
Questa settimana, la Cina ha ospitato il sesto World Media Summit a Urumqi, capitale dello Xinjiang, con oltre 500 partecipanti da 208 importanti organizzazioni mediatiche. L’evento, organizzato in collaborazione con l’agenzia di stampa statale Xinhua e il governo locale, ha avuto come tema centrale “Intelligenza Artificiale e Trasformazione dei Media“. Tuttavia, la scelta dello Xinjiang come sede ha suscitato ampie critiche a causa delle preoccupazioni internazionali per le presunte violazioni dei diritti umani nella regione.
Adrian Zenz, direttore degli studi sulla Cina presso la Victims of Communism Memorial Foundation, ha messo in discussione le vere intenzioni del vertice, suggerendo che l’evento potrebbe servire a distrarre l’attenzione globale dalle questioni legate ai diritti umani nello Xinjiang. Ha evidenziato come la Cina stia cercando di normalizzare la situazione nella regione, presentandola come un centro per la discussione su tecnologia e sviluppo.
Le accuse di violazioni dei diritti umani nello Xinjiang continuano a essere gravi, con oltre 1 milione di uiguri e altre minoranze turche detenuti in campi di rieducazione. Gli Stati Uniti hanno descritto queste azioni come un “genocidio”, imponendo sanzioni a funzionari e aziende coinvolte. La Cina ha negato tali accuse, definendo i campi come centri di formazione professionale.
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All’evento, alcuni partecipanti hanno difeso la Cina, rifiutando le accuse di violazioni dei diritti umani come “fake news”. Waref Komaiha, del Silk Road Research Institute, ha descritto lo sviluppo nello Xinjiang come sorprendente e contraddittorio rispetto alle notizie false diffuse sui media. Ling Sze Gan di Reuters ha enfatizzato il potenziale dell’intelligenza artificiale generativa per migliorare il lavoro dei giornalisti.
Gli attivisti uiguri hanno condannato il vertice, vedendolo come un tentativo di legittimare le politiche cinesi nella regione. Mamtimin Ala, presidente del governo del Turkestan orientale a Washington, ha espresso delusione per la partecipazione di organizzazioni mediatiche rispettate, ritenendola una legittimazione delle politiche coloniali cinesi.
In sintesi, il World Media Summit ha sollevato interrogativi sulla reale intenzione della Cina di affrontare le questioni legate ai diritti umani, mentre le accuse di violazioni rimangono al centro dell’attenzione internazionale. La legittimazione delle politiche cinesi attraverso la partecipazione di media internazionali ha generato forti reazioni da parte degli attivisti uiguri e preoccupazioni per la manipolazione dell’informazione.
La situazione nello Xinjiang continua a essere un tema delicato e controverso, con tensioni crescenti tra la narrativa cinese e le accuse di violazioni sistematiche dei diritti umani.
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