Dalle ultime evoluzioni, come già precedentemente riportato, il vettore di attacco ai server di Kaseya ha utilizzato degli zeroday, che sono stati rilevati essere il vettore utilizzato da REvil per effettuare gli attacchi alla catena di approviggionamento.
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Ma sembrerebbe che tali zeroday erano già in circolazione, in quanto scoperti da un ricercatore di sicurezza Wietse Boonstra, dell’azienda DIVD, che li ha precedentemente identificati (ed effettuata la reservation sul MITRE con la CVE-2021-30116, che ad oggi ancora non risulta quotata dal NIST) e forniti alla stessa Kaseya sulla base delle loro linee guida sulla divulgazione responsabile(nota anche come divulgazione coordinata delle vulnerabilità).
La ricerca è stata svolta su una serie di vulnerabilità a più ampio respiro su strumenti per l’amministrazione di sistema, in particolare sulle interfacce amministrative fornite da queste applicazioni, come sui prodotti di Vembu BDR , Pulse VPN , Fortinet VPN , solo per citarne alcuni.
L’azienda si è concentrata su questi tipi di prodotti perché hanno individuato una tendenza in cui sempre più prodotti utilizzati per mantenere le reti sicure e protette mostrano debolezze strutturali.
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Alla fine di questa crisi, si inizierà a presentare le “slide del giorno dopo” e quindi ad avviare il circo per capire di chi sia la colpa.
DIVD riporta che Kaseya è stata molto collaborativa. Una volta venuta a conoscenza degli zeroday, le due aziende sono state in costante contatto e collaborazione tra loro. Quando gli elementi del rapporto non erano chiari, Kaseya poneva le domande giuste. Inoltre, sono state condivise delle patch parziali per convalidarne l’efficacia.
Durante l’intero processo, Kaseya ha dimostrato di essere disposta a dedicare il massimo sforzo per risolvere il problema per i propri clienti. Hanno mostrato un impegno genuino a fare la cosa giusta. Sfortunatamente, sono stati battuti da REvil nello sprint finale, poiché potevano sfruttare le vulnerabilità prima ancora che i clienti potessero applicare le patch.
Dopo le prime segnalazioni di ransomware, le due aziende hanno collaborato attivamente su quanto accaduto, DIVD riporta che li ha aiutati a farvi fronte. Quindi, in sintesi: DIVD è stato coinvolto in un processo di divulgazione coordinata delle vulnerabilità con Kaseya, che stava lavorando su una patch.
Ora la domanda è la seguente: siccome un bug di sicurezza storicamente viene “riscoperto”, un 15% di volte nello stesso anno, potrebbe essere questo una caso sfortunato in cui due ricercatori, uno white e l’altro black che hanno riscoperto la stessa clamorosa RCE a distanza di pochissimo tempo uno dall’altro?
Oppure, sarebbe possibile che il “report di disclosure” fornito da DIVD a Kaseya sia transitato per le mani sbagliate?
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E’ un libero professionista, insegnante e perito di informatica Forense, Cyber Security ed Ethical Hacking e Network Management. Ha collaborato con importanti istituti di formazione a livello internazionale e ha esercitato teaching e tutorship in tecniche avanzate di Offensive Security per la NATO ottenendo importanti riconoscimenti dal Governo degli Stati Uniti. Il suo motto è “Studio. Sempre”.
Aree di competenza:Cybersecurity architecture, Threat intelligence, Digital forensics, Offensive security, Incident response & SOAR, Malware analysis, Compliance & frameworks
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