
Il governo australiano ha abbandonato il piano di vietare completamente il pagamento del riscatto in caso di attacchi ransomware. Si prevede invece di introdurre l’obbligo di segnalare tali incidenti alle autorità competenti.
Si tratta di un precedente che potrebbe essere esteso in ambito Five Eyes e anche in altre nazioni, creando un potenziale aumento della minaccia ransomware.
Si prevede che il nuovo approccio alla sicurezza informatica, la cui implementazione avrà un costo di 587 milioni di dollari australiani (382 milioni di dollari), ridurrà in modo significativo il costo stimato di 3 miliardi di dollari australiani (1,9 miliardi di dollari) ogni anno a causa del ransomware per l’economia del paese.
In un documento di 64 pagine, il governo australiano ha delineato i suoi piani per rafforzare la sicurezza informatica del paese nei prossimi sette anni, inclusa l’introduzione di nuovi requisiti secondo cui le aziende prese di mira devono segnalare tutti gli incidenti di ransomware. Nascondere tali casi è ora vietato.
Ciò che però non figurava nel documento era il severo divieto di pagare riscatti agli hacker, di cui il governo australiano aveva annunciato a gran voce l’introduzione l’anno scorso. Ciò significa che ogni azienda deciderà da sola se pagare o meno gli estorsori, anche se il governo continua a scoraggiare fortemente questa possibilità.
Significativi incidenti di ransomware informatici verificatisi in Australia includono l’attacco dello scorso anno a Medibank Private, uno dei più grandi assicuratori sanitari, e l’attacco di marzo a Latitude Financial, un istituto di credito altrettanto grande. L’ultimo attacco ha provocato perdite multimilionarie che hanno quasi distrutto l’attività di Latitude.
Claire O’Neill, ministro australiano degli Affari interni e della sicurezza informatica, ha affermato che preferirebbe vietare del tutto il pagamento del riscatto per sconvolgere il modello di business dei criminali informatici. Ma le aziende stesse non sembrano essere pronte a questo.
“Non possiamo permetterci che i nostri dati siano sparsi in tutto il paese e che le nostre infrastrutture critiche inizino a fallire”, ha spiegato O’Neill. Tuttavia, ha sottolineato che il governo australiano prenderà nuovamente in considerazione l’introduzione di un divieto totale di pagamento del riscatto agli estorsori entro due anni.
Vale la pena notare che lo stesso governo australiano, in caso di attacco alle proprie reti, si è impegnato a non pagare alcun riscatto agli estorsori nell’ambito della corrispondente iniziativa internazionale proposta al vertice CRI di fine ottobre di quest’anno.
Tuttavia, a quanto pare questo accordo non si applica alle società private australiane, che sono quindi libere di decidere se collaborare o meno con gli estorsori.
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