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Quando il conto della notizia si paga con la privacy dei più deboli

Durante il periodo delle festività natalizie, alcune testate hanno voluto approfittare della cornice offerta dal contesto per raccontare alcune storie di natale.

Fra queste, emergono quelle di anziani soli che ricevono assistenza e compagnia da parte delle forze dell’ordine.

Al di là del voler ragionare sulla solitudine e sul bisogno che occupano periodi ben più ampi del solo mese di dicembre, rivelando così un profondo disagio di talune categorie per cui l’interesse si può dire saltuario e collegato alla realizzazione di una storia emotiva, colpisce molto il modo in cui testate e giornalisti espongono al pubblico con leggerezza – e ben poca cura – dati personali dei soggetti coinvolti.

Nella maggior parte dei casi, infatti, vengono portate a conoscenza del pubblico informazioni non rilevanti ed eccedenti rispetto alla rilevanza dei fatti raccontati.

Ad esempio, informazioni che consentono di identificare l’anziano o un soggetto parimenti vulnerabile, indicandone nome, cognome, città di appartenenza che spesso è un piccolo paese o addirittura viene specificato il quartiere.

E visto il tenore della notizia, è possibile ricavare agilmente ulteriori dettagli quali l’assenza di familiari a fornire assistenza, nonché alcune abitudini di vita come può essere il ricevere pasti a domicilio da parte dei servizi sociali o altro ente del terzo settore.

Qual è il problema?

Innanzitutto, è deontologico.

Il Testo Unico dei doveri del giornalista contiene le regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica. Viene rimarcata nell’art. 6 l’essenzialità dell’informazione per cui “La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l´informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell´originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti.”.

E dunque ogni informazione non pertinente ed indispensabile deve essere esclusa pur in caso di rilevante interesse pubblico o sociale,

Inoltre, il fatto è rivelatore – quasi come il fantasma del Natale presente – della poca diffusione di una corretta cultura della protezione dei dati personali. In questo caso specifico l’inconsapevolezza o l’incoscienza in relazione ai rischi di diffusione di dati personali, nonché alla proporzionalità ed equilibrio con le garanzie di esercizio del diritto di cronaca. L’eccesso di informazioni sullo stato di vulnerabilità – ivi inclusa la salute precaria e lo stato di solitudine – e le abitudini di vita, unite ai dati identificativi, giovano ad un malintenzionato che potrà ben esercitare molte più leve per una truffa ben confezionata.

È sufficiente omettere il nominativo del soggetto e ulteriori dettagli identificativi, e la rilevanza della notizia resta intatta senza esporre a rischi. Ma per quel pugno di like e visualizzazioni, il conto da pagare viene presentato ai più deboli. E i criminali sentitamente ringraziano per il regalo di Natale.