Talking Cricket è una iniziativa di Red Hot Cyber nata per far conoscere l’importanza dell’intelligence delle minacce all’interno delle attività di sicurezza informatica e al tempo stesso “stimolare” la consapevolezza al rischio degli abusi cibernetici sulle risorse esposte su internet.
Come abbiamo compreso nel primo report di Talking Cricket, “le botnet della pubblica amministrazione“, le botnet sono un altro fattore di rischio da tenere sotto controllo e da monitorare con costanza in quella disciplina che si chiama cyber threat intelligence e che consente di anticipare le mosse di un ipotetico aggressore.
Per i criminali informatici quello che viene messo a disposizione dalle botnet, sono informazioni preziose per poter avviare un attacco ad una infrastruttura IT e spesso parliamo di credenziali di accesso alla posta elettronica o alle VPN, le quali consentono di abbreviare drasticamente la catena di attacco.
In questo articolo, siamo andati ad analizzare le tracce lasciate nel cyberspace da alcune tra le botnet più conosciute di sempre e siamo andati a cercare le credenziali in vendita relative alle 20 le regioni italiane.
Metodologia di analisi
Per comprendere la metodologia di redazione del presente report, vi rimandiamo al precedente articolo dove spieghiamo con precisione cosa è una botnet, come funziona l’infezione e quali sono gli strumenti di threat intelligence utilizzati per rilevare le botnet.
Parallelamente abbiamo analizzato i market underground alla ricerca di botnet in vendita relative alle regioni attraverso il mercato Genesis avviato dal 29 settembre 2021. Il negozio è ancora in funzione e continua ad offrire prodotti sempre più interessanti ai suoi clienti. Il market implementa le seguenti funzionalità:
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grabber: questo è un modulo che cattura tutti i dati inseriti dall’utente compromesso quando usa la tastiera. Questo permette di recuperare immediatamente nuove password o numeri di carte di credito;
fingerprint: la piattaforma raccoglie vere impronte digitali. In precedenza, ha raccolto una serie di dati che potrebbero essere utilizzati per riprodurre semplicemente l’impronta digitale per scopi di spoofing.
I clienti possono sfruttare l’impronta digitale reale dell’utente compromesso, il che faciliterà notevolmente il furto dell’identità e l’aggiramento delle misure di sicurezza per identificare ulteriori attività dannose.
Entrambe queste caratteristiche sono molto innovative e contribuiranno a fidelizzare i clienti su questa piattaforma, che è l’unica ad offrire questo tipo di prodotto oggi, anche se stiamo assistendo ad altre forme di “imitazione”.
Il cybercrime e le botnet
I clienti che acquistano questo tipo di prodotto sono alla ricerca di credenziali affidabili e utilizzabili, così come la capacità di studiare la struttura della rete aziendale per possibili attacchi ransomware o per acquisire informazioni sulle persone, per poter condurre attacchi di ingegneria sociale estremamente mirati.
Non è raro osservare che questi attori malevoli approfittano di tutti i vantaggi associati agli account compromessi e quindi, non esitano a impersonare le varie identità legate all’account o a cercare di approfittare di tutti gli elementi dell’account stesso.
Per evitare che lo sfruttamento di questi account sia troppo facile per l’attore malintenzionato, è essenziale combattere tutti i malintenzionati avendo gli strumenti giusti per ogni situazione. Ad esempio, gli strumenti antifrode impediscono lo sfruttamento di questi attacchi, come buone capacità di threat intelligence che risultano fondamentali per anticipare la minaccia.
Le botnet in vendita nelle regione italiane
Ritornando al titolo dell’articolo, effettuando una analisi su diversi sistemi di threat Intelligence, possiamo riportare la seguente situazione relativamente alle 20 regioni italiane.
