
Nel mese di ottobre il produttore giapponese di elettronica Casio è stato vittima di un massiccio attacco ransomware che ha provocato la fuga di dati per migliaia di dipendenti, clienti e partner commerciali.
Casio ha affermato nel suo rapporto che l’incidente ha colpito 6.456 dipendenti, 1.931 partner commerciali e 91 clienti. L’indagine ha dimostrato che l’hacking è stato reso possibile grazie a e-mail di phishing che hanno consentito agli aggressori di penetrare nei server dell’azienda il 5 ottobre.
L’azienda ha confermato la fuga di documenti interni, inclusi contratti, fatture, materiale per riunioni e dati di vendita. I dipendenti hanno avuto informazioni compromesse come nomi, numeri di codice, indirizzi e-mail e informazioni sul dipartimento. Di alcuni sono stati divulgati anche il sesso, la data di nascita, l’indirizzo di casa e il codice fiscale.
Gli hacker hanno rubato informazioni sulle aziende dai partner commerciali di Casio: indirizzi, numeri di telefono e contatti dei rappresentanti. Sono state rubate anche informazioni biografiche a due società. I clienti hanno perso i dati degli ordini, indirizzi di consegna, numeri di telefono, date di acquisto e nomi di prodotti. I criminali informatici non hanno avuto accesso ai dati di pagamento.
Casio ha informato dell’incidente la Commissione per la protezione delle informazioni personali del Giappone e altri regolatori internazionali. Si afferma che le richieste degli estorsori sono rimaste senza risposta ed è iniziata anche la collaborazione con le forze dell’ordine.
L’attacco rivendicato dal gruppo Underground ha provocato la fuga di oltre 200 GB di dati. Inoltre, Casio ha dovuto affrontare settimane di ritardi nelle consegne e la sospensione temporanea di alcuni servizi. La società ha inoltre avvertito di un aumento delle e-mail di spam legate a violazioni dei dati e ha affermato che sta collaborando con la polizia per frenare tale attività.

L’attacco a Casio si inserisce in una serie di importanti attacchi informatici contro aziende giapponesi negli ultimi mesi. Le autorità di regolamentazione giapponesi hanno recentemente emesso un avvertimento su una campagna di hacking su larga scala condotta dal 2019 dal gruppo MirrorFace. I ricercatori suggeriscono un collegamento tra il gruppo e la Cina, poiché l’obiettivo principale è rubare dati relativi alla sicurezza nazionale e alle tecnologie avanzate in Giappone. Tra le vittime ci sono i ministeri, l’agenzia spaziale del Paese, nonché aziende e think tank.
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