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Le aziende falliscono per un ransomware. Piccola e media impresa, fate attenzione!

Autore: Massimiliano Brolli
Data Pubblicazione: 04/10/2021

Molto spesso su RHC parliamo di attacchi informatici e di ransomware.

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Questa volta, vogliamo invece parlare delle aziende che non ce l’hanno fatta, quelle aziende che dopo un attacco informatico non sono riuscite a ripartire e sono state costrette a chiudere il loro business. Aziende grandi e medie che non avevano compreso quanto la sicurezza informatica, in un mondo così globalizzato, doveva essere una priorità, allo stesso livello del business stesso.

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Spesso di questo se ne parla, ma questa volta vogliamo fare i nomi di queste aziende che la loro chiusura ha fatto notizia e si è riversata sui media, anche se la maggior parte delle aziende, quelle piccole, fallisce in silenzio, senza nemmeno una news su un giornale, perché nessuno le conosce e sono proprio loro che dopo un attacco informatico non riescono a ripartire.

Infatti, secondo la National Cyber ​​Security Alliance degli Stati Uniti, il 60 percento delle piccole imprese fallisce sei mesi dopo un attacco informatico. Questo è stato affermato da Lamar Smith, presidente dell’House Science, Space and Technology Committee, in una conferenza che ha approvato il NIST Small Business Cybersecurity Act nel 2011.

Anche se questo messaggio non è stato da tutti accolto (anche vista la “drammaticità” in esso contenuta), è importante dire che un attacco informatico, è qualcosa che divide il tempo in una azienda tra il “prima” e il “dopo”.

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Aziende che hanno fallito dopo un attacco cyber

Ci sono molte aziende che hanno fallito per un attacco informatico, vuoi per il furto della proprietà intellettuale o per il blocco delle rispettive infrastrutture. C’è una infinità di piccole aziende che falliscono oggi per un ransomware che non fanno notizia, anche se generano disoccupazione e il rammarico per non aver fatto prima, quello che occorreva fare.

Ora vi raccontiamo alcuni casi scuola che ci insegnano che la sicurezza informatica è qualcosa di imprescindibile oggi, che deve essere contemplata all’interno dei piani strategici, degli organigrammi, delle risorse umane, come una tra le attività più importanti da implementare a protezione del business.

The Heritage Company

Era una azienda di telemarketing che operava da 61 anni nel Regno Unito che dopo un attacco ransomware, non è riuscita a riprendersi, agitando il mondo intero dopo l’annuncio di fallimento a pochi giorni prima di Natale del 2019, lasciando circa 300 dipendenti disoccupati. Mentre l’azienda annunciava la decisione tramite un post su Facebook, il CEO Sandra Franecke ha ammesso che l’attacco ransomware che aveva colpito la società due mesi prima aveva causato perdite enormi.

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Vastaamo

Vastaamo era una clinica di psicoterapia privata finlandese fondata nel 2008. Il 21 ottobre 2020, Vastaamo ha annunciato che il suo database dei pazienti era stato rubato. I pirati informatici avevano chiesto 40 bitcoin, all’epoca circa 450mila euro, minacciando di pubblicare i dati trafugati. Gli estorsori hanno iniziato a pubblicare centinaia di cartelle cliniche al giorno su un sito della rete onion per aumentare la pressione per le loro richieste. I dati dei pazienti trapelati contenevano i nomi completi dei pazienti, gli indirizzi di casa, i numeri di previdenza sociale e gli appunti dei terapisti e dei medici per ogni sessione. Fallita l’estorsione alla società, i pirati informatici hanno inviato alle vittime un’e-mail chiedendo loro di pagare 200 euro in 24 ore per evitare che i loro dati fossero pubblicati online. Alla fine l’azienda ha dichiarato fallimento.

Code Space

Code Spaces, era un servizio di hosting del codice sorgente che offriva una suite di strumenti di gestione dei progetti ai suoi utenti, che ha dovuto chiudere a seguito di un devastante hack che ha cancellato una grande quantità di dati, backup e configurazioni server. Tutto questo è avvenuto dopo che i pirati informatici hanno avviato un attacco DDoS accompagnato da un’intrusione nel pannello di controllo Amazon EC2 di Code Spaces. Anche dopo l’attacco, l’azienda non è stata in grado di risolvere il problema e rimborsare i clienti rimasti senza il servizio per cui avevano pagato. Ciò ha portato ad un enorme danno di credibilità e a enormi problemi finanziari per l’azienda sul mercato e, infine, alla chiusura completa dei suoi servizi.