Homepage
BotNet feeds
BotNet in vendita
Regione Abruzzo
90
56
Regione Basilicata
59
23
Regione Emilia Romagna
526
305
Regione Campania
874
413
Regione Calabria
248
127
Regione FVG
102
90
Regione Lazio
724
516
Regione Liguria
149
132
Regione Lombardia
999
128
Regione Marche
270
204
Regione Piemonte
489
21
Regione Molise
25
11
Regione Puglia
485
98
Regione Sardegna
215
110
Regione Sicilia
211
102
Regione Toscana
975
71
Regione TAA
25
0
Regione Umbria
200
85
Regione VDA
55
16
Regione Veneto
451
163
Analisi dei feed e delle botnet in vendita nelle underground
Come avevamo riportato in precedenza, per “BotNet feeds”, si intendono tutti i file contenuti all’interno dei bot che riguardano il dominio corrispondente. Tali dati sono riferiti sia ad utenti interni o esterni. Per Esterni si intendono gli utenti che hanno account su servizi del dominio principale. Ad esempio, nel caso di una regione potrebbe essere un cittadino (non un dipendente) che ha un account, ad esempio, sul sito di prenotazione dei vaccini per il COVID.
Per “BotNet in vendita”, invece, si intende la rivendita delle informazioni contenute nel Bot, su siti specializzati come ad esempio Genesis, citato in precedenza.
Ora andremo ad analizzare regione per regione, andando a riportare le evidenze più critiche rilevate nelle botnet.
Le botnet delle Regioni Italiane
In questa sezione andremo ad analizzare le tracce analizzate attraverso tecniche OSINT/CLOSINT relative alle botnet presenti sui device degli utenti che hanno una connessione con i sistemi delle varie regioni italiane. Si precisa che si tratta solo di esempi in quanto per una corretta analisi occorrerebbe molto più tempo di quello che abbiamo messo a disposizione per la stesura di questo articolo.
I dati analizzati, sono recenti presi in un arco temporale massimo di 3 mesi.
Regione Basilicata
Dati di accesso alla mail aziendale
Regione Emilia Romagna:
Dati di accesso alla mail aziendale
Regione Campania:
Dati di accesso alla mail aziendale e altri 2 servizi della regione che contiene la stessa login e la stessa passwordStruttura della botnet da dove sono state prelevarte le login e le password
Regione Calabria:
Dati di accesso alla mail aziendale e struttura della botnet
Regione Friuli:
Account aziendale utilizzato su altri servizi
Regione Lazio:
Dati di accesso alla mail aziendale, a wordpress del sito della regione e ad un altro servizio messo a disposizione dalla regione
Regione Liguria:
Dati di accesso ad un servizio aziendale
Regione Lombardia:
Account aziendali utilizzati su siti di terze parti
Regione Marche:
Accesso alla mail aziendale e account aziendali utilizzati su siti di terze partiUtilizzo di un PC per l’accesso agli strumenti aziendali condiviso
Regione Piemonte:
Accesso a servizi aziendali
Regione Puglia:
Account aziendale utilizzato su siti di terza parte
Regione Sardegna:
Accesso ad un servizio aziendale
Regione Umbria:
Accesso ad un servizio regionale e ad un servizio del ministero dell’interno
Regione Val d’Aosta:
Accesso a 2 servizi aziendali
Regione Veneto:
Accesso alla posta elettronica della regione
Mitigazione del rischio
In seguito all’osservazione delle diverse minacce che colpiscono le regioni, troverete in quest’ultima parte delle raccomandazioni per rafforzare la sicurezza dei vostri servizi e per limitare le diverse minacce che colpiscono la vostra vita quotidiana.
Identificatori aziendali di compromissione
Le credenziali compromesse sono solitamente utilizzate per condurre campagne di ingegneria sociale. L’obiettivo principale è quello di recuperare o ottenere informazioni dai dipendenti.
Per esempio, ci sono attacchi di “phishing mirato” o “spear phishing” che permettono agli aggressori di sfruttare la mancata consapevolezza al rischio manipolando i dipendenti se non ne sono stati formati a questo.
Per combattere efficacemente il furto d’identità, limitare le vendite nei negozi criminali e rallentare l’uso malevolo, è consigliabile lavorare sul monitoraggio costante delle attività fraudolente a tutti i livelli aziendali.
