L’ecosistema dietro questa minaccia ha aumentato notevolmente le proprie attività criminali a partire dal Q4 del 2020 e da allora sta collezionando sempre più vittime.

Tecnicamente parlando, LockBit è un ransomware che opera in modalità SAR (Semi-Automated Ransomware) ed è in grado di rendere indisponibili files e documenti presenti

all’interno dei dispositivi che colpisce.

Ha la capacità di scansionare automaticamente la rete della vittima alla ricerca di potenziali obiettivi sensibili come condivisioni di rete, backup, documentazione riservata etc…

Lo scopo primario di una infezione da LockBit è quello di impattare quanto più possibile il business delle organizzazioni che colpisce al fine di spingerle strategicamente verso una trattativa dove il pagamento del riscatto risulti sempre la via più facile e sicura per garantire il ripristino delle attività.

B939cf 1c5807f0bda24682a2b275b6e328ca80 Mv2
Benchmark tra i ransomware maggiormente conosciuti sulla velocità di cifratura.

Modello di Business

LockBit adotta un modello di business definito R-a-a-S. Come nei corrispettivi modelli di mercato leciti chiamati SaaS (Software-as-aService), i creatori di LockBit, cioè coloro che sviluppano e mantengono il malware vero e proprio, affittano le loro “armi” (non solo il ransomware, ma anche 0-day, N-day, RAT, tools di post-intrusione, liste di accessi etc.etc.) a gruppi criminali affiliati, che quindi le useranno per portare a compimento gli attacchi.

Gli affiliati LockBit hanno la possibilità di accedere ad un pannello di amministrazione web mediante il quale possono generare in modo autonomo nuove varianti del ransomware, gestire le vittime, trattare i riscatti, ottenere statistiche, decifrare file e molto altro ancora.

Essi agiscono principalmente dalla Russia e dai Paesi dell’ex Unione Sovietica ed i payload LockBit implementano appositi controlli per fare in modo che il malware non possa colpire organizzazioni appartenenti a quest’ultimi paesi.

LockBit ha infettato nel mondo migliaia di dispositivi e quasi la totalità delle vittime sono imprese commerciali alle quali viene chiesta una cifra media che varia fra gli 80 ed i 100 mila dollari di riscatto.

Tale cifra può cambiare di molto in base alla tipologia ed al settore in cui opera la vittima. Va comunque specificato che il valore del riscatto viene sempre stabilito dall’affiliato a fronte di una specifica indagine compiuta in post-operazione.

LockBit generalmente predilige vittime operanti ai settori dei servizi specialistici.

Dove finisce il denaro virtuale dei riscatti?

Sono state eseguite nel tempo diverse analisi sui flussi di denaro relativi ai pagamenti in BitCoin ricevuti dal gruppo LockBit.

In almeno due casi è stato possibile evidenziare l’utilizzo di CoinJoin, un protocollo di miscelazione decentralizzato per valute virtuali che consente agli utenti di migliorare i livelli di privacy e anonimato, proteggendo le loro identità e transazioni monetarie da strumenti di analisi blockchain e bigdata.

Il denaro ricevuto è inoltre molto spesso convertito ulteriormente in altre valute virtuali (come ad esempio in Monero) utilizzando appositi servizi.

Conclusioni

LockBit rappresenta una minaccia molto importante oggi per organizzazioni pubbliche e private. Il suo ecosistema conta attualmente decine di affiliati e rappresenta sicuramente un gruppo d’élite all’interno del panorama criminale cyber (alla stessa stregua di REvil e Darkside, più volte trattati su questo blog che ad oggi sono scomparsi dalla scena).

Con moltissima probabilità LockBit continuerà ad essere migliorato e mantenuto con estrema cura, pertanto è consigliabile adottare ogni precauzione e pratica utile alla sua mitigazione.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Emanuele De Lucia 150x150
Laureato in Informatica (con master in Computer Security e un master alla Stanford University), ha lavorato come analista nel Security Operation Center (Se.OC o SOC) in una TELCO italiana e nel settore spaziale. Dirige un team internazionale di ricercatori focalizzato sulla Threat Intelligence, sul reverse engineering e la risposta agli incidenti.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoCultura
Ritrovato dopo 50 anni: il raro nastro UNIX V4 rivive al Computer History Museum
Redazione RHC - 10/01/2026

Recentemente, una bobina di nastro magnetico è rimasta in un normale armadio universitario per mezzo secolo, e ora è improvvisamente diventata una scoperta di “archeologia informatica del secolo“. Un nastro con la scritta “UNIX Original…

Immagine del sitoCybercrime
La maxi-fuga di dati che spaventa Instagram: 17,5 milioni di profili circolano nel DarkWeb
Redazione RHC - 10/01/2026

Un massiccio archivio digitale contenente le informazioni private di circa 17,5 milioni di utenti Instagram sembrerebbe essere finito nelle mani dei cybercriminali. Qualche ora fa è stato segnalato l’allarme dopo che diversi utenti su Reddit…

Immagine del sitoCyber Italia
Cybercrime in Italia: il report della Polizia Postale racconta un 2025 sotto attacco
Redazione RHC - 10/01/2026

A nome di tutta la redazione di Red Hot Cyber, desideriamo rivolgere un sentito ringraziamento alla Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica per il lavoro quotidiano svolto con professionalità, competenza e profondo senso dello…

Immagine del sitoVulnerabilità
Arriva Chronomaly: un PoC per Linux che promette Privilege Escalation su Kernel a 32 bit
Redazione RHC - 09/01/2026

Una falla di sicurezza è stata individuata all’interno di Linux, la quale può essere sfruttata in un brevissimo lasso di tempo, tant’è che il kernel comincia subito a operare con la memoria precedentemente rilasciata. Un…

Immagine del sitoCultura
9 Gennaio 2007 nasce l’iPhone: Il giorno in cui il futuro è diventato tascabile
Gaia Russo - 09/01/2026

San Francisco: 9 gennaio 2007 L’aria aveva qualcosa di strano, come quando sai che sta per succedere qualcosa ma non sai cosa. Steve Jobs era sul palco del Macworld Conference & Expo, jeans, dolcevita nero,…