Wood Ranch Medical

Si trattava di un operatore sanitario americano, il quale ha dovuto chiudere i suoi servizi a causa di un attacco informatico nel 2019. La struttura ha subito un attacco ransomware nell’agosto 2019, bloccando i dati dei pazienti. Secondo i rapporti, l’attacco ha causato danni irreparabili ai sistemi rendendo di fatto impossibile il recupero dei file. Alla fine Wood Ranch Medical ha annunciato la chiusura permanente dei suoi servizi fino al 17 dicembre 2019.

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DigiNotar

DigiNotar era un’autorità di certificazione olandese di proprietà di VASCO Data Security International, Inc. Il 3 settembre 2011, dei criminali informatici sono penetrati nei sistemi interni di DigiNotar emettendo certificati di sicurezza falsi in modo da poter impersonare società web. Si ritiene che i certificati siano stati utilizzati per intercettare gli account di posta elettronica di Google per circa 300.000 persone. Dopo che era diventato chiaro che una violazione della sicurezza aveva portato all’emissione fraudolenta di certificati, il governo olandese ha assunto la gestione operativa dei sistemi di DigiNotar. Nello stesso mese, la società è stata dichiarata fallita.

FlexiSpy

Anche gli esperti di sicurezza possono avere dei problemi con i pirati informatici. Questo è accaduto a FlexiSpy, che ha dovuto chiudere dopo che gli hacker hanno fornito ai giornalisti di Motherboard i 13.000 dettagli sugli account degli utenti hackerati di questa azienda, oltre a tutti i dati cancellati dal server dell’azienda.

Anche un’altra società simile chiamata Retina-X è stata chiusa dallo stesso gruppo di hacker e questo ci fa ricordare agli italiani di Hacking-Team.

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Ma quali sono le prime cose da fare?

La cyber-security è una materia complessa, suddivisa in moltissime “sotto-specializzazioni”; ma come tutte le cose complesse, se uno vuole iniziare, potrebbe essere difficile identificare un approccio semplice.

In effetti, molti si potrebbero sentire disorientati su quali possano essere le prime cose da porre in atto per poter presidiare o migliorare il proprio cyberspace e in questo capitolo vogliamo fornirvi un indirizzo, che potrà non essere definitivo, ma sicuramente un inizio di un percorso. Cosa occorre quindi fare per poter avviare un programma cyber?

Semplificando al massimo, possiamo dividere questo capitolo in 2 sotto capitoli e sono:

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  • Programma di short term
  • Programma di long term

Non ci dilunghiamo sul programma di long term, in quanto si tratta di avviare un vero programma cyber a tutti, ma vogliamo invece fornire una chiave di lettura sul primo programma, quello più rapido, quello più in contingency.

Il programma di short term

Il programma di short term equivale ad effettuare una ricognizione sulle falle sullo strato esterno, per mitigare la minaccia di un eventuale pirata informatico che voglia abusare dei nostri sistemi per acquisire proprietà intellettuale, lanciare ransomware o sfruttare le nostre infrastrutture per altri scopi.

Quindi dimentichiamoci per il momento del GDPR, della securiry by design, i requisiti di sicurezza, l’intelligence delle minacce, il SOC e tutta la letteratura sulla cybersecurity ben fatta.

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Quella la lasciamo al long term. Ora vogliamo solo ridurre di un bel po’ le minacce che incombono sulla nostra infrastruttura.

Vediamo le cose da fare:

  1. Effettuare delle scansioni (vulnerability Assessment infrastrutturale) su tutti gli IP esposti su internet con uno strumento best in class. Una volta eseguita, mettere in atto tutte le remediation critiche;
  2. Rimuovere tutti i servizi di amministrazione da internet (RDP, SSH, Sftp…), non avete scuse. Fatelo;
  3. Impostare password complesse per gli account di amministrazione;
  4. Effettuare delle scansioni (vulnerability assessment web), su tutte le entry point web con uno strumento best in class. Va bene per il momento anche senza autenticazione (pre-auth). Una volta eseguita, mettere in atto tutte le remediation critiche;
  5. Assicurati che tutti i software in esecuzione sulla rete aziendale (e soprattutto sui servizi esposti su internet) siano aggiornati;
  6. Effettuare i backup su base giornaliera (o a secondo delle esigenze) sui server più importanti e scollegate i backup dalla rete “fisicamente”;
  7. Implementare dei sistemi di IPS (Intrusion prevention System) a copertura di tutti gli IP che risultano esposti su internet, applicando delle policy di default.

Se non avete mai fatto questo, è ora di pensarci seriamente.

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Ma questo non è assolutamente il punto di arrivo, ma bensì appena la valutazione iniziale ed iniziatelo seriamente a fare in quanto le aziende falliscono. E la prossima potrebbe essere la tua.