Raccomandazioni
Di seguito le principali raccomandazioni che possiamo fornire per mitigare il problema delle botnet.
Segmentare la rete evitando ambienti promiscui (come quello casalingo);
È consigliabile adottare sistemi in grado di isolare il/i dispositivo/i in uso mediante segmentazione della rete locale e di adottare un approccio c.d. Zero Trust;
Sensibilizzazione alle buone pratiche nell’uso degli indirizzi e-mail aziendali;
Evitare l’utilizzo di una password unica per ogni servizio;
Educare i dipendenti agli aggiornamenti di sicurezza e alle misure di sicurezza per limitare la superficie di attacco;
Chiedere ai vostri dipendenti interessati di reimpostare le loro password qualora siano coinvolti in data breaches;
Chiedere ai vostri dipendenti interessati di formattare i dispositivi interessati dalle botnet;
Non permettere l’uso di account aziendali su dispositivi privati senza autorizzazione;
Implementare attività di intelligence sui dati sottratti agli utenti.
Ci sono anche altre azioni che possono essere implementate per limitare l’accesso malevolo e non autorizzato agli account aziendali:
Obbligare l’autenticazione a più fattori. Questa è la misura migliore per fermare questo attacco oggi. Siamo consapevoli che questa misura richiede un dispiegamento su larga scala. Tuttavia, può diventare un’opzione attivata dall’utente nell’area clienti per superare questa difficoltà;
Implementazione di un processo di login a più fasi (ad es. Captcha);
Implementazione di Black List degli indirizzi IP usati negli attacchi massivi;
Proibire l’uso di un indirizzo email come login;
Troviamo che gli utenti siano l’obiettivo primario degli attori delle minacce perché sono sfruttabili e non sono molto informati sui problemi di sicurezza in generale. La consapevolezza degli utenti è uno dei pilastri della sicurezza. Red Hot Cyber ha sempre riportato che l’utente è l’elemento più debole della catena.
Le tecniche di ingegneria sociale sono onnipresenti e si rivolgono agli acquirenti. Sono dannosi e permettono l’appropriazione indebita di fondi e lo sfruttamento delle vittime impersonificandole.
Per prevenire meglio i tentativi di truffa attraverso questo canale, si consiglia di rendere gli utenti consapevoli di tutte le potenziali minacce che possono incontrare quotidianamente e di organizzare promemoria regolari creando campagne di sensibilizzazione.
Disclaimer
La ricerca svolta da Red Hot Cyber si è basata su siti contenenti dati e numeriche e fonti OSINT e CLOSINT tramite sistemi di threat Intelligence e analisi manuali. La pubblicazione non rappresenta necessariamente lo stato dell’arte della minaccia, data la natura transitoria delle fonti, pertanto ci riserviamo la prerogativa di aggiornamento periodico qualora necessario.
Red Hot Cyber non è responsabile del contenuto delle fonti esterne citate all’interno di questo documento, compresi i siti web esterni a cui si fa riferimento in questa pubblicazione.
La presente pubblicazione ha uno scopo puramente informativo e didattico, e ha come focus far accrescere la consapevolezza al rischio da parte di tecnici e operatori specializzati e sarà accessibile gratuitamente senza alcuna forma di paywall. RHC non sarà responsabile se qualche persona agisca per suo conto utilizzando le informazioni contenute all’interno di questo report in modo improprio.
RHC fornirà agli enti pubblici, qualora siano interessati ad approfondire le minacce riportate all’interno del presente report, ulteriori dettagli per poter intraprendere un percorso di bonifica e di mitigazione del rischio informatico.
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Laureato in Informatica (con master in Computer Security e un master alla Stanford University), ha lavorato come analista nel Security Operation Center (Se.OC o SOC) in una TELCO italiana e nel settore spaziale. Dirige un team internazionale di ricercatori focalizzato sulla Threat Intelligence, sul reverse engineering e la risposta agli incidenti.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.