
La didattica a distanza (#Daad) è una grande sfida per la scuola pubblica italiana, da un articolo di #Linkiesta, che ha dovuto compiere in pochi mesi un notevole #aggiornamento #tecnologico, sia dal punto di vista dei sistemi informatici che da un punto di vista del modo di insegnare.
Se da questo punto di vista sono stati fatti enormi passi avanti, lo stesso non si può dire per le questioni #giuridiche e di #trasparenza legate all’utilizzo delle piattaforme informatiche.
La questione è particolarmente rilevante in un mondo dove in genere i genitori firmano liberatorie per qualsiasi cosa.
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Tuttavia, in questi mesi ci si è mossi con grande libertà in un contesto giuridico particolarmente incerto, tra #piattaforme proposte dal #ministero, pacchetti di contenuti proposti dalle case editrici, scuole (e, spesso, di docenti stessi) con ampia libertà di scelta.
Per affrontare questo problema il #ministero dell’Istruzione e il Garante della #Privacy avevano provveduto, fin dal primo decreto del 26 marzo, a regolamentare il tema, sulla base della normativa europea #Gdpr e dell Codice della #Privacy.
Il criterio primo da rispettare è quello della privacy by #design e #default. Il titolare del trattamento (la scuola) deve garantire che siano trattati soltanto i dati personali necessari allo svolgimento dell’attività scolastica.
Ne vedremo delle belle.
#redhotcyber #cybersecurity
La scuola digitale ha un enorme problema di sicurezza informatica
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