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Rivendicato un attacco informatico alla Bolton Group. Play fissa il countdown a 5 giorni

Chiara Nardini : 19 Agosto 2023 10:16

La banda di criminali informatici Play, rivendica un attacco ransomware ad una organizzazione italiana. Oggi è il turno della Bolton Group che si trova a combattere con il ransomware.

Ancora non sappiamo con precisione se tale rivendicazione sia confermata dall’azienda Bolton Group, in quanto al momento non è presente alcun comunicato stampa sul sito internet dell’azienda.

Play avvia il suo “countdown” fissato a 5gg, minacciando di pubblicare i dati dell’azienda qualora non acconsentirà alle richieste della gang criminale.

Ricordiamo sempre che la pubblicazione di un avviso sul data leak site (DLS), consente alle gang ransomware di aumentare la pressione nei confronti delle organizzazioni violate per costringerle a pagare il riscatto, pena la pubblicazione delle informazioni sottratte dalle loro infrastrutture IT.

Al momento non conosciamo l’ammontare della richiesta economica di riscatto, ma tali richieste risultano sempre commisurate alle revenue e alla quantità/tipologia dei dati acquisiti dalla cyber gang.

Non vengono riportati per il momento dei samples, ma la gang riporta nel post quanto segue:

informazioni: multinazionale italiana a conduzione familiare che da oltre 70 anni produce e distribuisce una vasta gamma di prodotti di marca innovativi e sostenibili.

Commento: dati riservati e personali riservati, clienti e documenti dei dipendenti, passaporti, carte d'identità, finanza, tasse e così via.

Sul sito dell’azienda viene riportato quanto segue:

Siamo una multinazionale italiana a conduzione familiare che da oltre 70 anni produce e distribuisce una vasta gamma di prodotti a marchio innovativi e sostenibili.

Qualità, efficienza, capacità e passione sono al centro della nostra storia. Tutto ebbe inizio nel 1949 , e da allora la nostra visione e ambizione ci hanno portato a crescere ed espanderci oltre i confini.

Oggi siamo un'azienda internazionale di oltre 11.000 persone , presente in più di 150 paesi con 60 marchi noti che sono diventati nomi familiari per milioni di consumatori. Grazie al nostro portafoglio di marchi di successo, entriamo ogni giorno nelle case di oltre 100 milioni di famiglie in tutto il mondo.

Ci prendiamo cura delle esigenze delle persone perché questa è la nostra passione. Portiamo il cibo in tavola, creando momenti unici di condivisione con i nostri prodotti Food .

Come nostra consuetudine, lasciamo spazio ad una dichiarazione dell’azienda qualora voglia darci degli aggiornamenti su questa vicenda e saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

Scopriamo la banda di estorsori di Play

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Play ransomware (noto anche come PlayCrypt) è una  operazione ransomware lanciata nel giugno 2022. L’operazione ha accumulato un flusso costante di vittime in tutto il mondo. Play ha recentemente fatto notizia per aver attaccato la magistratura argentina di Cordoba e la catena alberghiera tedesca “H-Hotels”.

Gli attacchi di Play si concentrano sulle organizzazioni della regione dell’America Latina, il Brasile è stato da sempre il loro obiettivo principale, anche se sono stati osservati attacchi in India, Ungheria, Spagna e Paesi Bassi.

Play è noto per le sue tattiche di “caccia grossa”, come l’utilizzo di Cobalt Strike per il post-compromesso e SystemBC RAT per la persistenza.

Il gruppo ha sfruttato anche exploit di largo consumo come ad esempio ProxyNotShell in Microsoft Exchange. Il gruppo ha anche tattiche e tecniche simili ai gruppi di ransomware Hive (chiuso ad inizio del 2023) e di Nokoyawa, portando i ricercatori a credere che Play sia gestito dalle stesse persone.

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

Chiara Nardini
Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.