Si tratta di una operazione di Ransomware-as-a-Service (RaaS) la quale esegue attacchi informatici per profitto. RTM Locker utilizza gli affiliati per riscuotere il riscatto dalle vittime e tutti i partner devono rispettare le rigide regole del gruppo.
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Una caratteristica fondamentale del gruppo è la sua capacità di operare nell’ombra, evitando deliberatamente obiettivi di alto profilo che potrebbero attirare l’attenzione sulle azioni dei criminali informatici.
Il loro atteggiamento prudente non è privo di ragione, a parte le ovvie implicazioni delle loro attività illegali. Altre bande di ransomware sono arrivate al punto in cui hanno attirato l’attenzione dei media mainstream, rendendole una priorità sia per le forze dell’ordine che per i ricercatori di sicurezza. Ricordiamo appunto la cybergang DarkSide che nel 2021, dopo l’attacco alla Colonial Pipeline ha attirato l’attenzione di Stati Uniti e Russia.
Pertanto, i paesi della CSI, nonché gli obitori, gli ospedali, le società associate al vaccino COVID-19, le infrastrutture critiche, le forze dell’ordine e altre società sono esclusi dall’elenco degli obiettivi di RTM Locker.
Le build dannose di RTM Locker sono vincolate da rigide normative che vietano agli affiliati di divulgare campioni, altrimenti rischiano di essere bloccati. Tra le altre regole previste c’è una clausola che blocca gli affiliati se rimangono inattivi per 10 giorni senza preavviso.
Il requisito che gli affiliati debbano essere sempre attivi, rende difficile se non impossibile per gli addetti ai lavori e i ricercatori di sicurezza informatica infiltrarsi al suo interno.
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Il payload RTM Locker è in grado di eseguire le seguenti operazioni:
elevare i privilegi;
disabilitare i servizi antivirus;
disabilitare i servizi di backup;
eliminare le copie shadow prima di avviare la procedura di crittografia;
svuotare il cestino per impedire il recupero;
cambiare lo sfondo;
cancellare i registri degli eventi;
eseguire un comando shell che rimuove il malware da solo.
Catena di infezione di RTM Locker
I risultati suggeriscono che il gruppo di criminali informatici continuerà ad utilizzare nuove tattiche e metodi per aiutarli a rimanere inosservati sia dagli investigatori che dalle forze dell’ordine.
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Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione
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Docente: Pietro Melillo, PhD presso l’Università del Sannio e docente presso IUSI University
Livello: Intermedio
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Certificazione : Cyber Threat Intelligence Professional (CTIP) previo superamento dell’esame finale
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